Berlusconi con Mediaset vuole affossare il centrodestra

No, Berlusconi non vuole proprio tornare alla vittoria. L’idea di non poter essere lui il leader di una eventuale maggioranza di destre-centrodestra lo porta ad impegnarsi per distruggere ogni possibilità di successo. E scatena il Tg5 come arma di distruzione di ogni possibilità di accordo. Ormai il Tg principale delle reti di Berlusconi si scaglia anche contro il forzista Toti, presidente della Liguria, perché considerato troppo vicino all’odiata lega salviniana. Quel cattivissimo Toti che, rispettando le leggi italiane, vieta il burqa negli uffici pubblici: razzista e sessista. E poi il Tg5 attacca Orban, il presidente ungherese che non è alleato di Marine Le Pen ma fa parte dello stesso Ppe dove è collocata Forza Italia.

Ma Orban, per il Tg di Mimun, ha una politica sull’immigrazione troppo simile a quella sognata dalla Lega e dai Fratelli d’Italia: dunque sparare ad alzo zero. E difendere, ogni giorno e più volte al giorno, ogni invasione, ogni provvedimento a favore dei migranti. Ignorando eventuali reati commessi dalle grandi risorse ed ignorando la crescente precarietà della vita di milioni di italiani. Schierati con Marchionne e contro i lavoratori, con Soros e contro chi tutela l’identità. Emblematico il servizio per stigmatizzare i partiti populisti che utilizzavano i soldi del Parlamento europeo destinati ai collaboratori dei parlamentari per pagare proprio i collaboratori dei parlamentari. Non i famigliari (il caso della Comi), ma proprio dei collaboratori. Solo che le persone retribuite lavoravano nei collegi elettorali dei parlamentari, e non a Bruxelles.

E gli euroburocrati decidono anche come devono lavorare i politici e dove. Decidono anche cosa devono dire e mostrare, come dimostra la vicenda della Le Pen alla quale è stata tolta l’immunità parlamentare per aver mostrato i crimini dell’Isis. Altro che libertà di informazione. La libertà la decide Bruxelles sulla base dell’informazione stabilita dagli eurocialtroni. Puoi il Tg5 perdersi queste opportunità per attaccare i potenziali alleati di Berlu? Certo che no. E non importa se il cosiddetto polo sovranista ha, complessivamente, molti più voti di Forza Italia.

Se Berlusconi non può andare a comandare, meglio lasciar vincere chiunque altro. Chiunque garantisca la crescita delle reti Mediaset, chiunque difenda Piersilvio dall’assalto di Bolloré. Meglio l’alleanza con il babbo del bugiardissimo piuttosto di ritrovarsi con accordi vincenti tra Toti, Zaia e Maroni. Meglio rinunciare a vincere a Genova piuttosto di essere il numero 2 in Italia. Tanto il polo sovranista ha difficoltà ad individuare candidati credibili, di qualità, vincenti. Ma, con il Tg5, è meglio prevenire e massacrarli tutti a prescindere.

Augusto Grandi

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 352 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".