Congresso PLI: le elezioni spaventano, spuntano candidati blindati ed epurazioni

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Cos’è rimasto del PLI oggi? Alle soglie del XXX Congresso Nazionale  del PLI – i cui lavori sono stati avviati nel mese di Ottobre scorso – c’è un vento gelido che soffia e che impedisce al partito di rinnovare le “persone” e di dare un ampio respiro politico a un partito che, dal 1912 servì per dare spazio a un’idea di Italia unita ma indipendente dagli interessi da una parte della chiesa, grazie agli ideali del laicismo – consentendo di investire sui singoli politici lontano dalla logica delle clientele – dall’altra dei partiti di “classe sociale” investendo quindi sulle idee. E per questo ne ha sempre pagato il “prezzo politico” che significa una riduzione sensibile dei consensi elettorali.

Dire che il Partito Liberale in Italia non sia stato importante è un errore concettuale imperdonabile: le crisi sul fronte liberale sono una chiave di lettura della politica della nazione considerabile. Nei periodi in cui in Italia sono avvenuti cambiamenti storici rilevanti (impossibile non prendere in atto ad esempio il rapporto tra il fascismo e il PLI storico) la classe politica liberale, in quanto indipendente dagli interessi di “batteria” ha avuto un ruolo fondamentale nella spinta ideologica e motivazionale dei giovani. Ridurre ai numeri idee libertarie come quelle di Malagodi o Croce o Einaudi, togliendo il ruolo del politico come “ispiratore” a tratti riformista, quando serve, conservatore, se in gioco sono gli interessi politici internazionali, è riduttivo.

Certo il PLI di oggi non è più radicato nella sua veste storica del passato ante repubblicano: rifondato con l’omonimo nome e il simbolo attuale nel 1997 avrebbe dovuto segnare il passo dalla I Repubblica, con Stefano de Luca, classe ’42, attuale Presidente dal 2014 ed ex Segretaio Nazionale dal 1997. Restano le idee, o meglio restavano.

Siamo nel 2017 e la situazione si presenta diversa: con la segreteria di Giancarlo Morandi e un gruppo compattato da ormai tre Congressi sulla volontà di non investire di più sulla struttura regionale il PLI rischia di morire, su numeri di poco conto, che effettivamente diventano di scarso interesse nazionale, dato che si parla dello 0.08% espressi alle ultime politiche del solo PLI (mentre i liberali sono stati costretti ad appoggiarsi ad altri partiti di neoconio e di scarso successo; su uno stesso fronte liberale la valutazione strettamente percentuale sarebbe potuta arrivare oltre l’1% dei consensi).

Arriviamo a quanto accaduto due giorni fa a Roma, nel contesto di maggiore interesse: se si parla di liberali che votano a Roma si parla di 10.826 persone che hanno sostenuto alle passate amministrative Giorgia Meloni come Sindaco.

In vista del XXX Congresso Nazionale, con le alternative regionali note (si veda ad esempio Milano, in cui il fronte liberale riesce ad esprimere un movimento elettorale, alle ultime con Parisi) i liberali affrontano il 2017/18, data cruciale per le elezioni politiche in vista (le prime dal 2013, in cui si sono presentati Berlusconi, Grillo e Bersani, in cui i liberali erano schierati a destra con Berlusconi, moderati con Monti, indipendenti con Giannino). Ma sono le prime dopo il Referendum in Grecia, la Brexit e l’inversione USA di Trump, le prime dopo l’arrivo di M5S, una forza che certamente mette paura ai partiti.

Il voto spaventa l’Europa, ma non solo, la stampa ogni giorno, ricorda che “il voto spaventa” e lo conferma anche il PLI di oggi che pare faccia “epurazioni” per tenere ferme le carte.

Ne abbiamo parlato con il cadidato alternativo alla guida del partito, come dichiarato dallo stesso interessato nella riunione di Direzione Nazionale del 22 di febbraio: Edoardo de Blasio, classe ’75 messo da parte insieme ai suoi stessi 267 sostenitori e grazie al quale si deve, invece, il rilancio del PLI proprio in sede romana.

“Mi sono presentato persino come Sindaco di Roma per il PLI nel 2013 dopo che questa sigla era assente da decenni e fino a ieri sono stato da molti considerato come l’utile e unica alternativa al duo Morandi/deLuca” ha dichiarato de Blasio.

“Espulso per decisione – già impugnata dai miei legali – dei Probiviri, pare senza contraddittorio, generica e attaccata con il post-it senza identificativo (come se fosse un telefax di un parente) nel sito del PLI ma con una data certa, Roma 28 Marzo 2017.”

“Il PLI romano quindi, avendo meno anche in quota parte i miei iscritti in quella regione – sostiene de Blasio – ma dichiarate le ben 516 adesioni come riportava lo stesso partito in alcuni fogli rilasciati dalla Direzione Nazionale del 16 Marzo scorso, ha visto la partecipazione oceanica di poco più di 50 persone, come si nota dalle foto divulgate sullo stesso sito del PLI.”

