Sono arrivate le dimissioni del Sindaco di Roma Ignazio Marino. Decisive sono state le pressioni politiche esercitate da un Partito Democratico ormai stanco dei continui scandali che lo vedevano sempre al centro della cronaca politica locale e nazionale.  Si conclude dopo due anni l’esperienza presso il Comune di Roma del famoso chirurgo, un mandato iniziato con l’immagine di un Sindaco di ben altro spessore politico e umano. Celebre fu l’immagine del suo arrivo in Campidoglio sulla bicicletta. Dopo, con le prime iniziative lanciate in campagna elettorale, come ad esempio la pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali, emersero ben altre questioni.

Non ha risolto, come aveva promesso in campagna elettorale, i veri problemi che interessano la Città Eterna da decenni. Marino è stato poi al centro di numerosi scandali a partire da quello della sua Panda rossa. Il Sindaco che tanto amava andare in bici, era solito anche commettere tutta una serie di infrazioni automobilistiche in ZTL che portavano a sanzioni da lui regolarmente non pagate. Uno scandalo risolto comunque facilmente e una pubblicità non di poco conto per la casa automobilistica torinese. Dalla Panda a Mafia Capitale, poi il passo fu breve. Eppure la sua carriera politica mostrava l’immagine di una persona impegnata nella società.

Sono nato a Genova 58 anni fa, sono un chirurgo specializzato in trapianti d’organo, sono stato senatore del Partito Democratico. A 14 anni mi sono trasferito a Roma, dove mi sono iscritto al liceo classico e sono entrato negli scout. Mi sono laureato in medicina e chirurgia all’Università Cattolica e ho iniziato a lavorare al Policlinico Gemelli. La passione per i trapianti mi ha spinto a confrontarmi con altri contesti universitari e professionali. All’inizio degli Anni Ottanta, per specializzarmi, ho studiato prima in Inghilterra, a Cambridge, e poi negli USA presso la University of Pittsburgh, centro d’eccellenza mondiale per i trapianti“.

Con queste parole Ignazio Marino si è presentato ai cittadini romani nel 2013. Una bell’immagine da presentare per il Partito Democratico, ma al contempo inadeguata per svolgere il ruolo di Sindaco per una città tanto complessa e piena di problematiche quanto è Roma. La frase “Tornate nelle fogne”, da lui pronunciata lo scorso giugno alla Festa dell’Unità a Roma con riferimento alle persone di Destra,  sono state un ulteriore tassello per mostrare al mondo intero l’immagine di una persona inadeguata a rivestire un ruolo di rappresentante di tutti i cittadini. La caduta definitiva di Marino è avvenuta comunque non tanto per i funerali di Casamonica o per i viaggi all’estero, ma a causa delle spese con la carta di credito del Comune. Un fatto che potrebbe aprire all’imputazione di reati quali il peculato. Da parte sua, solo la promessa di restituire la somma. Marino ieri ha infatti affermato sui social network: “Regalo a Roma i 20mila euro spesi con la carta di credito intestata al Sindaco per rappresentanza. Sono spese fatte tutte nell’interesse di Roma, compresi quei 3.540 euro investiti nella cena con il mecenate Usmanov, arrivata alla fine di una serie di incontri che hanno portato nelle casse del Campidoglio 2 milioni di euro. Con questo gesto voglio mettere un punto alle polemiche inutili e surreali degli ultimi giorni, che non fanno bene a Roma“.

I difficili rapporti con il Papa sono stati un ulteriore motivo verso la fine della sua carriera da Sindaco. La trascrizione dei matrimoni gay non è passata inosservata nelle Sacre Stanze e lo stesso Pontefice non si è tirato indietro nelle settimane scorse a smentire il Sindaco sulle motivazioni del suo ennesimo viaggio negli USA. Quest’ultimo aveva affermato che era andato lì su richiesta del Papa. “Io non ho mai invitato il Sindaco Ignazio Marino“, erano state le pesanti parole, che suonavano come una scomunica, pronunciate dal Pontefice.

Il futuro per Roma è incerto. Difficilmente il centrosinistra riuscirà ad imporsi alle prossime elezioni amministrative; nel centrodestra circola la notizia su una possibile candidatura di Giorgia Meloni, una scelta che farà certamente comodo ai vertici leghisti. Resta anche l’opzione del M5S, una forza politica dall’alto potenziale date le loro proteste sui recenti scandali che hanno coinvolto la Città Eterna. Il candidato in pectore sembrerebbe Alessandro Di Battista anche se lui ha varie volte negato tale possibilità: una sua candidatura però sarebbe l’ideale per il futuro del movimento fondato da Beppe Grillo e da Casaleggio. Una dimostrazione che si può governare in modo onesto e retto la città di Roma galvanizzerebbe l’elettorato di centrosinistra e centrodestra. deluso dalle ultime amministrazioni. Di Battista nega, del resto sa bene che una vittoria del MoVimento 5 Stelle in una città complessa come Roma non farebbe altro che portare negli anni alla perdita di quella purezza morale che è insita nel secondo partito più grande Italia.

Michele Soliani

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