Il Collettivo Refresh accusa: “siamo vittime dei sistemi di repressione delle forze dell’ordine”

Nel comunicato si legge: "nell’ultimo periodo siamo stati più volte coinvolti in controlli del genere e la nostra risposta è stata pronta ed efficace per rompere le strategie repressive delle forze dell’ordine."

Il clima di tensione tra le forze dell’ordine e i militanti del collettivo universitario non accenna a calmarsi. L’ultima provocazione, stando a quanto si legge sulla pagina Facebook del CUR, risale allo scorso 17 maggio: durante un aperitivo da loro organizzato nel piazzale antistante il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento, le forze dell’ordine sono intervenute per controllare i documenti dei presenti. Un’azione di routine, che evidentemente è stata poco digerita dai partecipanti e dagli organizzatori.

Non si è fatto attendere infatti il comunicato, in cui accusano la Polizia, nell’adempiere al proprio dovere, di voler imprimere la propria traccia nella politica di repressione perseguita, sembra, dalla giunta provinciale attuale a trazione leghista. Una direzione che non lascerebbe spazio alla possibilità, a quanto dicono dal collettivo, di poter creare spazi di aggregazione e di cultura anche nei luoghi dove il degrado è evidente; una situazione che andrebbe peggiorandosi con il Decreto Sicurezza bis a firma Salvini.

I fatti di mercoledì scorso non sarebbero che l’ennesimo episodio di persecuzione nei confronti del Collettivo Refresh: l’ultimo risalirebbe al 24 gennaio, quando si è scontrato con i militanti della Lega durante un volantinaggio. Proprio uno dei partecipanti a quella giornata, durante la quale il CUR ha tenuto una manifestazione che non sarebbe stata autorizzata, si è visto chiedere i documenti dagli agenti “mentre beveva un succo d’arancia” in un locale del centro e accompagnato in Questura dove gli è stata notificata la mancata autorizzazione della protesta di inizio anno.

Sembra incredibile, ma i poliziotti si sono comportati seguendo la legge: possono chiedere i documenti a chiunque, purché, chiaramente, si identifichino come agenti o membri delle forze dell’ordine; se sono in borghese devono per forza esibire il tesserino.

Anche a fronte della loro presunta volontà di “costruire quotidianamente legami e intrecci che fanno ri-vivere gli spazi“, e spezzare perciò il degrado che ruota intorno a Santa Maria Maggiore e via Tommaso Gar, rimane la domanda, annosa e irrisolvibile, su come facciano quelli del CUR a non accorgersi che cadono in contraddizione nel momento in cui violano anche le norme basilari della convivenza civile con banchetti abusivi, manifestazioni non autorizzate, occupazioni di aule e via dicendo (e al tempo stesso, senza proporre nelle giuste sedi qualche iniziativa, magari condivisa con il resto della comunità), per poi lamentarsi e urlare alla repressione qualora le forze dell’ordine facciano semplicemente il loro dovere.

Dovrebbe essere chiara come il sole questa loro incoerenza. Ma forse, tirando le somme, hanno ragione loro, i rivoluzionari, che tentano di svegliare questo mondo fiacco e fascista che si poggia su una sonnolenta, quanto ipocrita, borghesia, non con battaglie culturali, ma con brandire a viva forza l’antifascismo da salotto, utile per creare confusione per le strade delle città con azioni che turbano il quieto vivere civile.

Alessandro Soldà

Alessandro Soldà
Informazioni su Alessandro Soldà 44 Articoli
È nato a Valdagno (Vicenza) nel 1996; dopo la maturità classica al liceo Pigafetta di Vicenza, studia ora Filosofia all’Università degli studi di Trento. Si occupa di filosofia, politica e società.