DI BATTISTA E IL FASCIOCOMUNISMO

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Di Battista ormai è il personaggio mediatico del momento. Ospite alle Invasioni Barbariche, noto programma di sinistra, ha affrontato un duello dialettico a colpi di fioretto che non risparmia però quella che avrebbe voluto essere la stoccata finale.

È finita la fase dell’embargo televisivo inizialmente imposto da Grillo e Di Battista è, con il suo viso pulito da bravo ragazzo e ingessato in un impeccabile completo grigio corredato da cravatta, il volto giusto da mostrare.

Un curriculum di tutto rispetto ma non va bene agli occhi della “indipendente” giornalista. Il cittadino rimane inizialmente impeccabile, afferma di aver sempre votato a Sinistra, ma da segni di cedimento quando afferma che “le persone di destra sono più preparate rispetto a quelle di sinistra”, prima, per onor di cronaca, aveva graziato anche Gianni Cuperlo.

Il tutto sembra procedere per il meglio se non fosse, gli fa notare l’intervistatrice,  lievemente irritata da quell’irreprensibilità ostentata dal suo ospite fino a quel momento, per quel papà fascista… E le telecamere immortalano l’imbarazzo del deputato stellato, sino ad allora tanto impegnato a difendere la sua identità di uomo di sinistra deluso.

Ma perché simile e momentaneo imbarazzo? Questo è dovuto a quanto affermato dal padre che, intervistato nel lontano 2010 dalla Zanzara, aveva spiegato appieno il suo pensiero:

Vittorio Di Battista: “Ho 69 anni, non 67. Non sono mica il “Tinto” io, non mi abbatto l’età. Il “Tinto”? È il famoso “conducator della Brianza”. Io l’ho chiamato già “Tinto Bass”… Bellina eh? Debbo dirle che io, malgrado la mia certissima cultura fascista – mi interrompa quando vuole – essendo un anticapitalista – e questo alla vostra radio può sembrare strano…

Cruciani: “Si figuri, qui abbiamo anche Telese…”

Di Battista: “Telese non è propriamente un appecoronato… io sono costretto, pur di battermi per le mie idee, per quella che ritengo la libertà mia di fare le mie scelte e del prossimo… Sono costretto a frequentare le zecche. I quali, per esempio, qualche anno fa, quando ci fu il Family Day del centrodestra, e debbo dire che era presente pure Gianfranco Fini… io per reazione sono andato vestito da borghese e col distintivo del fascio a fare la contromanifestazione organizzata dai radicali e dalle zecche. Mi sono trovato circondato da zecche, da radicali, da gay, da lesbiche che non mi hanno suscitato…”

Cruciani: “Ma lei, da iperfascista, è andato a frequentare queste persone… come è possibile?”

Di Battista: “Perché comunque sono persone che reclamano libertà”

Cruciani: “Ma il fascismo è il contrario della libertà, Di Battista”

Di Battista: “No, no, no Cruciani: se vuole possiamo parlare per ore e per settimane. Il fascismo non è il regime”.

Cruciani: “Voglio sapere: perché da iperfascista quale lei si è dichiarato, comunque da vecchio fascista che mai ha rinnegato quelle cose lì…

Di Battista: “Assolutamente…”

Cruciani: “Perché è andato a Mirabello a sentire Fini?”

Di Battista: “Perché volevo sentire se dopo 15 anni Fini si era accorto delle cazzate che ha fatto. Perché oggi l’emergenza non è la casa di Fini, l’emergenza sono il Tinto e i “tintini”.”

Parenzo: “Posso chiamarla camerata, non si offende?”

Di Battista: “Quello senz’altro, mi fa onore. Ho fatto un’indagine, pare che siamo rimasti in cinque, di camerati”.

Cruciani: “Spieghi a Parenzo come le è venuta l’idea di Tinto Bass?”

Di Battista: “Le ho detto che sono costretto a frequentare gli ambienti di sinistra. Andando a quella grande manifestazione di quelle zecche del popolo Viola, anche lì regolarmente in divisa da fascista…”

Cruciani: “E nessuno le diceva niente?”

Di Battista: “Qualcuno rimaneva un po’ così…”

Cruciani: “Ma divisa da fascista che vuol dire?”

Di Battista: “Beh, abito grigio, camicia nera, cravatta nera e distintivo del fascio”.

m.s.

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