IL RITORNO DI PASSERA

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Corrado Passera quest’anno compirà 60 anni, è nato a Como e nei primi anni ’90 è stato direttore generale della Mondadori e poi del Gruppo Espresso di De Benedetti, è stato anche coamministratore del gruppo Olivetti dove non ha lasciato un ricordo splendido. Nel 1998 il Governo Prodi lo nomina amministratore delegato di Poste Italiane Spa e nel 2002 diviene a.d di Banca Intesa.

Il nostro personaggio lascia Banca Intesa nel 2011 quando viene chiamato da Monti a guidare il Ministero dello Sviluppo Economico, Ministero sul quale francamente non ha lasciato traccia. È chiaro che un curriculum del genere e dopo essere già stato alle luci della ribalta come Ministro facciano riflettere il Passera sull’opportunità di non andare in pensione. C’è da far notare anche che tra le Poste Italiane, le banche, i buoni rapporti con Prodi e Monti e soprattutto con De Benedetti, una fetta consistente di italiani probabilmente non hanno grande simpatia per il Cavaliere del Lavoro e Grande Ufficiale dell’ordine al merito della Repubblica Italiana di cui stiamo trattando. Corrado Passera appare come un uomo equilibrato, una persona professionale che manca però totalmente del quid:se Alfano cerca il quid possiamo dire che Passera non perde nemmeno tempo nell’intento di cercarlo.

Il fatto che non brilli per carisma, o quantomeno non in politica, sembra però non interessargli, perchè i bene informati avvertono che potrebbe tornare ad occuparsi di politica, candidandosi alle europee. La data del grande ritorno dovrebbe essere il 30 Gennaio, e Passera in tale occasione dovrebbe presentare un nuovo soggetto politico, questo soggetto dovrebbe far trasparire dal proprio nome tutto lo spirito filoeuropeista del caso, il partito dovrebbe chiamarsi “ItaliaEuropa”.

È tutto ipotetico poichè Passera nell’ultimo anno, dopo non essersi candidato e aver fiutato il tracollo di Monti, ha annunciato diverse volte il suo ritorno sul palcoscenico della politica. Questa volta però dovrebbe essere la volta buona, con un progetto neocentrista che coinvolga Ichino (ormai dominus di Scelta Civica), il PLI e Fare per fermare il declino. L’idea dell’ex Ministro per lo sviluppo è quella di fiondarsi sul bacino elettorale lasciato da Monti alla balia della bagarre politica, di riformare una centro senza Casini, e così superare lo sbarramento del 4% alle europee. Alla luce del fatto che il bipolarismo è bramato dalla maggior parte degli elettori c’è da chiedersi quale sia la ragione per cui Passera abbia la pretesa di ottenere un risultato più convincente di quelle che ebbe Monti. Dalla sua ha il fatto di non essere spocchioso come il Professore, dalla sua ha anche la possibilità di non dover accettare compromessi con l’UDC, ma contro ha un’Italia che di un altro soggeto ultra europeista non ne vuole sapere, c’è già il PD a ricoprire il ruolo della sentinella di Bruxells.

Raffaele Freda

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