Michele Marchetti, classe 1984, consigliere uscente di progetto Trentino, dalla circoscrizione Centro Storico – Piedicastello è oggi candidato per il consiglio comunale di Trento.

Laureato presso la Facoltà di Economia di Trento nel 2008 (primi tre anni in Economia e Gestione Aziendale, i due di specializzazione in Economia e Gestione dell’Ambiente e del Turismo). Oggi lavora presso Italscania S.p.A., come Responsabile Vendite Dirette, nutrendo tuttavia una grandissima passione per la politica e il territorio che lo circonda, temi più che mai fondamentali al giorno d’oggi.  Ecco come si è espresso in merito ai problemi e alle possibili soluzioni per la città di Trento:

Cos’è Progetto Trentino? E cosa rappresenta per la città di Trento e per i suoi cittadini?

Progetto Trentino è un movimento politico nato qualche anno fa, il quale vuole restituire ai cittadini trentini la possibilità di essere ascoltati e supportati in questo momento di difficoltà economico/sociale. Progetto Trentino vuole aiutare la popolazione a risolvere le problematiche che caratterizzano la nostra società con risposte concrete, coinvolgimento, realismo e coerenza. 

Quali obiettivi si prefigge di ottenere “Progetto Trentino” e cosa di nuovo può offrire, rispetto alla politica territoriale avuta finora?

Progetto Trentino vuole portare nelle istituzioni cittadine uomini e donne che avranno la coscienza tranquilla se avranno aiutato, ogni giorno, un commerciante a tirare su la saracinesca al mattino con maggiore fiducia nel futuro; se avranno aiutato madri e padri a portare i loro bambini nei nidi, negli asili con maggiore tranquillità; se avranno lavorato per rendere una scuola più sicura e vivibile per gli studenti e gli insegnanti; se i genitori potranno mandare al parco i figli senza preoccupazioni. Insomma si vuole dare in mano alla città un’amministrazione capace, non immobile come gli ultimi 6 anni di governo, e non succube delle decisioni calate dall’alto dalla PAT

Come si pone “Progetto Trentino” in un ottica di partecipazione cittadina? Soprattutto in merito alla città di Trento e alla campagna elettorale che intendete portare avanti, quali investimenti sociali e urbanistici porteranno miglioramenti a una città che, ad oggi, registra diversi problemi di degrado urbano?

Il programma scritto con la coalizione parla chiaro. Tocca tutti i punti rimasti in sospeso negli ultimi anni. Stati generali dell’urbanistica, affinché professionisti locali possano ridisegnare il futuro urbanistico della città, welfare privato per quanto riguarda le politiche sociali. Ciò significa mettere in competizione le coop che da ormai decenni seguono i servizi alla persona per il comune di Trento, questo permetterà risparmi per il comune e servizi con standard qualitativi più elevati. Basta sottostare alle opere imposte da piazza Dante, le opere di carattere provinciale che impatteranno sulla città andranno discusse nel rispetto degli organi comunali competenti. Il degrado urbano lo si affronterà con un maggior presidio delle aree sensibili e maggior pulizia. Andrà verificato in maniera capillare il rispetto dei contratti sottoscritti con l’ente gestore della pulizia del territorio comunale. 

Lei è candidato per il consiglio comunale di Trento e ha soli 31 anni, abbastanza giovane in un contesto politico dove l’età media si aggira sui 59 anni. Paradossalmente i giovani risultano essere spesso disinformati, distaccati e lontani. Un profilo che sicuramente caratterizza un cattivo rapporto tra il mondo giovanile e la politica. Cosa ne pensa? E come “Progetto Trentino” sta operando per favorire questo binomio, partendo principalmente dall’amministrazione locale?

La politica non si è di certo aiutata. Se andiamo ad analizzare effettivamente i giovani nelle dinamiche politiche locali sono pochi. Purtroppo oltre ad essere pochi, quelli che si mettono in gioco non vengono aiutati da chi occupa i banchi delle amministrazioni locali da ormai molti anni. Diciamo che non c’è una volontà di cambio generazionale, oltre sicuramente a non esserci un grande interesse da parte dei giovani. Anche l’approccio al voto è difficoltoso, il problema è che i giovani (la fascia che va dai 18 ai 30) deve capire che nel sistema in cui viviamo è la politica che prende le decisioni e quindi il non voto è un’azione negativa. Personalmente ho provato diverse volte a coinvolgere persone della mia età, ma è molto difficile. Su questo argomento c’è molto da fare, dobbiamo crescere come paese. Altrimenti non arriveremo mai ad avere, come succede già in altri paesi europei, ministri di 28 /30 anni.  

Sicurezza e ordine pubblico oggi sono all’ordine del giorno anche per una città come quella di Trento, da sempre “città modello” nell’immaginario collettivo. Secondo Lei, in cosa ha fallito la recente amministrazione pubblica e come pensate di risolvere il problema?

L’amministrazione pubblica in questi anni è rimasta immobile davanti al problema della sicurezza. Non ha saputo gestire la crescita dei fenomeni di microcriminalità con i mezzi a disposizione. Perché a differenza di quello che dice Andreatta, il sindaco ha delle responsabilità in materia di ordine pubblico e ha il suo peso nel tavolo sulla sicurezza.Vanno prese decisioni drastiche che porteranno sicuramente dei cambiamenti nelle modalità con cui verranno affrontati problemi legati alla sicurezza. Ma qui c’è in gioco la vivibilità dei nostri quartieri e il diritto dei nostri  cittadini di vivere sereni nel territorio in cui vivono. Non me lo invento io, ma lo leggo dall’indagine sulla sicurezza e-security commissionata dal comune di Trento e dalla questura alla Facoltà di Giurisprudenza di Trento: il 43%dei cittadini del centro e il 38% degli abitanti di Gardolo provano un rilevante senso di insicurezza nelle uscite serali nell’area di residenza. Il comune deve fare in modo che queste persone possano sentirsi più sicure.

Giuseppe Papalia

 

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