JOBS ACT. IL PARTITO DEMOCRATICO ROTTAMA L’ARTICOLO 18

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Tutto come previsto, Renzi ha dimostrato agli occhi dell’Europa di svolgere bene i compiti.  Durante la notte è passata la fiducia sul Jobs Acts con 165 voti favorevoli, 111 no e due astenuti, dopo una giornata di insulti, liti, crisi di coscienza e lanci di oggetti  verso il presidente Pietro Grasso.

Una giornata difficile, durante l’ora di pranzo è da registrare la bagarre causata dal Movimento 5 Stelle che ha cercato fino all’ultimo di far slittare il voto. Giovanni Endrizzi, Senatore penta stellato, nella giornata di ieri ha affermato su facebook: “Oggi il Capogruppo Petrocelli espulso perchè mostrava un foglio bianco, come la delega che il governo pretende per mettere all’angolo i diritti dei lavoratori ma soprattutto la dissidenza interna del PD. In realtà quei fogli (li troviamo ad ogni seduta sui nostri banchi) non sono “bianchi”, riportano in filigrana l’emblema della Repubblica Italiana. Anche questo è ritenuto trasgressivo ?”

Proteste e quindi una dura opposizione da parte di un Movimento che sempre di più si sta mostrando con un’anima popolare e contro il potere dell’Europa. A seguirlo nell’iniziativa anche la Lega Nord, con lancio di libri al Presidente del Senato, e Forza Italia.

“Il Senato vota un atto vuoto e sconosciuto. Un imbroglio. Il Jobs Act è un vuoto compromesso, ma Matteo Renzi lo presenta come una riforma epocale”, ha scritto su twitter il presidente dei deputati azzurri Renato Brunetta, che subito dopo aggiunge: “Con la riforma del lavoro di Renzi come sarà votata oggi i mercati non investiranno in Italia”.

Il Partito Democratico invece ha dimostrato coerenza e fedeltà al suo Segretario, ma di sicuro non al proprio elettorato. È curioso pensare che partiti ad ispirazione socialista abbiano nel secolo scorso difeso strenuamente i lavoratori mentre oggi si schierino contro di loro. I democratici, erediti dei comunisti, hanno così approvato una testo che può prevedere l’abolizione di un articolo inutile per realizzare effettivamente la ripresa. Uno slogan per la continua campagna elettorale di Matteo Renzi che ha dimostrato all’elettorato moderato di essere solo lui l’uomo del fare. Indubbiamente non si può far a meno di notare che la politica italiana ha subito dei profondi cambiamenti in un solo anno. Il bipolarismo sembra ormai un concetto superato; il Movimento 5 Stelle, nonostante gli attacchi della stampa, si sta mostrando come l’unico soggetto che nel prossimo futuro possa offrire un’alternativa al Partito Democratico.

Il centrodestra stenta a voler offrire un reale cambiamento. Un’eredita legata troppo alla figura di Berlusconi e a un partito come la Lega Nord che è ideologicamente lontano al mondo della Destra sebbene spesso proponga simili argomenti.

All’interno del Partito Democratico solo Walter Tocci ha votato la fiducia, ma poi ha presentato le sue dimissioni da Senatore. La decisione era maturata nella giornata di ieri dopo un colloquio con il capogruppo democratico Luigi Zanda. Il Democratico aveva spiegato che non avrebbe fatto mancare il proprio voto, aggiungendo che rassegnava le sue dimissioni da parlamentare subito dopo. Dal suo blog il senatore ha scritto: “I margini di maggioranza al Senato sono esigui e non ho intenzione di causare una crisi politica”. Perciò “voterò la fiducia, ma subito dopo prenderò atto dell’impossibilità’ di seguire le mie idee e mi dimetterò da senatore”. Poi precisa: si tratta di una una scelta di “coscienza, senza alcun disegno politico per il futuro”.

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