Il problema demografico è vitale per l’Italia, e sotto certi aspetti pari per urgenza a quello dell’immigrazione irregolare e incontrollata, che l’attuale esecutivo nella persona del Ministro dell’Interno Matteo Salvini sta cercando di contrastare in tutti i modi sia a livello nazionale che europeo; le ricette proposte dai partiti di centro sinistra e di centro, per cui solo con gli immigrati si può riuscire a contrastare questo trend negativo, non soddisfano in alcun modo il Ministro per la Famiglia e la Disabilità Lorenzo Fontana, presente ieri sera alla Festa della Lega a Pinzolo. Ha discusso del problema ai microfoni del Secolo Trentino.

Lei ha ricevuto molte critiche per essere uno strenuo difensore della famiglia naturale e dell’esistenza del padre e della madre; come risponde a coloro i quali la criticano come omofobo?

Gli altri tipi di famiglie, sinceramente, non mi interessano; sono il ministro per la famiglia ed è mio compito lavorare in tal senso: fare in modo che ci siano le condizioni per poter avere dei figli e che si creino, dunque, dei nuclei famigliari stabili al contrario di quello che sta succedendo oggi, cioè pochi figli e sempre meno coppie. Se noi non invertiamo il trend demografico, salta proprio il sistema: questo non è proprio compreso; se persisterà il calo delle nascite ci sarà un peggioramento nei conti: le due cose sembrano non collegate, in realtà nel Def è scritto a chiare lettere che fintanto che ci saranno sempre meno bambini, il debito pubblico non può che aumentare. E dunque, per diminuire il debito è necessario invertire il dato demografico. Procreare non dev’essere visto come un qualcosa di negativo, ma come un investimento. Sia per le famiglie, sia per lo Stato.

“per i giovani genitori dobbiamo lavorare anche sui prezzi per i prodotti per la prima infanzia, costano davvero troppo”, Lorenzo Fontana

Le giovani coppie, però, che vorrebbero avere un figlio devono scontrarsi con enormi problemi e difficoltà non solo di tipo economico, ma anche lavorativo. Come si può dar loro una mano?

Stiamo studiando una serie di opzioni, tra cui degli sgravi fiscali, ad esempio il primo impiego della Flat Tax potrebbe essere verso le famiglie numerose; c’è anche il quoziente famigliare. Poi dobbiamo lavorare anche sulla garanzia del posto di lavoro delle donne che vogliono diventare madri: ad oggi non è garantito niente su questo aspetto. Con Luigi Di Maio stiamo valutando delle possibili azioni da intraprendere per poter permettere alle donne e alle ragazze che vogliono crearsi una famiglia la possibilità di poter realizzare le proprie ambizioni lavorative e al contempo provvedere a curare i propri bambini. Dobbiamo, infine, concentrarci anche a cambiare la mentalità sul caso, provvedendo ad una campagna culturale sulla necessità, per lo Stato, di nuovi bambini e dall’altra parte sulla possibilità per le coppie di non dover rinunciare al salario e alla famiglia.

“non stiamo pensando di riproporre il Fertility Day”, Lorenzo Fontana

Ha fatto scalpore l’iniziativa governativa di qualche anno fa nota come Fertility Day, voi pensate di riproporla? Il Fertility Day?

Credo di no, bisogna andare più sul concreto, fare cioè cambiare mentalità sulle famiglie e sui figli, che non devono essere considerati come un peso ma sono anzi delle cose bellissime per un Paese. Sicuramente, iniziative a favore della famiglia ce ne saranno, ma speriamo di proporre, di fatto, qualcosa di concreto.

Si è lamentato dell’assenza di fondi al suo ministero, il problema è stato risolto?

Ho detto in realtà che essendo un ministero, il mio, sensibile in cui dobbiamo occuparci anche dei disabili, è necessario averte certe risorse; mi aspetto che il governo abbia la sensibilità per finanziare le politiche e le iniziative ministeriali che proporrò, altrimenti è inutile avere un ministero del genere, sarebbe come se non ci fosse. Ho solo voluto far presente che questo dicastero non è un’etichetta, visto che anzi si vuole occupare di quegli italiani che sono in difficoltà o delle famiglie, che in questo periodo storico ce ne sono sempre meno.

In tema di disabilità, il ministero ha già in mente qualche cosa a favore dei disabili?

Certo. Voglio andare a toccare la pensione di invalidità, che in questo momento ammonta a 280 euro, chiaramente insufficiente. Per esempio, quando si parla del reddito di cittadinanza io ho fatto presente agli amici grillini che se ci sono delle persone che vogliono avere il reddito di cittadinanza, almeno la pensione di invalidità dobbiamo portarla alla stessa cifra. In ogni caso, l’adeguamento della pensione di invalidità è una delle cose principali che mi propongo di fare; poi ci sono diversi altri casi particolari su cui vogliamo concentrarci, come il riconoscimento della lingua dei segni (che non è ancora riconosciuta come lingua ufficiale, ndr) per cui passeremo in Parlamento. E il car giver, e tante altre. Dobbiamo fare in modo di rendere la vita a queste persone migliore rispetto alla loro condizione attuale. Credo sia una questione di civiltà.

Alessandro Soldà