Fact checking delle accuse sul “convegno anti-gender” di Bisesti e Segnana

Il convegno, organizzato da Mirko Bisesti e Stefania Segnana, rispettivamente assessori all’Istruzione e alle Politiche sociali, sta suscitando qualche polemica su alcuni giornali online.

I due assessori leghisti hanno infatti convocato per la giornata di venerdì 22 marzo una conferenza dal titolo “Donne e Uomini. Solo stereotipi di genere o bellezza della differenza?“, con ospiti Emiliano Lambiase, psicologo clinico e psicoterapeuta, Maria Cristina Del Poggetto, specialista in psicoterapia sistemico-relazionale e l’avvocato Maristella Paiar, autrice del libro “Femminicidio. Abuso e violenza: riconoscere e intervenire“.

Nomi che, all’apparenza e curriculum alla mano, non sembrerebbero poter destare perplessità sulla loro preparazione. Niente di tutto questo: strali di polemiche che vanno a colpire a 360 gradi tutti i coinvolti nell’evento, dai membri della Giunta Fugatti agli ospiti.

La Segnana sarebbe sul banco degli imputati di questo “processo” mediatico per aver osato sospendere i corsi all’educazione di genere nelle scuole, adducendo la motivazione, forse risibile per alcuni ma tuttavia da tenere in considerazione, di verificare la coerenza dei contenuti di questi corsi con i valori che la Giunta intende perseguire sul tema famiglia.

Un motivo non sufficientemente chiaro, per certa parte dell’opinione pubblica, che non fa altro che puntare nuovamente il dito contro questa decisione e contro l’organizzazione di questo convegno, che andrebbe a ledere l’immagine della teoria gender. Che, anzi, guai a pronunciare: la teoria gender, a detta di costoro, nemmeno esiste. Anzi, sostiene l’attendibile Wikipedia, questo termine nasce in ambito cattolico per criticare l’educazione di genere. Quindi Segnana e Bisesti starebbero inventando la teoria gender al solo fine di fare questa conferenza tesa alla sua distruzione. Nemmeno Nerone avrebbe ordito tanto.

La Provincia, tra l’altro, ha aggiunto anche delle note in merito alla querelle dei corsi. “La grande attualità di tali tematiche – si legge sulla locandina dell’evento – accresciutasi a seguito delle recenti discussioni sui corsi di educazione di genere temporaneamente sospesi dalla Giunta provinciale, è tale da rendere l’evento un’occasione assai preziosa per effettuare quei chiarimenti e approfondire rispetto ai quali la competenza dei relatori invitati costituisce una garanzia“.

Quale può essere l’accusa al riguardo? Naturalmente quella di non aver inventato il contraddittorio. Peccato che ad essere sotto i riflettori dell’opinione pubblica non sono i corsi, quanto piuttosto la decisione dell’Assessorato. Sembra dunque normale – evidentemente non a tutti – che vengano esposte le tesi di chi viene momentaneamente attaccato.

Ma ad essere attaccati sono anche i relatori: Lambiase viene accusato di essere un collaboratore di Amato (fondatore dell’associazione Giuristi per la vita) e di aver addirittura redatto un dossier dal titolo “Gender tutta la verità” il cui capitolo a firma esclusiva di Lambiase sarebbe “Gender, tra verità e teorie scientifiche”. Non si direbbe affatto un titolo contro la parità di genere, se non agli occhi di chi vuole vedere accuse ovunque.

Accuse anche per la Paiar, rea di aver scritto che l’uguaglianza tra uomo e donna sia rispettosa delle specificità di ognuno e per la del Poggetto che sarebbe autrice di articoli per la temibile rivista “Notizie Pro-Vita“, partecipando addirittura a dei convegni di frati domenicani.

L’accusa finale che viene rivolta all’intera conferenza è che siano stati invitati dei relatori affetti da fanatismo delle loro idee – a detta dei critici – senza la possibilità di un contrappeso di stampo puramente scientifico.

Sembra dunque necessario operare un po’ di fact-checking, prima che si perda il senso di quanto vuole essere trasmesso dall’evento stesso. In primo luogo, va ribadito che in nessun testo della locandina si legge di teoria Gender, termini evitati perché semplicemente lontani dal tema stesso della conferenza. Quindi i primi a parlare di teoria Gender sono proprio gli stessi che ne negano l’esistenza.

In secondo luogo, bisogna considerare che il termine “teoria/ideologia Gender” è entrato anche nell’uso accademico, dal momento che anche stimati professori – alcuni provenienti anche dall’Università di Trento, tanto cara storicamente a una certa parte politica locale – ritengono di utilizzare tale terminologia nei loro scritti di politologia.

Per quanto riguarda i relatori, probabilmente le associazioni ai movimenti Pro-Life, Pro-Vita e Pro-Family sono state effettuate in modo troppo sbrigativo: Lambiase non ha mai collaborato con Amato, ha semplicemente scritto un articolo in una rivista nella quale ha scritto anche il fondatore dei Giuristi per la Vita. Un po’ come se si classificasse Gramellini come vignettista perché nello stesso giornale compaiono vignette di Altan.

Le accuse rivolte alla Paiar invece toccano tutte le associazioni alle quali è – forse – iscritta, ignorando o peggio tralasciando le qualifiche con le quali viene presentata in locandina. Sono state infatti omesse tutte le sigle associative ed è stata indicata come relatrice esclusivamente per il libro a sua firma contro il femminicidio. Una svista, come quella relativa alla del Poggetto, paragonata in certi articoli ai terrapiattisti ignorando le sue molteplici pubblicazioni scientifiche di rilievo. Forse i critici non le hanno trovate su Wikipedia.

Che questo convegno sarà, anche nei giorni a seguire, tema di scontri accesissimi tra maggioranza e opposizione è assodato. Ciò che invece è desueto vedere è che se ne stia parlando prima che sia avvenuto, dando per scontati i contenuti dello stesso incontro. Un evento che sarà poi rifuggito da molti dei critici, che invece avrebbero trovato proprio lì, nella possibilità di fare domande ai diretti interessati, la possibilità di svolgere il tanto agognato confronto. Evidentemente è più semplice criticare piuttosto che proporsi in un vero “corpo a corpo” verbale.

Riccardo Ficara