Gianni Festini Brosa, nato a Trento il 24 aprile 1963, è Consigliere circoscrizionale in Centro Storico Piedicastello  dal 2009 per la Lega Nord con ruolo di Capogruppo, Presidente Commissione Scuola e politiche per l’infanzia dal 2009 fino allo scioglimento delle commissioni. Dal 2014 ricopre la carica di segretario organizzativo nazionale (Trentino) della Lega Nord Trentino. Buddista, esprime appieno il lato culturale e organizzativo del Partito guidato da Matteo Salvini.

Gianni Festini Brosa ha scelto di candidarsi alle elezioni comunali a Trento. Perché una simile scelta?

Ho iniziato la mia attività politica all’interno della Circoscrizione C12 (Centro Storico Piedicastello) dal 2009 e dopo sei anni di impegno costante ho ritenuto di restare fedele al mandato datomi dai cittadini, dimostrando di essere in grado di portare avanti il mio servizio anche all’interno del Consiglio Comunale.

Oggi ricopro l’incarico di Segretario Organizzativo Nazionale e come esponente della Lega Nord, anche all’interno della coalizione di 5 partiti, cercherò di portare le posizioni del movimento da cui provengo con l’equilibrio di sempre verso la coalizione e tutti i cittadini, organizzando le attività in funzione dei bisogni espressi dalla gente.

 Di cosa ha bisogno Trento a suo avviso?

Città a vocazione turistica, porta con sé migliaia di anni di cultura; è bella e con molte potenzialità per offrire un’elevata qualità della vita. Porta con sé però anche molti problemi, derivati da una politica del territorio inadatta. Per attirare turisti, imprenditori, studenti, abitanti, attività economiche in genere, la città in cui sono nato ha bisogno di evolversi in funzione delle esigenze attuali e future degli abitanti.  I quali farebbero volentieri a meno del degrado generato dall’incuria dei parchi, degli effetti dovuti allo spaccio di stupefacenti (che fanno dichiarare Trento in linea con la media delle città italiane). Una politica attenta alla ripresa della vita sociale da parte della cittadinanza è il nodo cruciale per queste problematiche. Per esempio, la possibilità di controllo non solo attraverso le telecamere, ma anche con poliziotti in borghese e mantenimento dei parchi utilizzando le associazioni formate da persone disoccupate o in cerca di lavoro, in modo da poter mostrare le loro capacità.

E oltre al degrado, quale può essere un altro problema?

La mancanza di parcheggi poi, è un altro problema non indifferente per la città: le caratteristiche geofisiche non permettono di sfruttare il sottosuolo per risolvere il problema e quindi vanno ristudiate aree adeguate di attestamento.

Anche in merito alla gestione appena sufficiente del welfare si possono dare delle indicazioni ben precise, a partire dal corretto utilizzo delle risorse ridistribuite in maniera più corretta tra bisognosi e aiutanti.

In particolare Trento potrebbe poi sviluppare un’offerta turistica differenziata per le varie fasce d’età e i diversi target culturali e sociali, cosa oggi mancante.

 Fare cultura all’interno della Lega Nord cosa significa?

Sono entrato nel mondo della cultura e del volontariato fin dalla giovane età, grazie agli insegnamenti materni; accolto all’interno della Lega Nord, ho portato avanti questa mio tipo di impegno, cogliendo la sfida di far emergere anche in Trentino l’ambito culturale della Lega. I valori dell’autodeterminazione e del federalismo sono parte integrante della cultura trentina. Purtroppo in questi ultimi decenni questa cultura è stata intaccata e lentamente smantellata. Durante questi sei anni, sia attraverso gli interventi della Circoscrizione, sia portando avanti un’associazione culturale legata al movimento, ho cercato non di dimostrare, ma di esprimere ciò che la Lega Nord porta con sé nel suo DNA. Le azioni culturali della Lega Nord sono quelle di riscoprire le nostre tradizioni, gli usi e costumi della nostra gente, che ci aiutano a comprendere meglio la nostra identità, da dove veniamo e dove possiamo e vogliamo andare, passando attraverso il ripristino di un vivere sociale che porti Trento ad essere un gioiello di civiltà.

Lei è da sempre una persona vivace culturalmente e socialmente. Una sua passione è la cultura Tibetana. Che collegamento ci può essere con il Trentino?

brosa zenPer un verso, il collegamento tra Trentino e Tibet nasce dalle montagne trentine che ricordano le cime dell’Himalaya. La storia dell’autonomia trentina si lega molto a quella (più tragica purtroppo) del popolo tibetano, che ancora oggi, dopo 60 anni di oppressione, cerca ancora la via della libertà culturale e sociale sul proprio territorio d’origine, attraverso l’autonomia all’interno dello stato cinese. La Regione Autonoma Tibetana è scritta sulla carta ma in realtà non si è mai realizzata, mentre la nostra, divenuta reale dopo i trattati, oggi rischia di scomparire.

Questa domanda, nella sua semplicità è anche un po’ provocatoria, perché non si può parlare di cultura tibetana senza parlare di buddhismo, che ne è parte integrante: negli anni mi sono sentito dire più di una volta “come fa un leghista ad essere buddhista” e viceversa. A questo punto posso dire in tutta tranquillità: se la Lega è riuscita ad esprimere il primo sindaco di colore e quindi con caratteristiche diverse dalle classiche concepite possibili per il movimento, io esprimo la mia caratteristica di guida in una visione attuale del Buddhismo, tanto cara al Dalai Lama, verso la ripresa dell’etica della vita oltre le religioni, quindi come stile di vita.

