Cooperazione trentina, Zeni (PD): “Si sta perdendo la vera identità”

L’ex Assessore provinciale alla Salute Luca Zeni, del Partito Democratico, è scettico sulla direzione intrapresa dalla nuova presidenza della Cooperazione trentina, gruppo che funge da “bussola” per tutto il movimento cooperativistico provinciale.

Mescolando pragmatismo di governo e prudenza rurale, Cooperazione trentina dovrebbe interpretare la complessità delle trasformazioni della galassia cooperativa e della società trentina, scossa da repentini mutamenti valoriali e comportamentali” sostiene Zeni.

“Si invoca lentezza e gradualità nel solco delle dinamiche dorotee per vincere gli ostacoli emersi nella discontinuità che la Presidenza sostiene di aver avviato; al contempo si esprime convergenza con la cultura dell’attuale maggioranza politica provinciale” continua il Consigliere provinciale Dem.

La Giunta Fugatti percepisce i valori solidaristici come un ostacolo alla cultura del ‘Prima gli Italiani’ e della chiusura nei piccoli egoismi territoriali. Nell’ottica del disegno sovranista, nazionalista e centralista della nuova fase politica, quei valori che dovrebbero essere alla base dell’idea stessa di cooperazione non possono che essere d’intralcio” attacca Zeni.

Quella di questa presidenza non è allora una coerente strategia, ma piuttosto un insieme di contraddizioni. Ci si richiama al rispetto dei mandati democraticamente espressi, quasi a celare dietro quel rispetto, sempre necessario e dovuto, l’incapacità di reggere un confronto politico. Come spesso accade, il diavolo si nasconde nei dettagli” aggiunge in maniera molto dura l’ex Assessore.

La dimensione dell’accoglienza – continua Zeni – viene definita come manichea senza ricordare che questo processo è frutto della logica delle contrapposizioni fra valori, promossa peraltro da questa amministrazione. Si accetta passivamente la contrazione dell’occupazione nel comparto sociale della Cooperazione, con un calo parli all’1,4%” sostiene il Consigliere citando i dati Uecoop.

Ciò a cui stiamo assistendo allora non è forse un semplice cambio di guida, ma piuttosto una mutazione genetica dell’identità stessa del mondo cooperativo, più attratto dall’imprenditorialità che non dal richiamo solidaristico e valoriale del sistema. Non dubito della legittimità di questo processo, ma rimane l’impressione di un mutamento ancora non percepito nemmeno dagli stessi soggetti cooperativi” sostiene Zeni, che stigmatizza l’approccio ideologico alle questioni complesse.

A detta del Consigliere, infatti, è più consono definire le modalità delle soluzioni che vengono elaborate, rinviando a valori etici in contrapposizione come il profitto “localista” e la cooperazione liberale, piuttosto che il profilo tecnico dei problemi.

Forse – conclude Zeni – bisogna interrogarsi sulle possibilità di far sopravvivere il mondo cooperativo nel naturale antagonismo con le chiusure dei mercati, con le politiche dei dazi, con la riscoperta dei muri e delle frontiere e con tutto ciò che è agli antipodi della cultura mutualistica. Va messo a fuoco il sentiment della base associativa con un ritorno alle origini del sistema, in maniera coerente con la storia lunga e importante, non con una contiguità momentanea di interessi economico-politici“.