L’ultimo atto della tragedia (politica) che si sta svolgendo a Roma si è verificato ieri, quando Berlusconi ha di fatto messo fine alla corsa elettorale di Guido Bertolaso, spingendo il suo precedente pupillo, Alfio Marchini.

Una mossa che di efficace ha ben poco: infatti il candidato Marchini, se spera di acquisire i voti dei forzisti, deve anzitutto mettere in conto che il suo precedente elettorato, spinto dallo slogan “liberi dai partiti”, potrebbe definirlo incoerente; inoltre, la scelta di cambiare candidato con uno dato dai sondaggi addirittura meno votato di Bertolaso sembra quasi un “addio alle armi”.

La sostanza, in realtà, è che Berlusconi ha fatto l’ennesimo ribaltone per avvicinarsi sempre più verso il centro, nella speranza di costruire un partito più simile possibile alla Democrazia Cristiana. Lo conferma il fatto che si sia sempre dichiarato “moderato” e che Marchini abbia recentemente affermato, in un’intervista a La Repubblica, di “non essere di centrodestra”.

Marchini, infatti, non ha né una storia, né un’appartenenza politica per considerarsi di centrodestra. Scegliere lui significa, dunque, porre fine (anticipatamente) alla “Triplice Alleanza”, nata a Bologna l’8 Novembre scorso.

Ci sarà da vedere, però, come l’elettorato forzista prenderà questa decisione. Già durante le fasi dell’accordo, deputati con un forte seguito come Gasparri sostennero che la Meloni fosse l’unico nome credibile per una destra “di governo”. Indicazione non seguita, come non è stata seguita l’indicazione (soprattutto da parte dell’elettorato) di un distanziamento definitivo dai centristi come Alfano e Casini.

Ma, congetture a parte, quali sono i fatti? I fatti sono che, mentre il Movimento 5 Stelle e l’area di centrosinistra (dato per ovvio che la sinistra “radicale”, con Fassina, è anni luce indietro nella competizione elettorale) hanno presentato un candidato fortemente sostenuto sin dall’inizio; a destra continua la lotta per un candidato che possa essere vincente, con il rischio che tra Marchini, Meloni e Storace non la spunti nessuno.

Fanno sorridere, a posteriori, le accuse di aver tradito il patto, scagliate da Berlusconi a Salvini e alla Meloni, per aver “scaricato” Bertolaso. Forse si è accorto anche lui, purtroppo per la coalizione in ritardo, che le sue (enormi) competenze tecniche non sono accompagnate da altrettanto vaste competenze politiche. Una (volontaria) testardaggine che rischia di pagare carissima, nel caso in cui al ballottaggio arrivasse proprio la Meloni, il che segnerebbe un definitivo passo verso destra della coalizione.

Bertolaso, sedotto e abbandonato, resta a guardare, accettando passivamente di chiudere la sua esperienza politica. Tra una gaffe e l’altra, a partire dall’invito a “pensare a fare la mamma” rivolto alla Meloni fino alla richiesta di “aiuto per i rom”. Una figura ampiamente stimata, mandata avanti senza aiuto alcuno in una competizione elettorale troppo grande per lui. Un signore nel mondo dei lupi. Anzi, della Lupa.

Di Riccardo Ficara