APOLOGIA DI MATTEO RENZI

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Non tutto è perduto, stante la tanto agognata e consacrata ascesa del “nuovo che avanza“, del sindaco d’Italia, dello zelante cultore della sterzata per cambiare verso: Matteo Renzi che è stato insignito da Napolitano e si accinge a ricevere la fiducia in Parlamento, nonostante una ristrettissima ed esigua branca di opinione pubblica abbia apertamente espresso il proprio dissenso nei riguardi della nomina del giovane rampollo toscano.

Suvvia, non siate ridicoli: chi l’8 dicembre scorso avesse pronosticato che il promotore della Leopolda – dagli statisti dell’UE come Adenauer e Monnet all’intrattenitore-oratore del BangBang: la volatilità della politica – non avesse soltanto trionfato alle primarie per conquistare la presidenza della segreteria del PD ma che avesse impiantato le basi per poter assurgere al timone di un esecutivo che si sarebbe formato entro il bimestre successivo, tra qualche mese indubbiamente dovrà recitare il mea culpa per le perplessità esplicate, prostrandosi sommessamente al cospetto della sicura efficacia riformista del primo cittadino di Firenze.

Infatti, oltre la questione che sia rilevante che le strategie di Palazzo Chigi non vengano imbastite sulla base di propositi soltanto di matrice di rettifica costituzionale  (abolizione del Senato e delle Province n.d.r)  ma anche e soprattutto d’iniziativa politica e che si necessiti di una bozza di programma per gestire le redini della governance, è confortante apprendere che il neo Premier possa contare su un establishment dedito a seguire filialmente le indicazioni del suo dirigente: emblematica e gloriosa la votazione per censurare il buon Enrico con un’elevazione di badge che riporta alla memoria altri tempi e altri grandi personaggi.

L’integerrimo ed eminente Renzi mai potrebbe incorrere nell’errore di erroneamente amministrare la Cosa Pubblica, sia in termini interni che in quelli esteri, tanto è vero che la vicenda Marò con alte probabilità sarà sbrogliata sulla falsa riga della contingenza che ha visto protagonista Vladimir Luxuria con la Bonino intrepidamente scattante, malgrado abbia avuto quasi 11 mesi prima dell’arrivo del Vate del XXI secolo per occuparsene.

In conclusione merita un accenno doveroso la boutade pittoresca e pittorica che è apparsa sull’edizione internazionale del New York Times. Nella didascalia del fotomontaggio, si legge che il nostro giovane Renzi è destinato a “creare un nuovo senso di prosperità ed energia” in quella che lui stesso ha definito “palude della politica italiana”.

Alex Angelo D’Addio

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