Ghezzi e l’indennità parzialmente devoluta ad una onlus. Cia: “Iniziativa che sembra finalizzata a soddisfare il proprio ego”

L'iniziativa di Ghezzi, ribadisce, "sembra più finalizzata a soddisfare il proprio ego, che a ottenere un risultato tangibile per i cittadini trentini"

Claudio Cia

Il Consigliere provinciale di Futura2018 Paolo Ghezzi, secondo quanto viene riportato in una nota da Claudio Cia (Agire per il Trentino), ha dato in questi giorni evidenza della sua intenzione di devolvere un quarto della sua indennità mensile, “per destinare l’importo a una onlus che si occupa di attività di solidarietà sociale, in particolare verso i migranti”. 

“Potrebbe già farlo – afferma Cia, ricordando il fine in primis utilitaristico e non di propaganda – senza la necessità di mobilitare i media locali, ma il Consigliere va oltre e, nel caso in cui la presidenza del Consiglio regionale, competente sulla materia, dovesse rispondere negativamente alla richiesta, Ghezzi ha già annunciato che presenterà una proposta per dare la possibilità di rinunciare a una parte dell’indennità, vincolandone la destinazione a fini sociali”.

Insomma, secondo Cia “probabilmente il collega consigliere, che ha dichiarato di aver sempre seguito con attenzione la questione, deve aver perso qualche pezzo per strada”. Nel maggio 2016, ricorda dal principio il leader di Agire per il Trentino, “è stata infatti approvata la legge che permette ai consiglieri che lo volessero di rinunciare a parte o a tutta l’indennità (qui gli articoli sulla questione)”. “In quell’occasione – ribadisce – presentai appositamente un emendamento per fare in modo che le eventuali rinunce volontarie non tornassero nel calderone della Regione, ma andassero ad alimentare il Fondo per il sostegno della famiglia e dell’occupazione‬. Il mio emendamento, che voleva dare un senso al disegno di legge, è stato però bocciato con 34 voti contrari, sinistra compresa, e 12 favorevoli”.

Ecco perchè l’iniziativa di Ghezzi, ribadisce, “sembra più finalizzata a soddisfare il proprio ego, che a ottenere un risultato tangibile per i cittadini trentini”.

Infatti non è necessaria una legge ‘Ghezzi’, conclude Cia, “per tagliarsi volontariamente l’indennità e destinarla a qualsivoglia progetto. Ad esempio nel mio caso, dopo la bocciatura del mio emendamento, ho scelto di creare un piccolo fondo da destinare a famiglie in situazioni di bisogno. I trentini chiedono più concretezza su questi temi, e lo dico senza paura che in tema di indennità e rimborsi possa essermi contestato alcunchè. Se il collega vuole destinare anche tutta la sua indennità, o la sua pensione, ai migranti lo può già fare e non serve una legge ad hoc”, ha infine cocluso in una nota.