La rinascita della Lega Nord in questi ultimi 4 anni

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La Lega Nord rappresenta un caso d’eccezione nel panorama politico nostrano, in un contesto in cui lo scenario dal 2013 ad oggi è drasticamente mutato, con un conseguente declino del centro-destra.
La crisi politica vide, tra le altre cose, uscire la Lega Nord fortemente ridimensionata alle elezioni politiche del 2013. Dopo le dimissioni di Silvio Berlusconi nel 2011 e la successione dell’economista Mario Monti, le elezioni politiche del 2013 videro contrapporsi alla coalizione di centro-sinistra quella di centro-destra, con una Lega Nord duramente colpita dagli scandali sui bilanci. Il Carroccio infatti, vide, nell’aprile del 2012, il tesoriere Francesco Belsito sotto accusa per truffa ai danni dello stato, riciclaggio e finanziamento illecito: l’avvenimento segnò ancor più il partito e la sua reputazione, portandolo ai minimi storici nel consenso da parte degli elettori. Un vero e proprio “terremoto” interno, che portò alle dimissioni anche di Renzo Bossi (già sotto accusa e agli onori della cronaca per una laurea conseguita in Albania “a sua insaputa”).
Il caso più emblematico di mutamento all’interno del centro-destra, a questo punto, fu invece rappresentato dall’”esordio” di Matteo Salvini, nel dicembre del 2013, nei ranghi alti del partito leghista, rivestendo la carica di segretario federale.
In politica dal 1990, fu visto comunque come un attore nuovo sul panorama politico nazionale e non tardò nel far parlare subito di sé. Balzato in auge per aver spodestato validi concorrenti all’interno del partito, si fece largo alle primarie interne “demolendo” Umberto Bossi, storico fondatore del partito leghista e “Presidente federale” fino al 2012 (anno che, tra le altre cose, lo vide partecipe protagonista dello scandalo della detrazione di fondi del partito a favore della sua famiglia). Altro piccolo mattone sul declino di un centro-destra attorniato da scandali e dimissioni.
Salvini, con l’82% delle preferenze, seppe imporsi e recuperare le sorti di un partito oramai sfiduciato da aspre polemiche e dal basso consenso. Improntando la Lega su una visione non più regionale, ma nazionale, decise di collocarlo all’interno di una visione politica di alleanza con le estreme destre europee (quella del Front National di Marine Le Pen o ancora l’UKIP di Nigel Farrage), in nome dell’euroscetticismo. Scagliandosi fin da subito contro le politiche sinistre del “politically correct” e orientandosi contro un sistema immigratorio clandestino, appena dopo le Europee del 2014 riportò il partito sulla soglia dell’11%, in controtendenza con molti altri partiti di destra.
Con una percentuale del 27% inoltre, il leader del Carroccio Matteo Salvini si posizionò subito a ruota di Matteo Renzi nei sondaggi sulla popolarità, con un consenso tale da poterlo consacrare leader indiscusso, finalmente in grado di porsi come controparte all’omonimo Matteo (Renzi). “Appropriarsi del centro-destra”, così come da lui ribadito non molto tempo fa, soprattutto dopo il famigerato “ventennio Berlusconiano” si sa, non era (e non è tutt’ora) cosa facile.
“Duro a morire” Salvini e la Lega hanno tuttavia saputo risorgere dalle ceneri, in una condizione politica instabile, divenendo (ad oggi) uno dei partiti cardine del centro-destra assieme a Forza Italia e Fratelli d’Italia, seppur quest’ultimo con un consenso minimo nonostante il carisma in stile “salviniano” di una più inesperta Giorgia Meloni.
La “story-line” narrativa basata su un sistema alternativo a Renzi e lo schierarsi dalla parte dei piccoli, guardando al futuro senza rimpianti nostalgici, portano il partito a maturare un’accezione espansionistica tale da ampliare la visione al Sud grazie alla Lega nel meridione dei popoli, in netto contrasto con l’ideologia fondante di Bossi.
Autonomia, immigrazione e federalismo fanno largo a temi quali ritorno al predominio delle nazioni, opposizione agli organismi comunitari, guerra all’anti-globalismo, all’ “Europa dei popoli” voluta dai movimenti socialisti, divenendo questioni sempre più comuni e condivise, almeno fino ad un certo punto. Perché, nondimeno, l’aspetto che ad oggi ha caratterizzato maggiormente il mutamento interno al partito è rappresentato soprattutto dal malcontento. La Lega Nord infatti, si è fatta più volte catalizzatrice di un rancore nascosto ai più ed esploso in quest’ultimi tempi: il fenomeno della “brexit” e dell’avanzamento dei “populismi”, così come alcuni “intellettuali” hanno definito il fenomeno, ( ma diremmo più “nazionalisti” e “conservatori”) e l’elezione di Trump, hanno fatto capire molto dell’insofferenza che i popoli si trovano a dover provare (non solo in Europa). Il ‘NO’ al referendum è stata solo l’ultima prova di forza, di un popolo che (quando gli è permesso) democraticamente è in grado di far “crollare” un sistema retto da imposizioni e accordi.
La Lega oggi si trova a dover raccogliere gli strascichi di un apparato politico fallimentare e, stando agli ultimi sondaggi, potrebbe approfittarne per emergere in uno scenario completamente ridisegnato rispetto a tre anni fa. Con la sinistra che perde terreno e le destre che avanzano. 
di Giuseppe Papalia