COSA VUOLE DAVVERO RENZI

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Più che la legge elettorale, le unioni civili e la revisione della Bossi-Fini, oggi Matteo Renzi vuole altro. Comunque la si pensi infatti l’uomo è astuto, di certo di più di molti di coloro che lo hanno preceduto nel suo ruolo di segretario, e sa bene una cosa: la longevità del governo Letta per lui è pericolosa. In ogni caso, sia che l’esecutivo lavori meglio guadagnando popolarità, sia che continui com’è iniziato: la prima eventualità metterebbe Renzi, alle prossime elezioni, nelle condizioni di dividere i meriti non con una bensì con due persone – Letta e Alfano -, mentre la seconda caricherebbe sulle spalle del sindaco di Firenze la responsabilità di aver tenuto in vita un governo deludente.

Questo a neosegretario del Pd è chiarissimo, tanto è vero che adesso mette in agenda – dicevamo poc’anzi – legge elettorale, unioni civili e revisione della Bossi-Fini, ben sapendo che, delle tre, solo la legge elettorale potrebbe miracolosamente andare in porto. Sul resto, unioni civili e revisione della Bossi-Fini, per quanto Alfano si sia detto disposto a metter mano al codice civile per nuove tutele patrimoniali e magari non straveda per l’operato Bossi e Fini, non c’è dubbio: il governo si troverebbe spaccato, Letta paralizzato e il buon Renzi, recitando la parte del riformatore ostacolato ma pronto a tornare al lavoro, potrebbe serenamente presentarsi alle elezioni con buoni consensi sui quali fare affidamento.

In buona sostanza il fatto che, per motivi diversi, Grillo e Berlusconi siano fuori dal governo e, benché rappresentati in aula, dal Parlamento in una fase di popolarità particolarmente bassa del governo letta (l’abolizione del finanziamento pubblico, solo di facciata e comunque partire dal 2017, col senno di poi, è stata un boomerang) sta mettendo fretta a Renzi. Che, non potendo pugnalare politicamente un Presidente del Consiglio del suo stesso partito, sta giocando la sola carta possibile: far saltare tutto mettendo dinamite sul tavolo. Cioè unioni civili e revisione della Bossi-Fini. La strategia dell’enfant prodigedella politica italiana è tutta qui: finire alle elezioni per non finire arrostito, tornare di nuovo al voto per capitalizzare, finché può, il suo volto nuovo.

Giuliano Guzzo

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