E Gentiloni si dimentica del referendum

Il referendum? Quale referendum? In Italia c’è stato un referendum? Paolo Gentiloni forse non ha ancora capito perché gli abbiano cambiato ufficio. Forse non sa che è il nuovo presidente del Consiglio. Ha sostituito il bugiardissimo perché quest’ultimo è stato pesantemente sconfitto in un referendum sulle riforme. Ma Gentiloni non lo sa e annuncia che proseguirà con le riforme del bugiardissimo. Fregandosene completamente del voto, netto, degli italiani. Massì, han fatto giocare i sudditi, hanno lasciato che si godessero il finto trionfo e poi tutto è tornato come prima. Avanti con le riforme come se nulla fosse successo. D’altronde Gentiloni è il degno compare di Tsipras. Il leader greco aveva chiesto ai sudditi di pronunciarsi sui diktat della troika.

I greci hanno detto No e Tsipras ha subito detto Sì. E’ la democrazia 4.0, bellezza. E chissenefrega del voto, delle idee, delle promesse. In Italia il bugiardissimo, dopo aver annunciato il ritiro dalla politica, si è creato il governo Renziloni con la sua Maria Elena Etruria messa a fianco di Gentiloni per controllare e riferire. E intanto si prepara il grande inciucio con Berlu. Incapace di riconquistare consensi, Berlu si limita a tutelare le proprietà di famiglia offrendo in cambio un pacchetto di voti. Un bell’accordo tra lui e il bugiardissimo e ci scappa anche una difesa di Mediaset contro lo straniero Bolloré. Perché i grandi capitalisti italiani si entusiasmano del mercato europeo quando si tratta di far emigrare i giovani italiani, ma si lamentano del mercato quando i francesi scalano le loro aziende grazie all’incapacità dei manager italiani.

A destra, pare incredibile, qualcosa si sta muovendo, almeno a livello di annunci di fine anno. Marcello Veneziani sogna un rilancio del Secolo d’Italia, sempre online, accompagnato da un settimanale cartaceo. Bella idea, ma le idee marciano con le gambe degli uomini e con i soldi della Fondazione. E allora bisognerà vedere quali saranno gli uomini e le donne coinvolte nell’operazione. A destra non mancano gli intellettuali, in ogni settore. Da chi si occupa di sport (ma anche di politica, di cultura, di cronaca) su Barbadillo agli esperti di storia e di letteratura come Cimmino, da economisti come Gallesi a romanzieri come Buttafuoco e Ballario. E poi centri studi di politica internazionale, analisti politici come Valle, esperti di musica, di arte. Ci sarebbe solo l’imbarazzo della scelta, anche pescando in quell’area che rifiuta, giustamente, l’etichetta di “destra” sputtanata da squallidi personaggetti. L’unico errore da evitare è di coinvolgere la solita fallimentare cricca dei soliti noti. Hanno già dato e hanno dato male (in realtà hanno preso, più che dare).

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 384 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".