ATREJU: CONTRADDIZIONI DI UN RINNOVATO CENTRODESTRA

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Si è svolto anche quest’anno il tradizionale appuntamento con “Atreju”, manifestazione giovanile promossa da Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale, che inaugura la stagione politica italiana.

Tema centrale della manifestazione, giunta ormai alla sua 17° edizione è stato “L’isola che c’è”, vera e propria fonte di salvezza in quell’epoca “nuova” della politica che, tra stravolgimenti vari, possa dare un approdo sicuro da cui ripartire e nel quale confrontarsi per tracciare la rotta del futuro. Un futuro nuovo, con lo scopo di ricostituire un valido centrodestra che sappia dare alternative alla solitaria e incontrastata figura di Renzi. Centrodestra, oggi più che mai privo di una figura solida dal quale ripartire, oltre che di ideali di fondo che per anni l’hanno contraddistinto.

Protagonisti dell’appuntamento “clou” della quarta giornata di questa edizione, sul dibattito “Costruire l’alternativa per non morire Renziani”, sono stati, oltre al leader di Fdi Giorgia Meloni, il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, Giovanni Toti, giornalista e politico italiano ora consigliere di Forza Italia e infine Gaetano Quagliarello, ex ministro per le riforme costituzionali nel precedente “Governo Letta” e ora coordinatore del partito Nuovo Centrodestra, guidato da Alfano.

E’ importante ricordare quanto, in questi anni, l’erosione dei confini tra destra e sinistra sia stato segno di una crisi di legittimità politica della democrazia. In molti, si sono chiesti se il vero problema, non sia da ricercarsi nella perdita dei loro valori di fondo. Valori, che se un tempo contraddistingueva i diversi connotati politici, oggi hanno lasciato posto ad altro. Ma cosa?

La crisi del sistema politico e della sua continuità ha lasciato spacchi irreversibili nei confronti delle classi dirigenti da parte del popolo, che in questi ultimi anni si è dimostrato diffidente verso le istituzioni. Un segno di tutto ciò è da ricercarsi nella svalutazione di quelle che sono le ragioni di fondo, sostituite dal vuoto più totale. Un esempio è stato proprio l’apparente del dibattito condotto dai leader di centrodestra sulla valida alternativa al “Non morire Renziani”, apparsa ai più, una vacuità.

A che scopo, infatti, condurre un dibattito sul rinnovamento di un centrodestra che sappia fornire valide alternative a un già consolidato centrosinistra “Renziano”, se due, fra i quattro esponenti che hanno preso parte al dibattito sono schierati a favore di quest’ultimo? Perché in tal caso la domanda che in molti sembrano farsi, anche se in questo caso sembrerebbe più una affermazione, è la seguente:Non è che in realtà, il nuovo centrodestra coincide con il nuovo centrosinistra?

Viste le analogie di fondo e gli assetti dei soggetti politici in questione, la domanda è lecita. Come è lecito chiedersi che utilità abbia un dibattito sul “Non morire Renziani”, se in sostanza il centrodestra è al governo con l’attuale premier e di conseguenza con il centrosinistra in generale. Un esempio? L’asse Berlusconi- Renzi sull’attuazione delle riforme (un esempio è l’Italicum), ne è la prova. Altra prova è il sostegno dato dal NCD a partecipare al Governo Renzi, nel giuramento fra i tre principali ministri dello stesso partito il 22 febbraio 2014 assieme agli altri membri del nuovo esecutivo. Quattro giorni dopo sarebbe stato designato coordinatore proprio Gaetano Quagliarello. Proprio quel Gaetano Qualgliarello che assieme ai tre leader di centrodestra ha preso parte al dibattito di Atreju. Sarà un omonimo?

Ma la cosa che sembra sfuggirci e alla quale vorremmo delle risposte è: Ha senso parlare ancora di centrodestra? Le risposte sembra averle fornite Giorgia Meloni, che ha affermato, come riportato qui:

Se si vuol essere di centrodestra non si può fare la stampella al centrosinistra. Il centrodestra va rifondato sui contenuti e Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale ha tante proposte da sottoporre ai suoi presunti alleati. Proposte e iniziative sulle quali in questi mesi ci siamo trovati da soli. La prima regola per costruire qualcosa di alternativo al Renzismo, perciò, è: il centrodestra deve fare il centrodestra e non il centrosinistra.

Chiarita questa cosa, bisognerebbe chiedersi se sia giusto ricercare un solido appoggio e un’apertura da parte della Meloni, nei confronti di Matteo Salvini. Già tempo fa si era, infatti, discusso di un percorso unificatore tra i due partiti, pur mantenendo inalterate le proprie identità. Ma di quali identità stiamo parlando? E’ innegabile un totale scontro dal punto di vista ideologico fra i due partiti. Il leader della Lega Nord ha varie volte ribadito la sua intenzione a non modificare l’articolo uno dello statuto del suo partito che prevede la svolta secessionista; visione in antitesi a quella che dovrebbe essere l’ideologia di Fratelli d’Italia. La sola proposta di vedere come reale possibilità una federazione che possa unire Fratelli d’Italia con la Lega Nord è la dimostrazione della crisi di un’ideologia politica. Ideologia totalmente contraria a un rinato partito della nazione.

Un tema quindi, dalle molteplici dissonanze, che ha visto un dibattito sulla rifondazione di un centrodestra in crisi d’identità, vittima di “battaglie di slogan” come quello del tema di cui si è discusso, basato sul vuoto più totale, di punti di riferimento senza più nulla da dire, di una rifondazione giovanile che dovrebbe camminare a testa alta con le proprie gambe, e non ci riesce.

In conclusione, un centrodestra che non è in grado oggi, di proporsi come alternativa rispetto alle politiche di Matteo Renzi, come ha dichiarato qui Gianni Alemanno che ha voluto dire la sua; giustamente.

Giuseppe Papalia.

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