Il MOVIMENTO DELLE 5 STELLE “CADENTI”

Dal #VinciamoNoi a #VinciamoPoi. Cos'è successo? Errori imputabili ad una errata comunicazione politica?

In molti si saranno chiesti perché un movimento che aveva un consenso vasto e acclamato, qualche giorno fa ha subito un brutale colpo d’arresto. Le spiegazioni non sono semplici da ricercare ma in molti converranno con me nell’identificare questa enorme “débâcle”  in un puro e tutt’altro che scontato errore di comunicazione. Proprio così, un errore di comunicazione politica che ha portato a una vera e propria ondata di sfiducia su quelli che potevano essere i potenziali elettori del Movimento cinque stelle.

Tutti, accendendo il televisore, si saranno ritrovati confusi dai toni usati e dalla poca concretezza che quei volti, racchiusi dentro uno schermo, trasmettevano al telespettatore. Verrebbe da chiedersi se nel 2014 la politica e il politico in sé, siano veramente al servizio del popolo oppure se come già sospettato da molti critici non sia il contrario. Siamo forse arrivati al punto in cui la propaganda e gli strumenti di comunicazione altro non sono che mezzi al servizio dei fantocci politicanti e che il popolo, (che ricordiamo, dovrebbe esserne sovrano), altro non è che uno spettatore inerme e troppo spesso confuso? La sensazione dell’abbandono richiama le più tragiche commedie teatrali e non resta che rimanere basiti di fronte a simili “spettacoli” o “teatrini”. Pensare che un certo Pasolini non molto tempo fa avesse già predetto il tutto è angosciante e fa certamente riflettere. Pensare che il consenso dei partiti politici si giochi su denigrazione d’immagine e false propagande non è certo un segnale  positivo. Di quali errori si parla quindi?

In primo luogo molti mi daranno ragione nell’affermare che la televisione è la mera raffigurazione di una vera e propria gabbia di concetti, volti, maschere le quali altro non fanno che alternarsi in discorsi spesso banali, con gravi errori di fondo quali quelli di una comunicazione politica che altro non è che la raffigurazione di un talk show. Sarebbe forse questo il concetto di politica oggi? L’asso vincente di “certi partiti”? Decidere per il futuro di un paese e dei nostri rappresentanti, ma come? La bagarre mediatica, la denigrazione dell’avversario insieme al “populismo” e allo spettro dell’uscita dall’euro sono stati ingredienti di una campagna elettorale di dubbio gusto. Di un mero riflesso di disagio ormai intrinseco nella nostra società. Nessuno, tanto meno quelli del movimento cinque stelle, sono stati in grado di comunicare veri dati attendibili. Più degli insulti e della rincorsa a chi la sparava più grossa, è stato questo a mio avviso, l’errore più grave. L’esito è sotto gli occhi di tutti.

Mancanza di proposte valide che non possono essere sostituite da “guerre mediatiche” né ricorrendo alla denigrazione d’immagine, tutto ciò non basta. Come non basta alzare i toni e proclamarsi “Anti-Europeisti”,  serve concretezza, fiducia.

Ancora una volta gli italiani hanno dato il loro giudizio. Non ha vinto il migliore, ha vinto chi ha saputo trasmettere serenità in un periodo in cui ne serve veramente tanta. E se l’obbiettivo del movimento era quello di riportare fiducia e serenità nelle istituzioni forse hanno sbagliato qualcosa di non trascurabile. Se i valori e gli ideali sulla carta erano più che ottimi ora non basteranno le cinque stelle relative ad acqua, ambiente, trasporti, sviluppo ed energia a legittimarne le intenzioni. 

Giuseppe Papalia.

Informazioni su Giuseppe Papalia 162 Articoli
Iscritto all'Ordine dei Giornalisti dell'Emilia Romagna dal gennaio 2018, è caposervizio della testata giornalistica Secolo Trentino dal novembre del 2016 e tirocinante presso il quotidiano L'Arena di Verona. E' laureato in Scienze della Comunicazione con una tesi in sociologia delle comunicazioni di massa, dal titolo: "La comunicazione nell'era dello storytelling management: la narratologia nei media come strumento di controllo di massa". Attualmente frequenta il corso di laurea magistrale in Editoria e Giornalismo, con curriculum in Relazioni Pubbliche.

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