I sovranisti disorganizzati sono la garanzia di vittoria del Governo giallorosso

Forse a Salvini avrebbe fatto bene rivedere le vecchie puntate di “Quelli della notte”, soprattutto le fondamentali analisi di Catalano. 

Così, magari, il leader della Lega avrebbe scoperto che è meglio stare al governo e far approvare qualche provvedimento intelligente piuttosto di farsi confinare all’opposizione e subire la repressione di un governo giallorosso pronto a spalancare le porte all’invasione ed a censurare ogni pensiero non politicamente corretto.

Ormai, però, la frittata è fatta (come ha acutamente sottolineato Di Maio) ed è indispensabile correre ai ripari se i sovranisti/populisti vogliono salvare qualcosa e non farsi spazzare via da un Pd che ha il volto assetato di vendetta della Cirinnà. Non solo la Lega, anche la Sorella della Garbatella ed il suo cerchio romano. 

La strana coppia, insieme a Forza Botulino, governa Regioni e città. Anzi, per ora amministra Regioni e città. Forse dovrebbe appunto iniziare a governare, passando dai cassonetti dei rifiuti a delle scelte politiche che segnalino la differenza rispetto ai governi della sinistra. Quella sinistra a guida Pd che ha sempre caratterizzato politicamente le proprie scelte e le proprie azioni di governo anche a livello locale. 

Le manifestazioni a senso unico a favore dell’invasione e della cancellazione delle identità, la lotta contro la famiglia tradizionale (Bibbiano è solo la punta dell’iceberg), i festival di ogni tipo affidati esclusivamente ai compagnucci della parrocchietta: un blocco compatto ed inossidabile. Mentre i nuovi governi regionali a guida centrodestra hanno proseguito nelle nomine di avversari politici o, nel migliore dei casi, di personaggi buoni per ogni stagione, pronti a schierarsi a favore di ciò che avevano stroncato il giorno prima e che stroncheranno il giorno dopo. 

Certo, gli alibi non mancano, sempre gli stessi. Gli altri, i cattivi, non lasciano spazio nei loro giornali e nelle loro tv (chissà perché dovrebbero), gli altri protestano se organizziamo qualcosa, gli altri controllano i social e censurano i post scomodi, gli altri si ritrovano tra loro e fanno sistema. Che cattivi!

Invece i buoni, loro, non riescono neppure ad organizzare una serata culturale nel tinello di casa perché se invitano Tizio, Caio non viene. Non riescono a discutere intorno al tavolino di un bar perché loro, i buoni, non vogliono far un favore ad un altro buono. I libri di area vengono criticati senza bisogno di leggerli perché sicuramente avranno qualche difetto, però si beatificano i volumi dei cattivi. Non si promuove la mostra di uno scultore, di un pittore, di un fotografo perché c’è comunque di meglio. 

Ed allora è cosa buona e giusta che Pd e Movimento 5 Stelle governino insieme e che il Pd, avendo capacità superiori, si divori quel che rimane dei pentastellati per andare a vincere da solo quando si sentirà sicuro e si potrà votare.

Augusto Grandi
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Dopo alcune esperienze in radio e testate locali, nel 1987 è diventato redattore del quotidiano economico Il Sole 24 ORE, come corrispondente per Torino, Piemonte e Valle d'Aosta. Oltre all'ambito giornalistico si occupa di romanzi di narrativi e saggistica. Nel 1997 ha vinto il "premio giornalistico Saint-Vincent" e nel 2011 è membro della giuria del "Premio Acqui Storia" nella sezione divulgativa. Dal 2011 è senior fellow del Centro studi Nodo di Gordio con cui collabora attivamente nella stesura di diversi articoli a sfondo geopolitico. Dal 2011 sono itineranti in Italia le sue mostre fotografiche sullo sfruttamento del lavoro nel mondo e sulla condizione del lavoro femminile, realizzate nell'ambito del Festival Nazionale della Sicurezza promosso dall'associazione Elmo e dal comune di Pergine Valsugana (Trento), col patrocinio dell'OSCE. Nel 2017 ha lasciato il Sole 24 Ore e conduce la trasmissione "Il Tafano" su Electoradio e su Radio Antenna 1. Editorialista sul mensile Espansione, collabora con la testata online "ongood".