E il suo incontro con il Dalai Lama?

Questa è una domanda personale, ma per onore all’intervista cerco di rispondere in questo modo. Nel 2001 ho avuto la possibilità di conoscere Sua Santità il XIV Dalai Lama, di avvicinarmi ed addentrarmi nel mondo del Buddhismo tibetano, che già da tempo osservavo come apportatore di possibili tecniche di aiuto alle persone. Sua Santità il Dalai Lama non mi ha mai chiesto se avevo una tessera di partito, quando vado a ricevere i suoi insegnamenti.

Oggi pratico il Buddhismo all’interno di un centro nel quale viene dato aiuto a chi lo richiede, per riconoscere le proprie capacità, non attraverso lo studio della storia del buddhismo ma la messa in pratica degli insegnamenti del Buddha, per ottenere un beneficio fisico, mentale e spirituale.

Lei pensa che sia completa l’offerta culturale che viene fornita dagli organi competenti a Trento?

Accetto questa provocazione: penso che l’offerta culturale a Trento sia limitata al pensiero del centro sinistra, si pensi che mi sono sentito dire che “la cultura ed il volontariato possono essere solo di sinistra”. Mi risulta che vi sono delle onlus di impronta leghista che aiutano nei loro paesi di origine tanti popoli al fine di evitare l’effetto migrazione che non può essere sostenuto.

Quindi di che cosa manca Trento dal mio punto di vista? Di una applicazione corretta della politica culturale, decentrandola dal business creato sui problemi, reinventando tipologie di intervento sul territorio utili al miglioramento culturale, sociale e turistico della città, traendo esempio da quella cultura popolare capace di far riemergere tutto ciò che fino a 100 anni fa era fondamentale nella nostra società trentina.

 

Se Claudio Cia dovesse vincere le elezioni il prossimo maggio, lei cosa proporrebbe per la città dal punto di vista sociale e culturale?

Claudio Cia e Gianni Festini Brosa
Claudio Cia e Gianni Festini Brosa

Prima di tutto per me Claudio Cia diventa sindaco. E se la mia risposta parte con “prima di tutto i trentini” rischio di non essere ben compreso. Quindi dobbiamo tenere presente le funzioni che si vogliono dare al welfare e cioè: utilizzo del bene pubblico in funzione di uno sviluppo partitico dei consensi e quindi delle azioni sul territorio, oppure riconosciute le problematiche della gente, con un poca di fatica in più, adeguarci e ridistribuire le risorse in maniera adeguata ai bisogni reali del territorio.

Integrazione? In questi sei anni tutti i propositi fatti in Circoscrizione per migliorare questa possibilità sono falliti, non per incapacità delle commissioni, ma per il muro trovato con gli interlocutori.

La chiave per l’integrazione REALE di culture diverse (e non quella impossibile quando si accolgono immigrati in un paese in maniera indiscriminata) è l’istituzione di tavoli interculturali al fine di poter consentire a nuovi cittadini di riconoscere la possibilità di vivere nella città attraverso le regole del vivere civile, fino ad arrivare a poter rientrare nel sostegno pubblico.

Se mi chiedi una proposta direi di inserire all’interno del quartiere delle Albere, al fine di una riqualificazione del complesso, spazi dove possa essere sviluppato tutto quel settore culturale collegato al passato, al presente e al futuro, sia sotto l’aspetto ludico, spirituale e sociale. Visto che gran parte appartiene alla Chiesa e di una Fondazione non dovrebbe riuscirci difficile… così si potrà dare ampio spazio ai diversi modi di interpretare la cultura e la socialità.

Cosa ne pensa del Festival dell’Economia che interessa Trento da anni?

È solo una ridistribuzione non equa, di una quantità di denaro pubblico a disposizione della cultura e del welfare. Rivederne l’opportunità e inserimento diventa prioritario.

Un’ultima domanda: cosa significa per lei la parola militanza?

Per rispondere faccio una breve cronistoria dei miei anni nella Lega Nord Trentino: nel 2009 sono entrato nella Circoscrizione C12 eletto nelle file della Lega Nord Trentino, passato più di un anno, sono diventato “militante” ed ho cominciato a seguire passo passo tutte le vicende della Lega Nord Trentino, dando il mio contributo nei vari eventi. Quando non mi trovavo d’accordo con una decisione, il primo passo era quello di conoscerne la ragione, al fine non di dare un giudizio, ma di comprendere qual era l’azione più corretta da fare per sostenere il movimento.

Proseguendo con questa attitudine e dimostrandola sono stato scelto quale Responsabile nazionale (per il Trentino) dei gazebi per la raccolta firme per i sei Referendum nazionali della Lega e dopo l’ultimo congresso sono stato eletto nel Consiglio Nazionale e nominato Segretario Nazionale Organizzativo. Questo non mi dà vanto, anzi mi rende sempre più responsabile di qualsiasi cosa io faccio. Quindi sintetizzando il militante è colui che prima di agire comprende il perché di una decisione, diventatone consapevole, dedica totalmente se stesso alla buona riuscita dell’attività per la causa del movimento.

Michele Soliani

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