Il non superamento delle categorie destra e sinistra

Nonostante la volontà – soprattutto di alcune avanguardie- di superare le categorie “destra” e “sinistra”, esse sopravvivono. Dovrà passarne di tempo per sostituirle con “sopra” e “sotto”, come meglio s’attaglierebbe all’attuale contrapposizione fra oligarchie e popoli. Ma intanto ce le dobbiamo tenere. Almeno per capirsi. E anche perché continuano a marcare delle differenze sostanziali.
Lo spartiacque destra/sinistra rimane sul crinale dell’uguaglianza, non come scontata condizione paritaria di fronte alla legge, che nessuno mette in discussione, ma come obiettivo omologante da perseguire per la sinistra, al contrario della destra che vede nella diversità una condizione naturale da valorizzare
Ulteriore elemento di separazione è la visione dell’uomo, inteso dalla sinistra, passata da operaia a radicale, come individuo e dalla destra come persona in continuità con le generazioni.
A corollario di queste considerazioni va aggiunto che è la parola “centro” che va eliminata. Retaggio del potere della Democrazia Cristiana, che come partito-stato era insediata appunto al centro del sistema politico, il “centro” oggi è rimasto ad indicare il luogo politico di chi non sa decidere se essere di destra o di sinistra o, peggio, ha convenienza a non scegliere.
Continuare a parlare di “centro”, anche come ibridazione (“centro-destra” , “centro-sinistra”), non ha senso, è fuorviante e legittima solo un opportunismo che va cancellato.
Infine, nel nostro ragionamento non può essere ignorata l’anomalia del governo Lega-M5S, che però non deve trarre in inganno. Non si tratta infatti di un’alleanza organica fra un movimento di destra ed uno di sinistra né del un superamento di queste categorie. Le contraddizioni e gli scontri su questioni di principio e scelte politiche fra i leghisti ed i grillini ne sono la dimostrazione ed il prodromo di un fallimento a breve.
Sarà allora necessario tornare ad una normalizzazione del quadro politico, come del resto già avviene sul territorio, basata sulla dialettica “destra/sinistra”, che in un certo senso già contiene in sé gli elementi del confronto “sopra/sotto”, essendo la destra portatrice delle istanze popolari, sovranità ed identitarie e la sinistra radicale strumento delle oligarchie finanziarie, del cosmopolitismo mondialista e del meticciato.