E ora il premio Nobel per la Pace alla capitana della Sea-Watch Carola

E ora il Premio Nobel per la Pace alla Capitana della Sea-Watch Carola. Questa l’ultima proposta che, seppur non emersa ufficialmente, sembra trasparire dalle parole dell’intellighenzia di sinistra di fronte agli ultimi eventi.

Basti pensare alla delegazione parlamentare che è intenzionata ad andarla ad accogliere come un Capo di Stato a Lampedusa, con in testa Matteo Orfini del Partito Democratico. Per non parlare del blitz, compiuto mesi fa, dai tre deputati Fratoianni, Prestigiacomo e Magi, manifestando un sostegno bipartisan all’attività della Sea-Watch.

Con la decisione della “Capitana Carola” di sbarcare comunque a Lampedusa, nonostante i divieti imposti dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini, si è addirittura arrivati all’elegia della capitana. Naturalmente, dopo aver passato mesi dietro a Greta Thunberg – domanda, qualcuno l’ha più vista? – come novella paladina del mondo futuro, pronti via si cambia costume e stavolta ci si veste da Carola Rackete.

Donna, 31enne, tedesca e studente nel Regno Unito, volontaria di Greenpeace: il curriculum perfetto per la paladina apartitica di una sinistra in cerca d’autore. A Carola non sono bastati i divieti del Ministero dell’Interno di quello che è, fino a prova contraria, uno Stato sovrano; non è bastato nemmeno il divieto ratificato dalla Corte di Strasburgo. Per lei la missione di portare in Italia i migranti a bordo della Sea-Watch va portata a termine, costi quel che costi. “Ho deciso di entrare nel porto di Lampedusa. Conosco i rischi, ma i 42 naufraghi a bordo sono esausti. Li porto in salvo” afferma senza manie di protagonismo e in preda ai pericoli del mare la Capitana Carola attraverso il suo profilo Twitter.

Il post Twitter della Sea Watch

Ciliegina sulla torta, lei è una capitana che sfida il “capitano” Salvini. Melodie celestiali per un’opposizione che se c’è non si vede e non vuole farsi vedere. E lo sfida al punto da restare in mare 13 giorni con 42 persone sotto la sua custodia che non vuole portare né a Malta né in Tunisia. No, quei 42 poveri migranti devono sbarcare in Italia. Poco conta se nello stesso tempo avrebbe potuto raggiungere il porto di Amsterdam, contando che la nave batte bandiera olandese.

Non solo, Carola si schiera contro tutta l’Unione Europa: cattivone quel leghista di Christophe Castaner, Ministro fedelissimo a Macron, che ritiene le ONG “complici degli scafisti”. Cattivi quei tedeschi che hanno dato i natali alla grande Capitana e che però non danno l’ok ad accogliere i migranti a bordo della sua nave. Cattivissima l’Olanda, fino a ieri esempio di civiltà e democrazia, che però non si espone al riguardo di una nave di sua nazionalità.

Ed ecco che immediatamente Carola è accerchiata dalle potenze ultraconservatrici e che hanno perso l’umanità: Carola è una nuova Hannah Arendt secondo alcuni lettori “umani” della realtà. Donna, tedesca, attivista contro l’indifferenza e la banalità del male. Carola è l’erede intellettuale di Rosa Parks, donna e disobbediente civile. Che la Arendt e la Parks lottassero per i loro diritti, violati da leggi illiberali (nel caso della Arendt) o da climi culturali ostili (nel caso della Parks) è tutto un altro discorso.

E allora diamole questo Premio Nobel per la Pace. Portiamo l’esempio di Carola nelle scuole, nelle università. D’altronde, se l’ha potuto vincere Barack Obama solo per essere stato eletto Presidente degli Stati Uniti d’America, non si capisce perché non possa vincerlo una donna che viola le leggi e che in barba a programmi di cooperazione internazionale porta avanti un’unica battaglia. La sua.