Bisesti non ci sta: “Ghezzi e Manica rispettino il pluralismo culturale”

Mirko Bisesti non ci sta e risponde, in quanto Assessore alla Cultura e promotore del Forum per la Cultura in Trentino alle critiche piovute nelle ultime ore da parte del centrosinistra, nelle persone di Paolo Ghezzi, Lucia Coppola e Alessio Manica.

I Consiglieri di Futura hanno infatti presentato un’interrogazione in Consiglio provinciale: “Il Forum lanciato da Bisesti prevede lo svolgimento di cinque incontri presieduti da esponenti nazionali della cultura, che si confronteranno con dirigenti e funzionari provinciali del dipartimento istruzione e cultura, della Soprintendenza e del servizio attività culturali. Al termine di questi incontri sarà redatto un documento che verrà fatto proprio dalla Giunta e conterrà linee guida su temi culturali”.

La notizia del Forum ha sorpreso il direttore del Muse e il direttore del Centro Servizi Santa Chiara, all’oscuro dell’iniziativa: ci chiediamo perché il loro potenziale sia stato escluso a priori, piuttosto che esternalizzare l’iniziativa con ulteriori esborsi” continuano Ghezzi e la Coppola. Che poi insistono in particolar modo contro il Coordinatore scientifico, Pietrangelo Buttafuoco. “Buttafuoco è un amico di Vittorio Sgarbi, il Presidente del Mart che ha definito il Consiglio provinciale un ‘parlamentino‘, autoproclamandosi deputato di un parlamentone. Aprire a nuove competenze è condivisibile, però chi chiediamo se siano state fatte valutazioni di competenze interne alla nostra Provincia“.

Chiediamo di conoscere il processo di valutazione dei relatori, la retribuzione, come le amministrazioni precedenti abbiano proceduto alla stesura delle linee guida, se si occuperanno solo di princìpi generali come affermato da Sgarbi, che ha aggiunto che si vuole cambiare la gestione monocromatica del Festival dell’Economia. Chiediamo poi a Fugatti cosa pensi delle dichiarazioni di Sgarbi riguardo il Consiglio provinciale e se ritiene che questo giudizio sia compatibile con la nostra autonomia provinciale” concludono Ghezzi e la Coppola.

Lucia Coppola

Ancora più duro Alessio Manica, Consigliere del Partito Democratico: “I nomi, tutti amici di Salvini e con zero trentini, sono stati suggeriti dall’Onorevole Sgarbi. Eppure i cittadini pagano Bisesti per fare l’Assessore. Sembra quasi che l’assessorato sia stato ‘commissariato‘ per far sposto al commissario Sgarbi, che negli ultimi mesi sta ricoprendo questo ruolo, almeno nelle dichiarazioni pubbliche“.

Un tempo era la politica a farsi carico di stabilire le linee guida, ora ascolta quanto deciso da soggetti esterni imposti da Roma. Tra l’altro Sgarbi interviene anche sul Festival dell’Economia, che non rientra nelle sue competenze. Dice di voler cambiare la politica culturale trentina: ormai le funzioni di Sgarbi non si limitano a quelle del ruolo assegnatogli, ma ricopre proprio il ruolo di commissario della Cultura“.

Accusato di essere burattino, Bisesti non ci sta e risponde per le rime. “Si cerca, poco elegantemente, di sminuire o deridere un’iniziativa che deve ancora iniziare. Ritengo queste opposizioni banali e senza stile. Voglio che il cambiamento ci sia anche dal punto di vista culturale, affermando che esiste molto altro oltre a ciò che ha sempre promosso il centrosinistra: il pensiero unico ha perso davanti alla storia anche in Trentino“.

La costruttiva pluralità di idee e di contenuti per me è un fatto concreto. Aver coinvolto persone dello spessore di Vittorio Sgarbi e Pietrangelo Buttafuoco, esponenti importanti del panorama culturale italiano, non viene compreso da chi ha sempre vissuto una visione chiusa e autoreferenziale. Quell’epoca è oggi terminata” ha concluso Bisesti.

Resta tutto da capire perché il centrosinistra trentino (ma anche italiano), sempre preso a parlare di apertura, internazionalizzazione e compagnia cantante, resti poi svilito di fronte a nomi del calibro di Vittorio Sgarbi e Pietrangelo Buttafuoco, che non possono far altro che dare visibilità al Trentino. Senza contare che, tra i membri del Forum, c’è anche gente che proprio di destra e soprattutto “amica di Salvini” non è. A meno che anche Avvenire non sia diventato un quotidiano leghista, ma a quel punto bisogna issare bandiera bianca. Ops, verde.