LA GRANDE BLINDATA: OBAMA A ROMA

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Nonostante alcuni abbiano ipotizzato che si trattasse di una latente manovra per dare adito all’idea che egli vigili sull’Europa oltre il bimestre elettorale, specie in una contingenza geopolitica così delicata, Barack Obama è giunto mercoledì in Italia per incontrare per la prima volta a Roma sia Papa Francesco che Matteo Renzi.   L’attesa è stata oltremodo concitata, se consideriamo che la Capitale sia stata asserragliata con lo scopo di evitare qualsiasi tipo di incombenza potesse intaccare gli appuntamenti del presidente americano: addirittura 12 ore prima del suo decollo, la cittadinanza ha riscontrato disagi nella viabilità, date le folte limitazioni di circolazione.

Il capo degli USA è arrivato in Vaticano alle 10.20, stringendo dieci minuti più tardi la mano del pontefice tra i vari flash e convenevoli di rito; il colloquio di circa un’ora si conclude con i ringraziamenti di Obama per la cordialità dimostrata dal Santo Padre e funge da prologo per il meeting al Quirinale col Presidente della Repubblica.

Alle 15 è invece di scena a Villa Madama per il bilaterale con il Primo Ministro, dove gli encomi reciproci si sono sprecati, con il premier italiano che ha apostrofato l’uomo più potente al mondo come un esempio diplomatico internazionale da emulare e con il governatore degli States che ha tenuto a ribadire quanto ammiri la progettualità dell’ex sindaco fiorentino e quanto collimino le tradizioni storiche dei due Paesi.

La giornata si è conclusa con una visita in solitaria al Colosseo. Un successo? Ai più sono sovvenuti dubbi in relazione alla dinamica dell’evento: in primis, per quale ragione il più eminente rappresentante della potenza democratica numero uno ha avallato che Roma venisse barricata in un modo inusuale, quasi come se paventasse che potesse esserci rimostranza nei suoi riguardi – dalle cronache risulta che proprio un contestatore sia stato placcato dalle forze dell’ordine per il semplice fatto che abbia recriminato sulla chiusura di via della Conciliazione; in secondo luogo, chissà cosa ne penserà Bergoglio dell’attore politico Obama, stante che debba ancora delle spiegazioni per aver adombrato la questione libica e quella siriana e alla luce dei nuovi propositi di solidarietà, trasparenza e pacificazione di Francesco.

Della conferenza stampa con Renzi di sicuro non si è fatto a meno di notare che, malgrado la stampa nostrana fosse tutta incentrata a parlare del vertice bilaterale, quella statunitense fosse invece più interessata all’incontro con il  Papa; a Roma comanda sempre lui.

Alex Angelo D’Addio

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