«Purtroppo ci dobbiamo occupare del neo-senatore Massimo Mallegni (autorevole vice-presidente del gruppo di Forza Italia), ché ha ritenuto giustamente di intervenire in materia di legalizzazione delle droghe, nella fattispecie della cannabis.

Questione che è tornata un po’ all’ordine del giorno dopo una serie di tempeste (anche istituzionali) in un bicchier d’acqua relative alla cosiddetta cannabis light, cioé un prodotto che per essere meglio venduto, abili strateghi di marketing hanno assimilato alla cannabis pur non essendo una droga (così come stabilito dalle tabelle ufficiali di riferimento del ministero della Salute). Tempesta a cui si è aggiunta anche la riproposizione delle proposte legalizzatrici in materia in Parlamento. Ma è diffuso il metodo politico di costruire tempeste sui propri convincimenti, anche se questi ultimi non hanno riscontri scientifici; non solo ma dicendo – come fa anche il nostro neo-senatore – che i riscontri scientifici danno ragione alle proprie posizioni… salvo omettere quali siano e/o senza dire la caterva di altri che dicono il contrario. Ma tant’è, la politica è fatta anche di queste cose.
Riportiamo un lancio di agenzia in cui ben si sintetizza il pensiero del sen. Magnelli (1). E confutiamo i suoi declamati convincimenti profusi come verità.

Vediamo un po’:

Mallegni dice: droghe leggere e pesanti, non c’e’ differenza. “Esistono le droghe, punto, che fanno male e il cui uso, produzione e commercializzazione devono rimanere vietati”.
E’ vero, senatore, le droghe fanno male, come tutto ciò che altera l’equilibrio di un organismo. Ma nella fattispecie, cosa e quali sono le droghe? Ci ha pensato che non a caso in lingua inglese esiste un’unica parola per tutte le sostanze che modificano l’abituale funzione del nostro organismo? E’ la parola “drug”, che gli anglofoni usano anche per i “farmaci” e, quando si tratta di sostanza vietate, aggiungono l’aggettivo “illicit”. Ci sarà un motivo, oppure ci dobbiamo fermare all’ipocrisia dell’abituale uso della nostra lingua in cui con la parola “droga” si intendono sono quelle illegali, mentre per i l resto si tratta solo di “farmaci”, foss’anche la morfina, ampiamente utilizzata medicalmente come analgesico, ma il cui componente principale (papavero da oppio) è uno dei drammi del mercato clandestino (pensi solo al primo Paese produttore, l’Afghanistan, e cosa questo papavero significhi per loro, in tutti i sensi, anche quelli che, come forze internazionali di pace, ci coinvolgono). Spiegato questo, passiamo alle altre “drug” del nostro Paese: alcool e tabacco. Come la mettiamo con la sua lapidaria affermazione “esistono le droghe, punto….”? Qualcosa non torna, oppure la nostra logica umana, scientifica e politica è distorta dalla nostra presunta (come dicono quelli come lei) ricerca del piacere ad ogni costo? Se lei volesse vietare anche tutti gli alcolici e tutti i tabacchi, pur non condividendola, la comprenderemmo. Ma così come intende agire, abbiamo l’impressione che qualcosa non torni.

Poi, ci dice che vuole impedire la vendita della “cannabis light”. Siamo curiosi di vedere come dalle parole passerà ai fatti, visto che quella che abili artisti del marketing hanno chiamato “cannabis light” non è una droga. I negozi che lei vorrebbe chiudere, simili ai coffe-shop di Amsterdam, vendono del CBD (cannabidiolo), uno dei numerosi ingredienti della canapa, ma che non ha nessun effetto psicoattivo. In una parola, la CBD non è una droga. Farà nuove leggi in cui – per esempio, estremizzando, ma a rigor di logica commerciale – vieterà anche l’uso della dizione “birra analcolica” per quei prodotti che hanno un gusto simile alla birra ma senza la piccola inebrazione che la bevanda gialla provoca; ogni cosa dovrebbe avere il suo nome e se commercialmente una erbetta che si chiama “cannabis light” deve essere vietata, perché non dovrebbe essere altrettanto per una “birra analcolica”? Chi vende CBD è l’equivalente di un commerciante di vino che
vende solo succhi di frutta gassati, magari chiamandoli “vino analcolico”. Crediamo che lei voglia intervenire in materia per dimostrare che i poteri pubblici non trascurano niente sul fronte della proibizione… anche lessicale, ma – come le abbiamo fatto notare – con non pochi problemi.

Sa cosa ci sembra la sua politica? Quella che definisce droga ogni prodotto psicoattivo non difeso dalle lobby o dallo Stato (contrariamente ai vini, alcolici, birre e altre bevande alcoliche, tabacco, o anche dei farmaci).

E come guardiano di questa sua politica lei preconizza il rafforzamento di un apparato concettuale completo – noto come proibizione -, con il corollario della repressione. Ma lei sembra dimenticare che grazie a questo implacabile duetto proibizione/repressione, la gioventù italiana, e non solo, è una delle maggiori consumatrici di cannabis in Europa. Sembra proprio che quelli come lei non vogliano comprendere che la proibizione rafforza la pericolosità e l’attrattiva delle droghe perche’ le sposta nella clandestinità. I sostenitori della legalizzazione delle droghe ritengono al contrario che è proprio perché le droghe sono pericolose che vanno legalizzate (per regolamentare il loro consumo). Chi lavora per chi?
Questa nostra piccola disgressione gliela dedichiamo anche perché abbiamo un grande dubbio: ma lei ci è o ci fa? Cioé è ignorante o fa finta di esserlo? Sa perché ci buttiamo su tanta trasgressione nei confronti della sua autorevole figura istituzionale? Non riusciamo proprio a capire perché tanti ignorantoni – in base alle sue affermazioni e certezze – oggi guidano autorevoli Paesi (Canada, in primis, e poi la California, etc), che non ci sembrano propri dei traviatori di gioventù e salute pubblica. Anzi».

Vincenzo Donvito, presidente Aduc, Associazione per i diritti degli utenti e consumatori

(1) Droga: Mallegni (Fi),ci opporremo con forza a legalizzazione (ANSA) – ROMA, 11 LUG