Ghezzi chiede ospitalità per gli esseri umani, ma poi ironizza sulla morte di Boso

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Sta suscitando qualche polemica l’uscita di Paolo Ghezzi, leader del movimento Futura 2020, in ricordo di Enzo Erminio Boso, scomparso recentemente.

Il tutto nasce dall’interrogazione presentata venerdì 11 in consiglio provinciale nella quale si chiedeva al Presidente Maurizio Fugatti se nella sua ottica ci fosse un numero massimo di “esseri umani non italiani richiedenti protezione internazionale compatibile con l’inserimento nel sistema sociale del Trentino, terra che in passato si è contraddistinta per generosità e capacità di solidarietà e cooperazione internazionale“.

La domanda, tra l’altro, arrivava dopo una sfilza di premesse, che andavano a puntare il dito prima contro lo slogan elettorale della Lega e del centrodestra autonomista “Prima i Trentini“, poi contro lo stesso Fugatti, “reo” di aver cancellato la parola “solidarietà” dall’organizzazione dipartimentale della Provincia in quanto sinonimo, nel caso specifico, di “assistenzialismo“.

Non solo, Ghezzi si preoccupa di comunicare al Consiglio che il piano di chiusura di diversi alloggi e posti letto sul territorio provinciale avviene nonostante il parere positivo sull’integrazione dato da alcuni sindaci e che la Chiesa trentina, diventata improvvisamente sua alleata, sia pronta ad ospitare fino a 250 persone tramite programmi di accoglienza.

L’attacco poi passa a colpire tutta la Giunta, poiché “sull’argomento migranti la comunicazione pubblica ha un taglio xenofobo, cioè mira a suscitare allarme, preoccupazione, ostilità contro gli stranieri in generale, creando disagi e tensioni sociali e aumentando l’insicurezza“. Un clima d’odio creato ad arte dalla giunta per un numero di richiedenti asilo pari allo 0,2% della popolazione residente, teso a scendere entro la fine dell’anno corrente.

Una grande lezione di umanità da parte di Paolo Ghezzi, che però non si è dimostrato altrettanto “umano” (come a lui spesso piace definirsi) nei confronti di Boso. “Se n’è andato Boso, proto-leghista energico, prototipo del valligiano arrabbiato perfetto per i salotti televisivi nazionali, principe degli anti-buonisti e fabbricatore seriale di slogan anti-casta pur essendone lui stesso parte” ha dichiarato infatti Ghezzi riguardo lo scomparso ex-Senatore.

Essere d’accordo con le sue idee contundenti e con l’aggressività machista che ne trasudava era semplicemente impossibile, gli si può al massimo riconoscere una terrificante coerenza con quella sanguigna vitalità dei barricaderi, ma su barricate sbagliate” continua il ricordo di Ghezzi, tra un insulto e un’accusa provocatoria.

Burbero semidio bossiano, ha la colpa storica di avere ispirato il cattivismo di Matteo Salvini. Ma che riposi in pace anche lui, dopo aver combattuto la sua guerra. Enzo Erminio Boso da Pieve Tesino, l’unica cosa che condivideva con De Gasperi“. Ecco, visto che a Ghezzi piace molto parlare di umanità e reputa consono concludere una sfilza di insulti citando De Gasperi, perché non inizia ad avere rispetto per i defunti che non possono più prendere la parola per rispondergli? E soprattutto, non ritiene Ghezzi di essere quanto di più lontano da De Gasperi, un centrista purosangue che sì, non avrebbe avuto nulla in comune con Boso, ma che di certo avrebbe rispettato un momento tanto delicato come la morte e mai si sarebbe lasciato andare allo sproloquio ma che piuttosto avrebbe colpito il leghista con classe e ironia?