Di Battista e Di Maio, leader di punta del Movimento 5 Stelle

“La strada dell’onestà ha un prezzo. Il prezzo è dover essere, sempre, senza eccezione alcuna, al di sopra di ogni sospetto. Per farlo occorre marcare le differenze tra noi e chi ci ha governato finora in modo netto. (…) Dobbiamo dare segnali forti, coraggiosi, in totale discontinuità rispetto a quelli dati dai partiti. Occorrono decisioni ferme per dimostrare che nessun infiltrato controllerà mai il M5S. E siamo pronti a tornare alle urne quando vi è il sospetto che qualcuno ci abbia provato. Noi siamo il M5S e l’esempio vale più di qualsiasi poltrona. (…) Per questa ragione chiediamo con fermezza a Rosa Capuozzo di dimettersi e far tornare ad elezioni Quarto.” Così, sul blog ufficiale di Beppe Grillo, il Movimento 5 Stelle commenta la vicenda che da giorni lo vede protagonista dei fatti di Quarto, secondo cui la camorra si sarebbe, in un primo momento (per via del consigliere De Robbio), infiltrata tra le sue fila grazie a pressioni del consigliere poi espulso.

“Pressioni politiche che contraddicevano il nostro programma“, come dichiarato anche da Alessandro di Battista, che su Facebook non esita a dire la sua, riportando la nota ufficiale del movimento.

“Non ci siamo piegati, non si è piegata Rosa Capuozzo e lo dimostrano gli atti della Procura, che nella vicenda la considerano parte lesa. Questo per noi è un vanto, la testimonianza diretta che un’altra politica, ma soprattutto un altro Paese è possibile“, si continua a leggere nella posizione ufficiale dello staff del Movimento, probabilmente in riferimento all’attacco avanzato da alcuni esponenti del PD e della stampa nazionale prima, e dallo scrittore Roberto Saviano poi.  Anche la rete non ha tardato a farsi sentire e in men che non si dica, sulla scia degli eventi e dopo l’hashtag lanciato dal movimento 5 Stelle: #NoCamorra, si è scatenata una vera e propria discussione.

Certo, l’immagine per un partito sorto dalla rete è senza dubbio importante, ma fino a che punto? E’ solo tutta una questione d’immagine? O forse l’attacco avanzato dai “media di turno” stava raffigurandone una situazione troppo altisonante, in disaccordo con quelli che da sempre sono i principi cardine del movimento stesso? Forse, proprio in virtù delle critiche, il movimento ha gettato la spugna annunciando la “resa dei conti” dichiarandosi sconfitto, preferendo chiedere le dimissioni al proprio sindaco (nonostante quest’ultimo fosse stato dichiarato parte lesa nel processo di Quarto). Un discorso certamente logico se visto dal punto di vista comunicativo, ma illogico dal punto di vista politico. E se questo può non essere il caso dei Cinque stelle, lo è certamente per altri partiti. Ma è risaputo, e il proverbio ce lo ricorda, che solitamente è sempre il bue a dar del cornuto all’asino.

E infatti sempre la nota ufficiale dei 5 Stelle dichiara : “Viviamo nel Paese delle 5 organizzazioni criminali: Cosa nostra, ‘Ndrangheta, Sacra corona unita, Camorra e oggi, anche grazie al PD, Mafia capitale. Per questo occorre essere ancor più esemplari, soprattutto a Quarto dove c’è il sospetto che alcuni voti fossero stati inquinati“, quasi a voler rimarcare quella discontinuità, nel sistema politico italiano, che contraddistingue il movimento da qualsiasi altro partito.

Una scelta senza dubbio coraggiosa, che porterà il Comune di Quarto nuovamente alle urne (forse con la stessa Rosa Capuozzo nuovamente rieletta?). Ma questa decisione, sortirà gli effetti sperati? O sarà solo un grosso buco nell’acqua dato dal timore delle critiche volute e gonfiate appositamente da terzi per far cedere il movimento? Dopotutto l’ha affermato lo stesso Di Battista prima e Di Maio poi, riportando la posizione ufficiale del Movimento: “quando una forza come il M5S cresce con tale rapidità questa può divenire appetibile, anche per chi, come la mafia, negli ultimi 30 anni è stata abituata a stringere accordi e legami con il sistema partitico di centrodestra e centrosinistra.“ Di certo comunque, per la gioia del PD (e soprattutto del centrodestra), l’immagine di Di Maio, tenuto conto delle affermazioni “feudali” avanzate precedentemente dal PD,  ne esce certamente danneggiata. La sua strada per diventare Presidente del Consiglio si fa difficile.

Non resterà che aspettare l’evolversi della situazione.

di Giuseppe Papalia

[Photocredit: corriere.it]

Comments

comments