Destra e unità nazionale: il Vangelo secondo lo Sceriffo Gentilini

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Classe 1929, nato a Vittorio Veneto, Giancarlo Gentilini è un’icona di rilevante importanza della città di Treviso in quanto Sindaco eletto per due mandati di fila (dal 1994 al 2003) e successivamente nominato vice Sindaco per altri dieci anni (dal 2003 al 2013), mentre attualmente è Consigliere comunale. Fiero patriota e membro del Corpo degli Alpini, Gentilini racchiude in sé i valori della Destra e dell’unità nazionale, oltre che delle tradizioni del suo territorio a cui è orgogliosamente ancorato. Si è guadagnato la fama di Sceriffo d’Italia per il suo polso fermo nell’amministrazione della città di Treviso, divenendo in poco tempo celebre in tutta Italia.

Il Vangelo secondo Gentilini è, come ripete spesso lui medesimo, «ordine, disciplina e rispetto delle leggi», rifacendosi a quei valori che lo hanno fatto amare dai cittadini trevigiani negli ultimi vent’anni. Fiero combattente leghista, non risparmia certo qualche critica ai suoi compagni di partito quando vede nei loro comportamenti incoerenza e ingiustizia nei confronti dei cittadini. Oltre a ciò si dice ben disponibile ad ascoltare le nuove forze politiche che siano contrarie a quella che egli definisce come la «dittatura bolscevica».

Ringraziandolo per il tempo concesso, di seguito l’intervista che Giancarlo Gentilini ha gentilmente rilasciato a Secolo Trentino in occasione della manifestazione della Lega Nord a Bologna contro il Governo Renzi.

Cons. Gentilini, sulla grande manifestazione della Lega Nord a Bologna contro il Governo Renzi, come commenta il fatto che CasaPound abbia deciso di non partecipare, mentre invece presenzierà Forza Italia con Berlusconi?

Vedi, è un grande errore: bisogna coalizzare tutto il Centro-Destra, perché la dittatura bolscevica sta annullando tutto il contesto italiano. Hanno occupato i posti nella cultura, nella magistratura, nello sport, nelle comunicazioni, ecc. Ed io l’ho conosciuta la dittatura bolscevica nel ’44-’45. Non c’è spazio per gli avversari: qual è il vangelo della dittatura bolscevica? Eliminare gli avversari. E’ il nuovo islam, hai capito? Perché non è convertire, ma eliminare. Come qua a Treviso: Treviso ha compiuto il più grande errore dando la città in mano ai comunisti e ai bolscevichi, e adesso tutti quanti sono pentiti. Perché, vedi, questi non hanno dato più spazio alla voce del popolo vero. Ecco, questa è la loro filosofia: annullare l’avversario. E quindi io sono perfettamente d’accordo sul fatto che tutte le forze della Destra – anche la Destra estrema – debbano coalizzarsi per distruggere questa dittatura. Io parlo anche di “dittatura dei Prefetti”, sai? Perché certe imposizioni io non le tollero: io non sono Sindaco, ma se lo fossi mi sarei comportato ben diversamente.

Invece, sul processo che vede coinvolti Bossi e Belsito riguardo la truffa di 40 milioni di euro pubblici, è emerso che in realtà sono spartiti circa altri 19 milioni di euro sotto Maroni e Salvini, il quale ha inoltre confermato che in effetti si sono appropriati di tale somma, ma che è stata spesa «per fare attività per i cittadini» – senza tuttavia specificare quali fossero queste attività. Lei cosa ne pensa di tutta questa storia?

salvini_bossiGuarda, io ho amministrato la città di Treviso per vent’anni, e il Sindaco nuovo ha fatto fare un’indagine su cosa avesse percepito Gentilini dal Comune di Treviso: è emerso che in vent’anni il Comune ha rimborsato a Gentilini due caffè e due birre. Quindi io sono dell’avviso che chi ha “messo le mani sulla marmellata o sul miele” vada punito. Non mi interessa che sia Bossi, Salvini, o altri: se si sono appropriati di un euro dei cittadini questi vanno eliminati. Io ho detto a chi “mette le mani sulla marmellata” che io gli taglio le mani come fanno i marocchini. E’ questa la Lega gentiliniana.

E l’apertura verso il Sud con la lista Noi con Salvini come la vede?

Bè, io ho sempre pensato che l’Italia sia una e unita: quando Bossi parlava di secessione io ho sempre detto che era una boutade politica, ma anche che era una cosa irrealizzabile. Io sono un vero italiano, perché nelle grave del Piave, sul Grappa e sul Montello sono morti 600.000 uomini, e la maggior parte era della Sicilia, della Calabria, della Sardegna, ecc. Tutti quanti erano italiani e sono morti guardando il Tricolore, quindi non accetto divisioni di nessun tipo.

Quindi Lei si proclama per l’unità nazionale all’interno della Lega?

Ah, io lo sono da sempre. Quando Bossi ha esternato con quella boutade, che non mi è piaciuta, sul Tricolore nel cesso, io ho detto: «Ascolta, Umberto, io giro tutta la zona del Montello, del Piave e del Grappa, e sul caminetto delle case vedo la Madonna, il Crocifisso, ma vedo anche la foto di uno che ha sacrificato la vita». Bisogna avere timore e amore verso quelli che hanno dato la vita per la Patria, quindi non sono assolutamente d’accordo perché quelli sono morti, e io non faccio distinzioni – anche per quanto riguarda la 10^ March, i fascisti e la Milizia, tutti quanti: sono morti guardando il Tricolore. Il Tricolore annulla qualsiasi velleità politica: l’Italia e basta, ecco. Io rimango leghista, hai capito? Ma questi sono i valori della Destra: pensa che nel 1938, quando Mussolini è venuto qua a Treviso a inaugurare l’Aeroporto Ancillotto, io montavo la guardia da Balilla alla Gioventù Italiana del Littorio. Quindi a 9 anni io ero già un soldato, e mi avevano insegnato quali erano i valori per la Patria: “Dio, Patria e Famiglia”.

