Ferrari (PD): “La Giunta verifichi effetti collaterali modifiche all’assegno unico”

La Consigliera provinciale Sara Ferrari (Partito Democratico) ha depositato nei giorni scorsi un’interrogazione per verificare alcuni effetti collaterali introdotti all’assegno unico.

Con le recenti modifiche volute dalla Giunta Fugatti sembra – a dire della Ferrari – che, per l’ansia di non concedere soldi pubblici ai cittadini di origine straniera, vengano penalizzati i giovani trentini.

Le modalità attraverso le quali la Giunta provinciale ha, in questi primi mesi, affrontato il tema della lotta alla povertà e della promozione della protezione sociale appaiono piuttosto sgangherate” attacca la consigliera Dem. “La Giunta infatti ha prima bocciato in Aula gli emendamenti che chiedevano di salvaguardare l’assegno unico, poi ha ignorato interrogazioni ed editoriali che suggerivano cautela prima di eliminare questo strumento provinciale“.

La Ferrari poi accusa la Giunta anche di aver inizialmente cercato di far passare nell’opinione pubblica l’indiscutibile bontà di una simile scelta, prima di annunciare un’impugnativa contro Roma. “Ma sembra che alla Giunta sia sfuggito un altro effetto collaterale prodotto dalle loro modifiche“.

“Pur di non concedere denari pubblici ai cittadini stranieri, pare verranno penalizzati anche i giovani trentini” sostiene l’esponente del PD. “Sembra infatti che i ragazzi che si sposteranno all’estero per un’esperienza lavorativa, al loro rientro in Trentino non avranno più diritto all’aiuto pubblico qualora dovessero cercare nuovamente un lavoro“. Questo avverrebbe a causa dell’introduzione del requisito di residenza, che ha una soglia minima di due anni continuativi prima della richiesta.

Se questi giovani lavoratori dovessero spostare la residenza nel paese estero che offre loro un lavoro, una volta rientrati in Trentino non potrebbero più beneficiare del reddito di garanzia se non rientrando nel nucleo familiare d’origine” specifica la Ferrari, che stigmatizza poi le dichiarazioni della Provincia di promuovere la transizione all’età adulta.

Questa condizione – conclude la consigliera – era del tutto assente, prima dell’improvvisata modifica normativa voluta dalla Giunta, perché si prevedeva la possibilità di calcolare la residenza storica del soggetto richiedente“.