Cinque anni di M5S Trentino: il bilancio del Consigliere Filippo Degasperi

0
273

L’euforia delle elezioni nazionali non si spegnerà tanto velocemente in Trentino-Alto Adige che a breve, in autunno, rinnoverà il proprio Consiglio regionale e i relativi Consigli provinciali di Trento e Bolzano; e come per il Parlamento italiano, anche nella piccola regione settentrionale a Statuto speciale sono passati cinque anni di legislatura.

Il 2013 è stato un anno importante per la politica italiana: il MoVimento 5 Stelle si è presentato alle elezioni entrando con forza nelle istituzioni romane e dando una bella spintonata ai partiti classici della Seconda Repubblica. Allo stesso modo in Trentino, sempre nello stesso anno e solo qualche mese più tardi, il M5S ha fatto il suo ingresso in Provincia eleggendo i due Consiglieri Filippo Degasperi e Manuela Bottamedi – la quale pochi mesi dopo ha abbandonato il MoVimento, lasciando Degasperi come unico portavoce penta stellato in Trentino.

Degasperi tuttavia, seppur solo, è riuscito assieme al collega di partito eletto a Bolzano Paul Kӧllensperger a scoperchiare nel 2014 un enorme scandalo sui vitalizi e le pensioni d’oro in Trentino-Alto Adige, portando alla luce un buco di 90 milioni di euro intascati da 130 uomini politici tra Consiglieri ed ex-Consiglieri: l’indignazione pubblica scoppiata da questa scoperta indusse i partiti di maggioranza a varare una legge che imponesse agli interessati di restituire il 28% di quanto ottenuto. Da lì ebbe inizio l’ascesa di Filippo Degasperi, il quale con constante impegno sul territorio denunciò molti altri sprechi e privilegi della classe politica trentina. Ha obiettivamente compiuto in questi cinque anni un encomiabile lavoro d’opposizione politica.

Da buon 5 Stelle anche il Consigliere Degasperi è sottoposto alla regola interna al MoVimento che prevede di tagliarsi le indennità e gli stipendi ricevuti ogni mese, considerati dal popolo pentastellato esageratamente alti. Appena un mese fa circa scoppiò il caso mediatico di Rimborsopoli che vedeva alcuni esponenti del M5S mentire sui suddetti tagli imbrogliando nei bonifici dei rimborsi. Il caso, nonostante per più di una settimana fu la notizia di punta dei maggiori organi d’informazione italiani, non ha intaccato il MoVimento elettoralmente né tantomeno ha colpito i portavoce nelle Regioni. Così siamo andati a vedere come hanno gestito i rimborsi promessi il M5S Trentino e il Consigliere Degasperi.

Come si può evincere dal sito di rendicontazione del MoVimento, tirendiconto.it, in quasi cinque anni Filippo Degasperi ha restituito ben 62.747,03 euro. Prendendo in considerazione il solo 2017 (unico anno disponibile per le consultazioni sul sito internet), il Consigliere pentastellato ha ricevuto ogni mese uno stipendio medio di 5.216,84 euro: di questi ogni mese ha trattenuto per sé la stessa cifra, ossia 3.361,83 euro (pari a circa il 64%); per le spese di mandato e per il suo lavoro tanto in Consiglio provinciale quanto sul territorio ha speso mediamente al mese 836,03 euro (pari a circa il 16% dello stipendio totale); e infine ogni mese il Consigliere Degasperi ha restituito mediamente 1.048,16 euro (pari a circa il 20%). Inoltre Degasperi rinuncia mensilmente all’indennità da Segretario Questore dell’Ufficio di Presidenza, pari a 512 euro.

C’è un ultimo dato da tenere in considerazione, ossia la rendicontazione di dicembre 2017: nell’ultimo mese dello scorso anno Filippo Degasperi ha speso per i costi di mandato più del solito (nello specifico 1.280,45 euro), abbassando l’indennità trattenuta per se stesso a 3.011,83 euro e restituendo – come da prassi pentastellata – 1.079,30 euro.

Da questi dati si può affermare che il Consigliere Degasperi, oltre a svolgere attivamente la sua attività politica, sa tenere i suoi conti in ordine nel rispetto delle promesse elettorali. Di questo i trentini se ne ricorderanno in autunno, quando saranno chiamati alle urne per rinnovare il loro Consiglio provinciale.

Giuseppe Comper