Il Guardian difende le politiche antieuro di Lega e 5 Stelle

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Photo Credit [Facebook]

Nelle ore in cui il governo congiunto di LegaMovimento 5 Stelle viene messo alla prova con le accuse al curriculum del candidato premier Giuseppe Conte, l’alleanza gialloverde incassa la fiducia della prestigiosa rivista britannica The Guardian.

Il quotidiano liberal, sulla sua versione online, ha pubblicato un pezzo firmato da Larry Elliott prende le difese delle politiche proposte da Salvini e Di Maio, ritenendo invece “assurde” le regole dell’eurozona, considerata dai conservatori britannici sin dagli albori una “struttura in fiamme senza uscite d’emergenza“. Una frase che, secondo Elliott, troverebbe il proprio esempio pratico nella situazione italiana.

In particolare, Elliott critica il fatto che non appena si sia reso apparente che l’Italia fosse in crisi nel contesto dell’eurozona, questa abbia cambiato le regole per far sì che lo fosse, portando a “due decadi economiche perse nelle quali gli standard di vita si sono stagnati, portando gli italiani a lasciare la politica tradizionale“. Ecco spiegato il successo dei due maggiori partiti populisti ed euroscettici, il Movimento 5 Stelle e la Lega.

L’analisi di Elliott tocca anche la possibile uscita dall’Euro, che vedrebbe un aumento del rischio per i bondi italiani. La soluzione, secondo il giornalista del quotidiano britannico, potrebbe essere un acquisto degli stessi da parte della BCE, a patto però che il governo Legastellato non esca dall’eurozona, salvando sia la faccia dell’eurozona sia il governo populista, che altrimenti perderebbe consenso qualora si riaffacci lo spettro della crisi economica.

A questo punto, conclude Elliott, il “governo del cambiamento” si trova nella stessa posizione dei governi degli ultimi vent’anni: costretti ad accettare la moneta unica perché, pur essendo svantaggiosa, uscirne sarebbe peggio. L’esempio che porta a sostegno della sua tesi il giornalista è quello della Grecia: “Ha scoperto che è un po’ tardi per dire che sarebbe stato meglio costruire l’Euro con delle uscite di emergenza. Ed è attualmente più facile per il Regno Unito – con la sua banca centrale e la sua moneta – lasciare l’Unione Europea che per l’Italia lasciare l’Euro“.

Bocciate dunque le possibilità di uscire dall’Euro, le altre politiche del governo Legastellato per quanto riguarda le tasse e la spesa sono in contrapposizione netta con le regole dell’eurozona. “Un aumento degli introiti per i cittadini, pensioni più generose e tasse ridotte“, specifica Elliott, che troverebbero una copertura in 60 miliardi all’anno, pari al 3,5% del PIL italiano. In questo modo però il rating del debito salirebbe dal 130% del PIL al 150% del PIL.

Numeri che spaventano i mercati ma che, secondo Elliott, sono inevitabili per delle politiche che riguardino i cittadini. “Il vero problema” – continua il giornalista – “è nell’euroziona e nelle sue assurde regole fiscali deflazionarie. L’Italia ha un indebitamento totale (combinato di pubblico e privato) inferiore a Regno Unito, Francia e Spagna, ma le regole dell’Unione Europea valgono solo sui problemi del debito pubblico“.

L’euro dunque, secondo Elliott, sarebbe un progetto non terminato, completabile solo con le riforme proposte da Emmanuel Macron che prevede un’unione fiscale oltre che monetaria, presieduta da un ministro dell’economia dell’eurozona. Una possibilità per l’Italia che potrebbe essere vista da Macron come un alleato per impedire che la Germania si occupi anche di questa unione. Altrimenti, il piano alternativo di Macron sarebbe quello di consentire ai membri dell’eurozona più libertà nelle politiche fiscali, cosa che la coalizione populista sta chiedendo.

Alla fine, i guai economici nati negli ultimi venti anni, non sono stati colpa né dei governi di centrodestra, né dei governi di centrosinistra, né dei governi tecnici. Anche se alcuni di questi ci hanno messo il loro “zampino”, la colpa principale è dovuta a un’Unione Europea e a una moneta unica che, nell’incertezza se restare piccole o diventare grandi, sono rimaste “adolescenti”. E per questo, incoerenti.