FRANCESCO COSSIGA: IL “NON SILENZIO” DI UN PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

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In seguito alle recenti dichiarazioni di imminenti dimissioni dell’attuale storico Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, i gruppi politici parlamentari si ritrovano nuovamente di fronte al difficile compito di scegliere la persona più adatta a ricoprire la carica di Capo di Stato, colui che dovrebbe rappresentare in tutta le sua interezza la vasta eterogeneità che caratterizza un popolo come quello italiano.

Quindi, col concludersi del 2014, l’anno del “cambiamento” – che di cambiamenti ne ha visti ben pochi -, e l’avvenire del nuovo anno 2015, si può facilmente presumere che il messaggio a reti unificate rivolto alla nazione di qualche giorno fa sia l’ultimo discorso, fra una lunga serie, di Giorgio Napolitano. La domanda che infatti ora si pongono tutti è: chi sarà d’ora in avanti il prossimo Primo Cittadino a lanciare moniti dal Colle?

La risposta tutt’ora non è chiara, ma i cittadini italiani sicuramente sperano nella nomina di qualcuno che bacchetti la corruzione e l’illegalità della politica, anziché la conseguente eversione dell’antipolitica. E un modello chiaro a cui ispirarsi ce lo abbiamo, e nemmeno così tanto lontano nel tempo.

Era il 1991, e per il 31 dicembre di quell’anno il Presidente della Repubblica in carica, Francesco Cossiga, si preparava a rivolgere un originale quanto simbolico “non-discorso” di fine anno. Cossiga era famoso per l’appellativo di picconatore“, in quanto negli ultimi due anni del proprio mandato “picconava” Destra, Centro e Sinistra denunciando tutte le incongruenze e le ambiguità dell’allora classe politica, corrotta e quanto mai lontana dal popolo votante, pericolosamente vicina invece alla propria estinzione: non a caso meno di un anno dopo sarebbe esploso lo scandalo Tangentopoli e messa in moto l’operazione Mani Pulite della magistratura, che mise fine alla cosiddetta “Prima Repubblica” ed ai grandi partiti che la guidarono.

Eletto nel 1985, dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989 e la fine della Guerra Fredda, Cossiga vide ormai terminata un’era storica e sviato il pericolo dello Spettro del comunismo, capendo che l’Italia era dunque matura ad iniziare a camminare da sola, capace di concentrarsi sui propri problemi interni più che mai senza più l’invadente appoggio della superpotenza alleata occidentale oltreoceanica: insomma, cominciare un imponente percorso di riforme costituzionali in pari passo ai tempi che correvano. Ma ciò non piacque alla suddetta classe politica, che iniziò a vedere il suo Presidente della Repubblica sempre più come un corpo estraneo a quel sistema, ignorando i suoi moniti e le sue “picconate”, fino ad arrivare ad isolarlo e lasciarlo solo con se stesso.

Ed è allora verso il termine del suo mandato che Francesco Cossiga, stanco di essere messo da parte, attuò una strategia comunicativa e politica di grande effetto: dire di non dire nulla. Sentendosi imprigionato dalla spavalderia dei partiti ed inutile per il silenzio di coloro a cui egli rivolgeva i propri rimproveri, Cossiga nel suo ultimo discorso agli Italiani del 31 dicembre 1991 annunciò che non avrebbe proferito più alcuna parola, nonostante ciò andasse contro tutto il suo essere, chiedendo comunque perdono per il suo silenzio. Anche se in realtà di silenzio vero non si tratta: il suo è un tentativo, l’ultimo prima di lasciare il Quirinale, di smuovere le acque, sia nei partiti sia nell’elettorato. Affermando che c’è qualcosa di cui parlare, ma che di quel qualcosa non si può parlare, Cossiga spiazza molto più di quanto non avrebbe fatto con le sue proverbiali e classiche “picconate”: denuncia non denunciando, fa capire che c’è qualcosa che non va, ma senza specificarlo, attirando come non mai l’attenzione dei telespettatori che lo guardano attoniti nel Piccolo Schermo all’ultimo dell’anno.

Un discorso non per quanto breve, ma anzi proprio in quanto breve memorabile, che dice più di quanto non esplichi: un “non-messaggio” che non occulta, ma vela e contemporaneamente svela la reale natura immorale dell’allora classe politica, affinché siano gli stessi Italiani ad incuriosirsi ed a “picconare” in prima linea un Parlamento che li sta prendendo per i fondelli e pensando solo ai propri interessi. Questioni che oggigiorno sono più che attuali, e che il prossimo Presidente della Repubblica non dovrà dimenticare o prendere sottogamba.

 

di Giuseppe Comper

 

 

[Photocredit www.ilgiornale.it]

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