UMBERTO BOSSI E I FONDI ILLECITI

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Umberto Bossi, padre fondatore della Lega Nord, pontidiano dalla camicia verde e con il fiore del nord nel cuore, deve rispondere allo Stato, al partito e specialmente ai suoi elettori, di appropriazione indebita e di truffa, secondo quanto si sta profilando tra i carteggi, a seguito dell’inchiesta che lo ha coinvolto insieme al figlio nell’indagine sull’uso dei fondi del partito. Altre persone rischiano dal punto di vista penale, oltre ai figli Renzo e Riccardo Bossi: Francesco Belsito, ex tesoriere, Rosi Mauro, ex vicepresidente del Senato. Chiesta l’archiviazione per la moglie Manuela Marrone e per Roberto Calderoli.

Sono stati passati “al setaccio” i conti della Lega Nord, e i movimenti privati di Umberto Bossi, come emerge dalla documentazione legale, ed è emerso che non vi sono le pezze giustificative delle spese di partito. Diciamolo chiaro, non si tratta di granaglie, ma di 40 milioni di euro, pari ai rimborsi elettorali degli anni dal 2008 al 2010. La lista della spesa privata della famiglia Bossi e degli stretti amici conniventi comprende spese ridicole e investimenti.

Emerge per l’ennesima volta, nella politica italiana, lo scandalo dell’abuso di potere di persone che, all’insaputa dell’elettorato, utilizzano fondi di rimborso a scopo personale, facendo bella figura nel dimostrare che le spese sono state sostenute personalmente, con soldi altrui. La politica condotta in via famigliare, con i soldi dello Stato, il personalismo nella carica, in alcuni partiti troppo legati ai suoi fondatori, mettono correntemente a rischio sull’uso dei fondi pubblici.

Tra gli scandali di questa sezione di politica italiana peggiorano la laurea all’estero sostanzialmente acquisita illecitamente, pagamenti per automobili affittate, acquistate o riparate, lavori edili privati, prelievi, pagamenti di tasse e emolumenti, assegni. In questo caso Umberto Bossi avrebbe passato come spese di partito anche le spese personali, non solo quelle legate alla sua attività politica.

Vanno specificate alcune piccole ragioni che possono dal punto di vista formale, anche se non intenzionale, spezzare una lancia in favore del metodo con cui erano usati i soldi: con l’avvento della moneta digitale e con l’aggiornamento della legislazione in materia bancaria, chiamato genericamente come Normativa sulla trasparenza dei fondi, la tracciabilità dei movimenti, che lo stesso Umberto Bossi e i suoi collaboratori non hanno avuto intenzione di eludere, scagionerebbe dalla tentata truffa, come dire che se i soldi sono stati usati per scopi non inerenti direttamente il partito, non è mai stato nascosto, anche se non è mai stato detto apertamente nei verbali delle riunioni di sezione.

Il dubbio che viene è che i soldi fossero così tanti da non aver mai avuto il dubbio che ne mancassero, fino a quando non sono scattate le indagini delle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria. Dal canto suo Roberto Marroni ci ha tenuto a specificare che i bilanci del partito Lega Nord e i movimenti dei soldi dei finanziamenti sono ora monitorati dal 2011 da una società esterna, da un certo punto di vista cercando di prendere immediate distanze dall’accaduto. Insomma .. l’istinto del condottiero con le difficoltà e la crisi si è affievolito, evidentemente e “Roma ladrona” avrebbe contagiato in fin dei conti anche il Senatur.

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