Avanti al centro contro gli opposti estremismi

Avanti al centro contro gli opposti estremismi. Era uno degli slogan più utilizzati negli anni di piombo. Quando il regime si difese dalla rabbia popolare ricorrendo alle stragi di Stato e incolpando, ovviamente, i propri avversari. Erano anni di caccia alle streghe italiane mentre, in contemporanea, si irrideva alla caccia alle streghe del maccartismo yankee. Ed ora, mutatis mutandis, il gioco sporco si ripete. Si è passati dall’egemonia culturale alla narrazione ma i sistemi restano i medesimi. Non importa se, per il momento, non è stato necessario ricorrere alle stragi, agli omicidi, ai grandi scontri di piazza. Grazie al totale asservimento dell’informazione ufficiale e di una magistratura sempre meno credibile, si crea il clima di terrore anche con un fumogeno o un volantino. Il regime è riuscito a coniugare la palude con il giacobinismo (non è il caso di interrogare Il ministro Fedeli su questi argomenti, era assente quando spiegavano).

D’altronde in questa Italia dove la vigliaccheria regna sovrana, basta poco per spaventare il Paese. Il pensiero unico obbligatorio  dilaga. La censura imperversa. Per fortuna esiste una opposizione ferma, preparata, indomabile. Una opposizione che dibatte eroicamente sull’opportunità di inserire tra i candidati l’ondivaga Santanche’ o  un personaggio televisivo come Moric. Una opposizione che raggiunge vette filosofiche elevatissime quando si interroga sull’accordo tra Storace e Salvini (in attesa che qualche giornale di servizio oppure Crozza si lanci in battute sulla doppia S). Ed allora, per tranquillizzare il popolo dei moderati e dei conigli non si trova nulla di meglio del rilancio del giovane Berlu. Le cene eleganti diventano un simpatico diversivo per pensionati, l’importante è che Berlu possa vincere per puntare alla grande coalizione e ad un governo del presidente, con un tecnico alla guida del Paese. Un programma già visto? Una replica del grigiocrate Monti? Sì, ma è così tranquillizzante per il regime.

Qualche bella speculazione qui e là, un po’ di tv spazzatura, un’aggiunta di suicidi per disperazione, il completamento della distruzione della scuola affidata di nuovo a Gelmini, una politica estera in stile Alfano anche senza Alfano, così Berlu evita i rischi dell’altra volta quando aveva tentato di ampliare gli orizzonti italiani sia in Russia che in Libia. Meglio non cambiare l’immagine di una Italia pizza mafia e mandolino. È così tranquillizzante. Rilanciamo anche “italiani brava gente”, così favoriamo l’invasione incontrollata. Ma eviteremo il pericolo di fumogeni fascisti che speculano sul rancore e sulla povertà crescente. Piuttosto di lottare contro la miseria, scendiamo in piazza contro i fumogeni.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 377 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".