COMUNALI TRENTO. LA PAROLA A MARCO IANES

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Capolista per i Verdi alle elezioni comunali del 10 maggio, Marco Ianes è un insegnante della formazione professionale,presso il C.F.P. ENAIP di Villazzano. Da anni si occupa di ,impianti elettrici,energie da fonti rinnovabili ed in questi ambiti continua ad esercitare anche la libera professione di perito industriale, con proprio studio tecnico. Sono sposato, ho due figli, Matteo e Chiara, entrambi laureati. Ha tre grandi passioni nella vita oltre che alla politica ambientalista: scrivere, leggere e lo sport.

Marco Ianes si candida alle elezioni comunali. Cosa vuole portare in Consiglio Comunale?

In consiglio comunale vorrei portare alcune idee e proposte, che ritengo fondamentali per il futuro della città di Trento: per prima cosa un concetto ampio di Smart City, città intelligente, inteso come un corretto uso delle tecnologie disponibili per aumentare il livello di sicurezza dei cittadini, per dare maggiore comfort a tutti; mi spiego meglio: far dialogare in rete alcuni “oggetti” tra loro, permetterebbe di conoscere meglio la città. Acquisire dati relativi alle varie attività della città e metterle on line , ma su una rete diffusa a tutti, può snellire anche i rapporti tra cittadini e amministrazione, quindi facilitare l’aspetto burocratico. Un esempio reale: con appositi applicativi, ormai a costi contenuti, si possono dare ad anziani e disabili le possibilità di tenere monitorati i parametri vitali e quindi intervenire tempestivamente in caso di emergenza; per l’aspetto sicurezza in generale, la tecnologia può aiutare molto, mettendo in rete magari apposite postazioni SOS dalle quali inviare immediatamente richieste di intervento; un’altra cosa importante, ritengo che Trento debba strutturare un piano regolatore nuovo e qui ci sia da fare parecchio per riqualificare la città; non più a zone, ma a progetti di conversione e riutilizzo, con strumenti di scambio di servizi verso la comunità in cambio di permessi a riconvertire palazzi inutilizzati che potrebbero quindi essere rivalorizzati. Inoltre avviare un processo di riqualificazione degli stabili pubblici, coinvolgendo le imprese locali, che hanno bisogno di lavorare in questi periodi di crisi. Allo scopo presentai, con i Verdi del Trentino, in gennaio corso, una proposta di strutturare un fondo di investimenti provinciale, per incentivare interventi di risanamento degli stabili; con il gettito fiscale generato dalle imprese che lavorano sugli interventi, tale fondo si sarebbe autosostenuto; insomma avremmo generato un percorso virtuoso: lavoro per le imprese, stabili riassestati, gettito fiscale. Per ora il progetto dorme nel cassetto della giunta provinciale; chiaro che, se entrassi in consiglio comunale, potrei dare maggior peso a questa proposta.

Perché ha deciso di entrare a far parte della Federazione dei Verdi?

La mia entrata nei Verdi deriva da un passaggio naturale, avviato oltre quattro anni fa, con il progetto “costituente ecologista”; firmai l’adesione alla costituente ecologista e, come ecologista e civico, entrai nel gruppo costituente a livello nazionale, assieme al caro amico  Michele Dotti, a Domenico Finiguerra e Marco Boschini con i quali lavorammo per costruire un nuovo progetto politico che accogliesse tutte le anime ecologiste italiane; purtroppo il progetto si arenò su posizioni diverse e andò troppo per le lunghe; così, decisi di entrare nei Verdi, che avevo conosciuto durante la fase della costituente; nel gennaio 2014, al congresso provinciale mi è stato chiesto di candidarmi come coportavoce e accettai.

Il Sindaco di Trento ha lanciato il concetto di Smart city. I Verdi sono sempre stati particolarmente sensibili a questo argomento. Di cosa si tratta nello specifico?

Come ho anticipato sopra, noi intendiamo il concetto di Smart City, città intelligente, come un grande contenitore di opportunità; non si tratta solo di tecnologia applicata e qui lo dico da tecnico e docente del settore (insegno elettrotecnica, impianti e automazione e energie rinnovabili presso ENAIP E ENAIP Alta Formazione), bensì si parla di Smart City quando vogliamo mettere in campo progetti condivisi con la cittadinanza; d’ora in poi tutti gli sviluppi della città dovranno avere processi di condivisione, tramite la rete in primis, ma anche tramite incontri diretti con i cittadini; per raccogliere idee, analizzarle e poi proporre le decisioni alla cittadinanza; non si tratta di delegare ad altri, ma di coinvolgere i cittadini sulle scelte future; questo è, per noi Verdi, il tema dominante del concetto di Smart City, sul quale abbiamo basato la costruzione di tutto il nostro programma, elaborato a più mani, da tutti i candidati e iscritti e simpatizzanti. Certo, la tecnologia è importante; penso, ad esempio, ad una proposta che porterò, se eletto, relativa all’installazione di micro centraline idroelettriche sul fiume Adige. Nulla di impattante e tutto rimovibile: si tratta di piccole chiatte che verrebbero poste sotto i ponti, quindi pressoché invisibili; su queste chiatte ci sarebbero alcune centraline idroelettriche, dalle quali ricavare energia elettrica da utilizzare per l’illuminazione pubblica cittadina; con i soldi risparmiati per i consumi di energia, si avrebbero maggiori risorse da investire altrove, per esempio nelle politiche sociali, dando una mano alle famiglie in difficoltà oppure a chi ha bisogno di prestazioni sanitarie e fa fatica a pagare i ticket recentemente avviati anche qui da noi.

