GRILLO E SALVINI CONTRO L’EURO: TRA I DUE LITIGANTI, NESSUNO GODE

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Matteo Salvini, Segretario LN, e Beppe Grillo, leader M5S.

Lega Nord e Movimento 5 Stelle dalla campagna elettorale delle scorse elezioni europee del 25 maggio si dichiarano apertamente partiti euroscettici, sono gli unici movimenti con un peso politico, in Italia, ad averlo fatto.

Matteo Salvini, Segretario LN, partì sin da subito a spiegare in maniera chiara e precisa il programma del suo partito una volta eletto in Europa: “Basta uro!“. Slogan che apparve su striscioni, su T-shirt, sulle ormai famose felpe di Salvini, e addirittura sul logo stesso della Lega Nord sostituendo il classico “Padania“, evidenziando una strategia comunicativa abbastanza esplicita: la fine della moneta unica europea.

Contemporaneamente Beppe Grillo, leader M5S, non puntò sin da subito su una ferrea uscita dall’Eurozona da parte dell’Italia, e non prese alcuna decisione partitica su tale questione per lasciar invece decidere ai cittadini italiani sul da farsi, promettendo però nei punti del suo programma un referendum popolare consultivo.

Anche la linea salviniana inizialmente consisteva nella raccolta firme nelle piazze italiane come petizione contro l’euro. Tuttavia poco tempo dopo il Segretario leghista si rende conto che l’iniziativa popolare non ha alcuna validità a livello legislativo: la Costituzione italiana non permette lo scioglimento di vincoli internazionali attraverso consultazioni popolari. Così Salvini cambia sistema: comincia ad avvicinarsi all’idea di poter far uscire l’Italia dall’euro vincendo alle prossime elezioni politiche nazionali italiane. Infatti, divenendo Premier, Salvini avrebbe tutto il diritto di andare in Europa e finalmente “sbattere veramente i pugni sul tavolo“, una volta per tutte.

Dal canto suo, Beppe Grillo stupisce tutti e in occasione del meeting di Italia 5 Stelle, l’evento pentastellato organizzato al Circo Massimo di Roma i giorni 10-11-12 ottobre 2014, dichiara la nuova dura linea del MoVimento definitivamente contro l’euro, confermando nel giro di alcune settimane l’inizio della raccolta firme nelle varie città italiane promessa in campagna elettorale.

Possiamo così concludere che attualmente si vede da una parte un Matteo Salvini che non cambia il cosa, ma il come, e dall’altra un Beppe Grillo che al contrario cambia il cosa, ma non cambia il come. Salvini s’è da subito dichiarato contro l’euro, e nei mesi ha cambiato i suoi mezzi per raggiungere tale obbiettivo, mentre Grillo è sfociato nel puro euroscetticismo solo di recente, ma senza alcuna intenzione di modificare i propri mezzi.

Dunque Grillo da oggi, 13 dicembre 2014, inizierà a raccogliere le firme. Mentre Salvini denuncia tale metodo, dipingendolo inutile ed “una perdita di tempo” per i medesimi motivi per cui lui stesso aveva abbandonato l’idea del referendum, Grillo ribatte dicendo che con una raccolta di minimo 50.000 firme in sei mesi sarà possibile presentare tale proposta come iniziativa di legge popolare, presentarne il disegno in Parlamento, e successivamente attendere la legge costituzionale ad hoc dalla Corte Costituzionale che indica il referendum, dopodiché all’incirca entro il dicembre 2015 i cittadini italiani potranno recarsi alle urne per dare la propria preferenza riguardante la questione euro.

In realtà entrambi i progetti per uscire dall’euro sono curiosi, interessanti, ma scarsamente applicabili alla realtà.

L’idea di Salvini di vincere alle future politiche nazionali presenta due grossi punti deboli: primo fra tutti, è che la Lega Nord, nonostante in questo determinato periodo stia sempre più crescendo nei consensi, ha scarsissime probabilità di diventare il partito-guida della politica italiana – infatti non ha mai raggiunto tale posizione in più di 20 anni che sta in Parlamento. Il secondo grosso ostacolo è molto semplice, ossia che l’Italia è ancora un Paese senza legge elettorale, che ancora non può andare al voto, in quanto il Porcellum è stato abrogato perché incostituzionale e l’Italicum è ancora arenato perché ancor più incostituzionale. Inoltre mancherebbero comunque ancora circa tre anni a fine legislatura, quindi Salvini dovrebbe comunque aspettare fino al 2018 per attuare il suo piano, a meno che non si mandi il Paese al voto non appena nasca una nuova legge elettorale – probabilità poco realistica, come ha più volte ricordato l’attuale Premier Matteo Renzi (PD).

L’idea di Grillo ha pure il suo punto debole: è vero che, come ha ricordato Salvini, le raccolte firme in Italia non hanno alcun valore concreto, ma è anche pur vero che portare un notevole numero di firme in Parlamento da cui far sbocciare una legge costituzionale che porti ad un referendum popolare è un piano concretizzabile. Grillo infatti cita il caso del 1989, anno in cui, con la stessa serie di passaggi che lui vuole ora attuare, si portò l’Italia nell’Unione Europea in pochissimo tempo. Il problema è che il codice che gestisce tali passaggi costituzionali è rimasto invariato dall”89, codice che allora funzionava bene, ma che oggi, a distanza di 25 anni – tra fine della Prima Repubblica ed inizio della Seconda, frattura in tanti partiti riuniti in grandi coalizioni, alternanza perpetua dei governi tra Centro-Destra e Centro-Sinistra, e riforme varie – è fortemente obsoleto e molto più lento di quanto il leader 5Stelle possa sperare. Il referendum consultivo può avere la sua funzione simbolica: mostrerebbe un Paese contrario alle dinamiche tecnocratiche europee, dando magari la spinta che serve ad altri Paesi UE nel fare lo stesso, ma sul piano concreto è difficilmente realizzabile. Non per la critica mossa da Salvini, ma perché i tempi della burocrazia italiana sono troppo lunghi.

Nessuno parla di alleanza o coalizione: si sa che Beppe Grillo e il Movimento 5 Stelle non stringono alcun patto con gli altri partiti politici. Tuttavia una semplice linea comune euroscettica, senza che si vincolino l’uno all’altro, permetterebbe a entrambi i leader politici di raggiungere il loro comune scopo. Perché la loro guerra personale sta dividendo  anche l’elettorato euroscettico, castrando di netto quella forza che servirebbe ad abbattere la moneta unica. Perché è bene ricordarsi che “l’unione fa la forza“.

 

di Giuseppe Comper

 

 

[Photocredit www.gadlerner.it]

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