BUSIN (LN) – REVERSE CHARGE: ANCHE CONFINDUSTRIA SI SVEGLIA

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“Era cosa nota l’orientamento del governo a introdurre la reverse charge, ossia l’inversione contabile IVA, anche al settore della Grande Distribuzione Organizzata (GDO).”A dirlo il deputato Filippo Busin che in merito all’argomento si è già espresso più volte in Aula come pure in VI Commissione Finanze.  Lunedì 15 dicembre in una breve nota scriveva: “Sul reverse charge si è svegliata anche Confindustria. Quando lo dicevo io in dichiarazione di voto sulla Legge di stabilità sembravo una voce nel deserto. Adesso si è capito che la reverse charge e lo Split payment altro non sono che, tradotto in parole povere, lotta all’evasione IVA a carico delle aziende, che andranno necessariamente in sofferenza di liquidità. Risulta inoltre incomprensibile alla maggior parte dei fornitori della Grande Distribuzione il pericolo evasione IVA, fenomeno che in questo settore risulta, almeno al Nord, sconosciuto. Lo Stato chiederà a questi operatori, già sottoposti a crisi di liquidità, di indebitarsi per far fronte al mancato incasso dell’IVA. I tassi di interesse su questo nuovo debito rappresenteranno di fatto una ‘nuova tassa occulta’. Per dirla con altre parole: siccome lo Stato è incapace di scovare gli evasori, affida questo compito al sistema produttivo, che a furia di essere caricato di tasse, burocrazia e oneri impropri, morirà asfissiato.”

Nota che Busin ha inviato nella risposta di solidarietà alla lettera del Presidente Franco Biraghi di Confindustria Cuneo, ricevuta il 16 dicembre dai Parlamentari. Biraghi scrive: “ricevo notizia dell’approvazione, da parte della Camera dei Deputati, del testo della legge “di stabilità” 2015, che ha recepito l’emendamento all’art.44 comma 7, il quale, in base al meccanismo del “reverse charge”, prevede che i fornitori della grande distribuzione emettano fatture senza l’applicazione dell’IVA (cessione di beni a ipermercati, supermercati e discount). Tale misura, che viene spacciata come lotta all’evasione fiscale, non consiste in altro che in un prestito forzoso e senza interessi concesso allo Stato dalle aziende che forniscono i beni di consumo alla distribuzione organizzata. La sua portata e’ devastante: moltissime imprese fornitrici resteranno senza liquidità (…)”

Prosegue Busin: “Ero una voce nel deserto quando denunciavo i rischi conseguenti, e ora che il reverse charge diventa realtà anche Confindustria si accorge dei danni conseguenti. Questo dovrebbe essere un ulteriore esempio di quali sono i portavoce veri dei problemi della nostra economia.” Busin lo scorso 12 febbraio in Aula aveva detto: “Anche il meccanismo del reverse charge, pur molto utile in alcuni casi circostanziati, se generalizzato provocherebbe conseguenze difficilmente prevedibili sulla tempistica d’incasso da parte dell’erario, per lo spostamento dello stesso nelle fasi a monte e a valle della catena del valore.”

Ribadito e sottolineato, il 28 novembre, nella Discussione generale della Legge di stabilità con chiare parole: “E il Renzi che tanto ha promesso di farsi rispettare a Bruxelles dalla sera alla mattina ha corretto in peggio, senza battere ciglio, la legge di stabilità, sottraendo risorse per lo sviluppo, tagliando ulteriormente alle regioni, inventando ulteriori meccanismi di reverse charge e Split payment che possiamo tradurre come “lotta all’evasione IVA a carico delle aziende” che, se interessate a questi due meccanismi, soffriranno tensioni di liquidità, ricorso all’indebitamento e quindi pagamento di interessi che si configurano come tasse occulte.”

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