Il perché della piattaforma “Rete Demos” in test su Trento

Guardando il quadro generale dell’offerta politica in Trentino, in vista delle Amministrative Regionali del 21 ottobre 2018 la parola più cortese che viene in mente è decomposizione, ma putrefazione è quella che, probabilmente, più si avvicina al vero.

Da un lato le manovre che prima in occasione del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 e poi in vista delle elezioni politiche di inizio 2018 hanno segnato in modo determinante ed irrecuperabile un centrosinistra autonomista, già diviso fin dall’inizio dell’ultima legislatura.

Dall’altro lato, un centrodestra mai nato in Provincia di Trento e che quindi propone una parodia di proposta politica locale, unita proprio mentre a Roma la stessa coalizione è divisa tra Governo ed Opposizione.

L’elemento “nuovo” del quadro locale, ovvero quel M5S che ha proseguito “in solitaria” una sua battaglia di opposizione malgrado l’uscita della signora Bottamedi, prima da lì e poi da altre formazioni, vede il centralismo romano cambiare le regole solo per indebolire quell’unico alfiere prima del confronto elettorale. Lasciando così ad una Lega dal “marchio forte” la polarità del cambiamento.

In molti ci siam chiesti come dei Partiti, anche seri, potessero ridurre il valore del confronto ad una sfida tra nomi di poco appeal in un contesto che ha espresso in venti anni solo la leadership di Lorenzo Dellai, senza confrontarsi invece sui contenuti.

È evidente che, se a livello nazionale – dove con importanti investimenti in comunicazione, le diverse tribune televisive ed un uso spregiudicato della “viralità dei messaggi” sui Social
Media possono creare un “prodotto” anche dove manca la sostanza – in Trentino, dove tutti si conoscono, dove i passati di ciascuno con le proprie ambiguità sono pubblici e dove i conflitti di interesse sono ad ogni livello, un confronto non possa giocarsi sulla leadership personale, ma debba partire da Principi, Idee e Contenuti.

Appare scontato che, se la Lega corresse da sola, con solo tre comizi di un Salvini cui, per prassi consolidata, la risposta avversa, ogni volta cercata con impegno, si riduce ad una scomposta polemica, i diciotto consiglieri li farebbe comunque e contribuirebbe magari ad una semplificazione del quadro complessivo.

Pur di non perdere il centrosinistra delle segreterie sarebbe anche disponibile a votare quel Rossi che, accettando la tradizionale spartizione, ma scegliendosi gli interlocutori e chiudendo poi con Trento Rise altri due o tre strumenti del sistema di potere montato da Lorenzo Dellai, ha portato alla luce tutte le profonde contraddizioni che solo l’abbondanza di risorse e non la capacità di leadership avevano fino allora permesso di ricomporre in vista delle scadenze elettorali.

Ma è la gente che ha creduto in un’Autonomia che valorizzasse anziché in un’Autonomia da valorizzare che non crede più in quella classe dirigente.

Ecco perché abbiamo immaginato una Piattaforma Partecipativa che non fosse governata da Algoritmi, che non prevedesse votazioni strumentali, ma fosse esterna ai Social Media più in voga e divenisse un “luogo plurale seppur virtuale” in cui ciascuno potesse proporre idee concrete in favore della Collettività, rinunciando poi a rivendicarle e lasciando a tutti i Soggetti Politici la possibilità di attingervi.

Poiché reputiamo che una Buona Autonomia è tale se è ben Amministrata abbiamo seguito un approccio, già assai condiviso da tanti in Italia, che sulla Qualità della Pubblica Amministrazione si facesse leva per la Crescita del Soggetto Statutario che la esprime e dei Cittadini che quello rappresenta.

Ecco perché la scelta pre-politica di guardare al Movimento DEMOS a livello Nazionale, nella speranza magari che, in modo plurale e realmente post ideologico (che non significa rinunciare a distinguersi sulle Idee), possa esservi un quadro meno ambiguo, dove la Lega è la Destra e la Sinistra, se un giorno saprà abbandonare il proprio approdo all’Estetica per tornare all’Etica faccia la Sinistra (che oggi non c’è per abbandono del campo).

Tra quelle due polarità c’è tantissimo e non è con la “parodia” della Politica che a
quel tantissimo si parla.