Altro che Salvini: quella di Di Maio è la vera schedatura

Si sono sprecate parole negative sulla proposta di Salvini di effettuare un censimento della popolazione nomade residente sul territorio italiano. C’è stata invece una proposta da parte di Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 Stelle, passata abbastanza inosservata.

Se l’idea di Salvini è stata immediatamente bollata come “razzista” e “tendente al nazifascismo” da parte dell’opposizione di sinistra, l’idea del leader pentastellato non è stata colta con lo stesso livore e con lo stesso clamore, come se fosse tutto sommato accettata da quella parte di establishment che invece ha mosso un’enorme macchina del fango per colpire il leader leghista.

In che cosa consiste questa proposta “a 5 stelle”? Anche Di Maio vuole fare un censimento: che non si però legato all’etnia o alle usanze abitative, quanto piuttosto al lavoro. Durante la puntata di Porta a Porta di ieri sera, infatti, il Vicepresidente del Consiglio nonché Ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico ha dichiarato, in risposta proprio al censimento proposto dal leader leghista, quanto segue: “Ci sono altri censimenti politici da fare, innanzitutto sui raccomandati nelle aziende dello Stato. Anche alla Rai, ad esempio“. “Nessuna azione intimidatoria – specifica il leader grillino – ma se c’è un governo del cambiamento, bisogna cambiare anche il fatto che i furbi superino gli altri“.

Una presa di posizione vicina a uno dei temi chiave del Movimento, ovvero la lotta alla corruzione. Lotta da perseguire, secondo Di Maio, con questo censimento dei raccomandati nei quali inserire chi, all’interno della macchina pubblica, ha “soffiato” il posto a chi, giovane o meno che sia, lo avrebbe meritato anche di più ma non ha avuto le possibilità sufficienti. In base a quali criteri si possa dimostrare, legalmente, di essere raccomandati, questo Di Maio non lo ha specificato. Una spiegazione che invece servirebbe come il pane, perché altrimenti il tutto rimane di troppo difficile selezione: basterà una denuncia anonima? Ci si darà dei raccomandati a vicenda? Si dovranno aspettare i tempi – lunghissimi – della giustizia? Basterà il sospetto? Soprattutto in un settore delicato come la Pubblica Amministrazione, in virtù di che cosa si potrà accusare qualcuno di essere “raccomandato”? Entrerà in vigore la cultura del sospetto, oppure verrà istituito di fianco al “censimento” una serie di normative ad hoc affinché questo sia uno strumento di controllo qualitativo e non piuttosto una lista di proscrizione?

Troppi, troppi interrogativi per una proposta che, tuttavia, è solo allo stadio embrionale. Si vedrà se questa proposta avrà più successo – anche in fase di discussione parlamentare – di quella salviniana.