Anomalia che anche i lettori di de Blasio hanno riportato su facebook sulla bacheca del politico: “Probab­ilmente abbiamo colto l’ennesima anomalia per chi non conosce i metodi organizzativi del PLI – si trova scritto in bacheca – premesso che la sala de Feltre ha una capienza di 85 posti a sedere saranno stati in tutto, come dalla immagine postata da lei – scrivono i commentatori a de Blasio –  55/60 partecipanti sempre sui famosi 516 iscritti, ops! Ammesso e non concesso che tutte le persone a sedere siano inscritte al PLI, Il dato politico è che in sala c’era il 10% degli iscritti. Ovviamente c’è da togliere e scremare questi 55/60 anche in virtù sia delle sue parole quando afferma che ” le altre forze politiche che sono intervenute e si sono complimentate…”, come che i non iscritti al PLI provinciale ma che sono del PLI di altre regioni.”

E ancora spiega Edoardo de Blasio: “Dopo una evidente replica di un ex dirigente del PLI Lazio che rispondeva: lavoriamo tutti!: riferendosi implicitamente al fatto che tale congresso venisse celebrato in giorni lavorativi, la persona della prima parte del commento riprendeva così: “ottimo, e meno male. E allora? Cosa si vuole affermare tra le righe? Che eravate in pochi perché avete deciso di celebrare un congresso politico durante la settimana dove anche l’ultimo degli iscritti di una lista civica sa perfettamente che si celebrano di fine settimana per garantire il massimo della partecipazione? E poi, e concludo, le pare che con 516 iscritti si fanno riunioni in proporzione così deserte anche in virtù di dare una immagine più forte a un partito dello 0, nulla?” Delle due l’una, o c’è una enorme incapacità anche organizzativa, oltre che politica, oppure ci sono 516 iscritti così, non aggiungo altro”.

Spuntano poi – nel frattempo – nuovi tesserati “interessanti” dal punto di vista strettamente politico – di quella politica tipica della I Repubblica, fatta di strascichi e di accordi interni ai partiti, insomma di sedie rotanti, tra i quali una Senatrice, Anna Cinzia Bonfrisco, una rivana a Roma, a cui si riferisce indirettamente de Blasio nella sua critica al partito; quale novità nel PLI: dal PSI craxiano a Forza Italia e al PDL, poi a Conservatori Riformisti con i fittiani, ora Gruppo Misto, ha fatto capolino tra i – sedicenti – nuovi tesserati del PLI. Di fronte a novità si cerca di fare luce: eppure cercando nelle Bibliografie non si trova nulla, impossibile pensare che l’eredità del PLI passi in mano a qualcuno che non ha prodotto nulla, politicamente parlando. Niente libri, niente storico, sostiene de Blasio: “si tratta di un lancio per una possibile alleanza con il centro destra alle politiche?”. Non sarebbe da escludere, visto l’area di commistione elettorale tra il PLI e appunto il Centro destra.

Saranno delle Elezioni Politiche Mignon! Voci di corridoio e post sui social network che non fanno tornare i conti, non si capisce cosa stia accadendo al PLI, per questo vale la pena parlarne. Un vero liberale si sentirebbe offeso di essere utilizzato come contenitore per le “frattaglie”, il PLI non è la Lega Nord e non è il M5S, non è un movimento o partito di protesta, ma un’idea, che si ha da quando si nasce a quando si muore. Impossibile non rabbrividire.

Se questo in “piccolo” visti i numeri è la cartina torna-sole dei partiti più pesanti, dal punto di vista elettorale, il destino è di essere certamente fagocitati, perché l’alternativa alla politica di partito compatta e strettamente dirigenziale – ovvero partiti che hanno una struttura nazionale ma anche territoriale – sono la Lega Nord o il Movimento 5 Stelle, che in area Europa “contano come il 2 di picche quando regna bastoni”.

Dopo vent’anni di gestione stantìa del PLI in Sede Nazionale sarebbe stato auspicabile un rinnovamento delle cariche, considerato che – nella fattispecie – la presenza di un giovane avrebbe potuto dare qualche chances al partito, per raccogliere tutti i liberali in un fronte unico.

Di Martina Cecco

Foto Nettuno (PLI) via Facebook by Massimiliano Giannocco. Si cita: agenzia di stampa AGPAR comunicato “Con estremo stupore e rammarico, ho ricevuto in data odierna e in maniera assolutamente inopinata, un provvedimento del collegio dei probiviri del Partito Liberale Italiano, che, con argomentazioni assolutamente mendaci, e prive di ogni fondamento, mi ha espulso dal partito senza neanche accennarmi e assicurarmi alcun tipo di difesa e di contraddittorio, in spregio ai più elementari principi previsti, sia dalle norme statutarie, che dalla Legge e dalla Costituzione Italiana”. Così in una nota Edoardo de Blasio, componente della Direzione Nazionale del PLI.
“Posso soltanto dire – aggiunge de Blasio – che questo provvedimento, ovviamente frutto della corrente politica avversa capitanata dagli attuali vertici del PLI, trae fondamento da una rappresentazione assolutamente falsata e artefatta di fatti accaduti tra il martedì 28 febbraio e i primi giorni del mese di marzo, relativi a un mio tentativo legittimo di portare alla sede nazionale del partito nuove adesioni per aumentare i miei consensi come candidato alla segreteria nazionale del PLI in vista del suo 30° Congresso Nazionale. Le stesse iscrizioni che successivamente, mi sono state respinte il giorno 16 di marzo durante la riunione di Direzione Nazionale, e come nel fatto precedente, con argomentazioni menzognere, false, infondate e prive di collegamento logico giuridico”. “In virtù di tutto ciò -conclude de Blasio – ho dato ampio mandato ai miei legali ,di tutelarmi in tutte le sedi più opportune”.

Martina Cecco