Il Trentino è un’eccellenza per quanto riguarda la produzione dell’energia elettrica. Quella solare pare che non decolli. Come mai?

Vero. Siamo un’eccellenza, ma abbiamo ancora margini di miglioramento significativi, come ho detto sopra. Il solare fotovoltaico non decolla perché ha perso l’incentivazione statale dei vari “conti energia”; da tecnico che opera in questo settore dico che in Italia si sono avviati processi speculativi enormi sul fotovoltaico, incentivando esageratamente nei primi anni, favorendo così le speculazioni da parte delle grandi multinazionali che hanno installato grandi impianti anche impattanti paesaggisticamente e non sempre sostenibili; poi, quando le multinazionali del settore vendita energia, si sono rese conto che stavano perdendo fatturato di vendita, hanno costretto il governo a togliere gli incentivi, massacrando la filiera degli installatori che non riescono più a proporre impianti fotovoltaici perché non incentivati e quindi ancora costosi; con l’era dell’accumulo dell’energia, nuova frontiera che sta partendo, si potrebbe riaprire questo mercato, che darebbe possibilità di lavoro a molte piccole medie imprese. Speriamo che l’Italia non perda questo treno, anche se sono molto scettico sulla capacità politica nazionale in questo campo, troppo asservito alle varie lobbies! Cosa potrà fare il comune? Favorire l’incontro tra privati e imprese snellendo la burocrazia, per esempio; riqualificare i propri stabili, cercando di integrare pratiche di risparmio energetico con produzioni localizzate di energia, fotovoltaica e micro eolica ove possibile.

L’area ex – SLOI. Come esponente di un partito attento alle questioni ambientali, cosa dovrebbe essere fatto in merito all’inquinamento nell’area?

Questo è un tema molto delicato, ma non possiamo più tergiversare; la provincia ha pronto il piano di intervento per la bonifica delle rogge e questo deve partire quanto prima, visto che pare ci siano pure i fondi disponibili; i terreni, invece, sono privati, ma il comune potrebbe avviare un processo di forzatura di tali bonifiche; mi spiego meglio; ora il mercato immobiliare è fermo e quindi i privati possessori dell’area non sono interessati a costruire nulla, ma è necessario superare questa fase di impasse; potremmo pensare di dare la possibilità di costruire in maniera moderata, con strumenti di scambio di servizi; per esempio, dare la concessione a costruire in quella zona per una cubatura limitata, destinando parte dell’area a verde pubblico per dare a Campotrentino e Roncafort almeno un parco, visto che nella zona non ce ne sono; per fare ciò, ovviamente bisogna intervenire bonificando il tutto, che comunque deve rimanere in carico a chi ha la proprietà, magri aiutandolo nella burocrazia o a reperire fondi europei; stabilire un tempo massimo di cinque anni per realizzare tali opere, dopodiché dire chiaramente ai possessori, che quella zona sarà perennemente interdetta a qualsiasi costruzione, se non avvieranno i processi indicati. Insomma, uno strumento di forzatura certamente, ma bisogna rendersi conto che non è più possibile restare in attesa.

Infine le chiedo perché il 10 maggio si dovrebbe votare Marco Ianes al Consiglio Comunale di Trento.

Credo che con oltre trent’anni di esperienza nel settore energia, impiantistica e automazione e con le idee sopra esposte, possa valere la pena di dare un voto a Marco Ianes, per un futuro sostenibile della città, per uno sviluppo armonico e condiviso da tutti; per una politica che credo debba tornare al servizio dei cittadini. Io non ho bisogno di poltrone, ho il mio lavoro di insegnante e di libero professionista nel settore progettuale ed energia; ho deciso di mettermi in campo perché vorrei portare la mia esperienza a servizio della collettività, perché amo la mia città e ritengo che chi ha raggiunto buoni livelli di esperienze simili alla mia debba mettersi a disposizione per migliorare le cose; altrimenti deleghiamo le decisioni sempre ai soliti politici che ruotano da oltre vent’anni e non sanno decidere. Penso che possa valere la pena di provare a dare fiducia a persone che portano esperienze dirette di soluzioni applicate ai problemi.

Michele Soliani

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