A tal proposito, Lei è membro del Corpo degli Alpini. Saprà che qualche giorno fa il parroco di Laghetto, a Vicenza, ha vietato agli Alpini di portare lo storico Cappello Piumato in chiesa per la commemorazione funebre di un loro compagno scomparso. Il che ci riporta all’episodio di quest’estate quando il parroco di Vittorio Veneto cambiò la tradizionale preghiera degli Alpini censurandone ogni riferimento bellico. Come commenta quest’intrusione della Chiesa nel Corpo degli Alpini?

gentilini_alpiniIo ho detto anche al Vescovo locale e a tutte le gerarchie ecclesiastiche che la sacralità degli Alpini è pari alla sacralità del Crocifisso, perché gli Alpini sono la forza che ha dato un impulso all’Italia. Quindi la preghiera degli Alpini – censurata da qualche parroco – va letta nella sua integrità: le armi a un dato momento possono servire. I Romani cosa dicevano? “Si vis pacem, para bellum”, “Se vuoi la pace, prepara la guerra”. Mai mollare, ecco: io sono un artigliere alpino, ho fatto vent’anni di Naia conducendo un mulo, pur laureato, eccettera. Ma, vedi, questa era la sacralità delle truppe alpine, che sono un baluardo. E quindi io non tollero che anche Vescovi, parroci e cardinali mettano in dubbio qual è la forza morale degli Alpini.

Tornando a noi, una grande incognita attualmente in Italia è sicuramente il MoVimento 5 Stelle, il quale si pone come forza politica antisistema, e secondo tutti gli ultimi sondaggi parrebbe che stia gradualmente aumentando il proprio consenso. Lei come vede questo movimento?

Lo vedo come un movimento di rivolta nei confronti di questo Stato centralinista esattamente come lo era la Russia di Stalin, e quindi credo che i loro voti possano contribuire a scalzare quella che è la teoria attuale del partito bolscevico e comunista.

Quindi Lei sarebbe anche disposto ad un’alleanza coi 5 Stelle?

Sì, ad un’alleanza certamente perché rappresentano una parte di popolo, e non è un popolo venduto come tanti invece lo sono, specialmente come nel partito comunista. Io non dimenticherò mai quando ascoltai con le mie orecchie da Radio Mosca qualche Onorevole del partito comunista che diceva: «Uccidete i soldati italiani». Vedi, quando io vedo la Falce e il Martello è come se mi dessero una pugnalata nel cuore, hai capito?

Così sarebbe davvero disposto ad un’alleanza col M5S? Anche se Salvini dice che il 90% dei suoi membri sono di Sinistra?

Ma sì, a un dato momento bisogna entrare nella mentalità di quel popolo che ha votato 5 Stelle e accoglierne i lati buoni – non di quelli che si mettono in piazza per farsi vedere. Io ho bisogno di moralità, ho bisogno di aiuto per i cittadini. Io ho sempre detto che prima di tutto bisogna pensare all’uomo ed alla famiglia, poi tutto il resto viene. Ecco, la mia moralità qua l’ho portata avanti per vent’anni: io ero sempre in mezzo al mio popolo, mai seduto, e il Comune di Treviso in vent’anni non è mai stato chiuso – Natale, Capodanno, Epifania, sempre aperto perché Gentilini era qua. Questo è stato il mio modo di amministrare la città di Treviso.

Quindi anche un rinnovamento morale nella politica, che oggi più che mai sembra essere assente. Qual è quindi in pillole il famoso Vangelo secondo Gentilini con cui Lei si è guadagnato la Sua fama a livello nazionale?

Io avevo quel Vangelo secondo Gentilini, Sceriffo d’Italia n. 1, che diceva: «Ordine, disciplina e rispetto delle leggi», questo era il vangelo secondo lo Sceriffo d’Italia n. 1. Io chiedevo nel 1995 che lo Stato italiano fosse uno Stato di diritto: doveva blindare tutti i confini, nessuno doveva superare le acque territoriali se non in regola con le nostre leggi. Volevo che tutto il corridoio umanitario da Trieste fino all’Austria fosse percorso dai cavalli di Frisia con i varchi e potesse entrare solo chi era in regola con le leggi dello Stato, perché io sono d’accordo che l’immigrazione è una ricchezza, ma va controllata: adesso abbiamo un esodo biblico, tanta gente che viene qua. Io rispetto i profughi, “profugo” è una parola magica, sacra, perché io nel ’45-’46 ho aiutato i profughi che venivano dall’Istria, dalla Dalmazia, e da quelle altre zone: quelli portavano sulla carne le ferite, oltre ai danni psicologici, e avevano perso tutto. Quelli erano i veri profughi. E questi qua di adesso invece tutti ragazzotti di 20-25 anni, lucidi, belli, coi telefonini e migliaia di euro tra le tasche. Ecco dove io dico che questa “dittatura dei Prefetti” deve essere eliminata: io sono d’accordo ad aiutare i profughi, ma i profughi veri.

di Giuseppe Comper

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