ITALIA UNICA. PASSERA LANCIA IL PARTITO DEI RICCHI

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Programma. Punto 1: individuare abbigliamento corretto per l’aperitivo a Cortina. 2: decidere se i sabot valdostani si portano d’estate con i calzettoni alzati o abbassati. 3: stabilire quale sia la marca di calzature più adatta per salire a bordo dei maxi yachts e valutare se sia possibile utilizzarla anche su yacht da poveri sotto i 2 milioni di euro di costo. 4: il possesso della Kamchatka e’ conditio sine qua non per l’iscrizione al nuovo partito? Potrebbero essere questi i punti fondamentali del programma di Italia unica, la formazione lanciata da Corrado Passera e collocata, tanto per cambiare, in quell’area confusa dei cosiddetti moderati. Quando Passera, dimenticabile ministro del governo del Grigiocrate Monti, aveva scelto la data per il lancio di Italia Unica, non poteva prevedere che avrebbe coinciso con l’elezione del presidente della Repubblica e con la morte politica di Berlu. Invece gli avvenimenti si sono sovrapposti ed i media italiani hanno sostanzialmente ignorato Italia unica. Avranno tempo per accorgersene, in un Paese che, dopo decenni e decenni, non si schioda dalla Democrazia Cristiana. Avrà un futuro il partito di Passera? Dipenderà da lui. Perché, con il suicidio di Berlu e l’inesistenza di Alfano, il centrodestra si ritrova orfano. Mentre la destra ritrova (chissà per quanto) un briciolo di iniziativa, l’area moderata che si affidava a Fi e Ncd non ha più punti di riferimento. Alfano e’ una nullità alla spasmodica ricerca di poltrone, Berlu ha svenduto il partito per far contenti i figli e portare a casa vantaggi per le aziende e per i processi. Abbastanza squallido. Lo spazio, dunque, ci sarebbe. Ma ci sono anche ostacoli rilevanti. A partire dalla presenza di Passera nel governo golpista del Grigiocrate. Quel governo che ha massacrato il ceto medio dove ora Italia Unica vorrebbe pescare i voti. Cornuti e mazziati? Prima si colpiscono le abitazioni, si tagliano le pensioni, si riduce il potere d’acquisto delle famiglie e poi si chiedono i voti? E c’è anche, a complicare la situazione, la scarsa empatia del leader. Passera non fa nulla per risultare simpatico. Appare come l’ennesimo tecnocrate che mira solo a far contenta l’Europa dei banchieri e degli speculatori a spese del ceto medio italiano, costretto a pagare sempre e soltanto. Un partito per i ricchi? E’ vero che in Italia (e non soltanto in Italia) la crisi ha ulteriormente arricchito chi era già ricco, ma i voti di questo piccolo gruppo non bastano per far vivere un partito. Ed è anche vero che gli italiani continuano a sognare di diventar ricchi, un’illusione senza fine. Ma sbattere in faccia le fortune di ex banchieri diventati politici nel momento in cui si chiedono altri sacrifici, non pare il modo migliore per attirare consensi.

Augusto Grandi

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