DOPO GLI SLOGAN, SERVE UNA PROPOSTA PER IL FUTURO

Di fronte alle truffe da magliaro del burattino (gli 80 euro promessi alle neomamme e scippati ai neononni, la violazione del codice del contribuente con aumenti retroattivi delle aliquote su fondi pensione e Irap), gli slogan contro l’invasione di clandestini restano validi ma non bastano più. Serve altro, serve un salto di qualità. Serve una proposta vera e credibile relativa al lavoro, al sistema sociale, al sistema pensionistico. Serve un programma credibile, e realizzabile, per la politica estera e per quella industriale. Anche a costo di scontentare qualcuno che si accontenta della protesta ma non riesce ad arrivare ad una proposta. In Italia, contrariamente a quanto si può pensare, non mancano pensatori intelligenti e proposte serie. Pensatori che il burattino considera gufi, proposte che per il nullista toscano rappresentano provocazioni passatiste. E che invece sarebbero vincenti se qualche politico e se qualche movimento avessero la capacità di ascoltare, di studiare, di approfondire. In realtà qualcuno comincia ad accorgersene. Meloni si è innamorata dell’economista e sociologo Ricolfi che sta sfornando proposte intelligenti a raffica. Ma le sfornava anche prima, inascoltato, forse perchè il libro “Il sacco del Nord” non piaceva alla Garbatella. E Salvini, guidato finalmente da un consigliere competente ed intelligente, conosce realtà come il think tank Nodo di Gordio che si occupa di questioni internazionali ad alto livello. Occorre, però, che tutte le competenze vengano messe in rete, che non restino isolate. Non importa se su alcuni temi le posizioni restano e resteranno distanti. Il contributo di idee resta comunque fondamentale. Lo ricordava recentemente Barbadillo, a proposito della necessità di proposte sullo stato sociale, sul lavoro. Perché non utilizzare le competenze della Fondazione Ugo Spirito? E quelle di Polaris? Perché non promuovere momenti di incontro tra tutte le intelligenze alternative al nulla del burattino? Non si può permettere che il futuro dell’Italia dipenda dall’esibizione delle renzine alla Leopolda. Dalla sfilata dei foraggiatori e padroni del burattino. Mentre, sul fronte opposto, non si va al di là dei cortei di protesta perché i soldi servono per i volantini e non ci sono per i libri e per mettere a confronto le idee. Mettere in rete le eccellenze dopo aver monitorato quali sono, dove sono, di cosa si occupano. Lasciando a casa i malmostosi, i professionisti del “sì, però”, gli invidiosi delle capacità altrui. Si perderà per strada qualche presuntuoso, qualche arrogante, qualcuno convinto di valere anche se non vale nulla. Pazienza. Si aggregheranno persone diverse, quelle capaci ma sottovalutate, quelle con professionalità ignorate perché fuori dai giochi. E si inizierà, finalmente, un percorso per creare una nuova classe dirigente. Non per qualche partito, ma per il Paese.

Augusto Grandi
Informazioni su Augusto Grandi 344 Articoli
Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".

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