Meloni: “A rischio povertà 18 milioni di italiani, Renzi e M5S le vere fake news”

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“Mentre Renzi e il PD vanno in TV a dire che in Italia va tutto bene e i cinque stelle a Roma offrono 1000 euro al mese a chi accoglie un clandestino, l’Istat rivela un dato terribile: 18 milioni di italiani sono a rischio povertà o in pericolo di esclusione sociale. Con Fratelli d’Italia al Governo l’interesse del nostro popolo e dei nostri cittadini verrà prima di tutto. Per la sinistra e i cinque stelle invece la priorità non sono i poveri italiani ma foraggiare coi soldi pubblici il business all’accoglienza degli immigrati”.

Lo scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, che riprende i dati dell’ISTAT secondo cui rispetto al 2015 si registra un netto peggioramento: la quota è infatti passata dal 28,7% al 30%.

Si fanno sempre più lontani, come ammette l’Istituto di Statistica, gli obiettivi prefissati dalla strategia Europa 2020: la popolazione esposta a rischio di povertà o esclusione sociale è infatti superiore di 5.255.000 unità rispetto al target previsto.

L’Istat spiega, poi, come nel 2015, “la crescita del reddito è più intensa per il quinto più ricco della popolazione, trainata dal sensibile incremento della fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, in ripresa ciclica dopo diversi anni di flessione pronunciata”. Tali dati rivelano che la forbice tra i più benestanti e i più poveri si è allargata, con un allarmante, ulteriore, incremento delle diseguaglianze economiche.

“Da tale scenario emerge chiaramente quanto sia necessario ed urgente, per il Paese, avviare una redistribuzione dei redditi in grado di colmare i forti divari esistenti.” – dichiara Emilio Viafora Presidente di Federconsumatori.

Le misure di contrasto alla povertà devono essere accompagnate da politiche di welfare efficaci, oltre che da azioni mirate ad incrementare l’inclusione nel mondo del lavoro. La disoccupazione, infatti, rappresenta uno dei fattori decisivi nella determinazione della condizione di povertà, anche se, purtroppo, non è l’unico.

Non è un caso, infatti, che sia peggiorato anche il dato relativo alle persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa, passando dal 12,8% all’11,7%.

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