DIREZIONE PD. SCONTRO TRA D’ALEMA E RENZI

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Niente da fare per la minoranza all’interno del Partito Democratico: la mozione della segreteria passa con 130 voti favorevoli, 11 astenuti, 20 contrari.

La resa dei conti nel Partito democratico sul tema del lavoro va in scena alla direzione nazionale. Dopo i dibattiti sui giornali si parla dell’articolo 18. Apre il presidente del Consiglio e lancia la sfida ai sindacati, senza escludere la possibilità di confronto.

Nel corso della direzione risponde dura la minoranza Pd, guidata da Massimo D’Alema che fa i conti in tasca all’esecutivo: ”Ho sentito frasi che hanno scarsa attinenza con la realtà. Non è vero che l’articolo 18 è un tabù da 44 anni perché è stato cambiato 2 anni fa. Questa riforma costa più di 2 miliardi e mezzo e non bastano i soldi annunciati”. Parole che Renzi non lascia scivolare via senza una replica. Nelle conclusioni il presidente del Consiglio risponde a D’Alema e gli ricorda, citandoStiglitz, che le riforme erano da mettere a punto quando l’economia del Paese era in fase di crescita. Quando, ad esempio, a Palazzo Chigi c’era D’Alema. “A me è capitato di governare quando non c’ècrescita, il presidente D’Alema ha avuto una fortuna opposta”, ha detto. E sulla differenza di vedute interne al partito spiega: “Le discussioni sono belle anche quando non siamo d’accordo. Un partito è un luogo dove si discute, anche se non si arriva a pensare nello stesso modo”. Però poi “alla fine si vota allo stesso modo in Parlamento. Questo per me era la stella polare quando non ero” alla guida del Pd, dice Renzi. Rispondendo a Bersani, che chiedeva al premier una proposta “solida e forte”, Renzi ha detto che ”il Pd sta mettendo in campo una solida e forte proposta di governo; se poi non andrà bene lo diranno cittadini, i mercati”. Rispedisce al mittente le accuse di rappresentare un governo di soli slogan (“definire il governo privo di solidità e profondità, tutto slogan e annunci è una rappresentazione che va contro la realtà dei fatti”) poi attacca i sindacati, perché “non è accettabile che non si dica che in questi anni hanno avuto una responsabilità drammatica” perché “hanno rappresentato una sola parte. Se non lo diciamo noi facciamo un danno al sindacato”, ha aggiunto parlando in Direzione.

Vota contro Civati. “Non apprezzando la relazione del segretario, non condividendo i toni e le modalità di una discussione condotta per una settimana sui media con toni da destra (e da destra non a caso apprezzatissimi), segnalando che si tratta di una mediazione parziale e tardiva (e un mezzo cambiaverso sull’articolo 18 molto pasticciato), che non vi è nessuna chiarezza sui testi normativi, nessuna definizione circa la riduzione reale dei contratti, nessun impegno sulle cose di cui la legge delega non parla, nessuna lettura degli emendamenti proposti da 40 senatori, nessun chiarimento sui rilievi di costituzionalità avanzati, nessun cenno alla questione della formazione posta in molti interventi, nessuna precisione nell’indicare le coperture nella legge di stabilità che forse è la cosa più importante.” Ha affermato l’esponente del Partito Democratico.

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