LA LACUNA DEL REFERENDUM VENETO

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I Veneti provano la carta dell’indipendenza per uscire dalla crisi economica. Da anni gli abitanti della regione non gradiscono l’ oberante dipendenza da Roma. Prima il sostegno alla Liga Veneta, la regione era un vero e proprio baluardo del partito di Bossi, poi quello a Grillo nel 2013. I risultati non sono ancora arrivati e si è passati all’idea di creare uno Stato autonomo.

Sono 2.360.235 i voti  che sono stati raccolti : un numero che dimostra un’inattesa e  attiva partecipazione politica in cui  è coinvolta l’ intera regione.  Un numero così grande che non può essere ignorato dal governo centrale romano. Ad  esserne il promotore è  Gianluca Busato  (a cui poi si sono aggiunti il sindaco di Silea Silvano Piazza e  di Franco Rocchetta) che già dagli anni ottanta si adopera affinché il Veneto divenisse autonomo.I risultati sono chiari ed evidenti:  l’ 89 %  dei votanti vuole il distacco da Roma. Nessuno avrebbe mai immaginato che fosse così ampiamente voluta l’ indipendenza

Alla base del referendum vi è  un rovesciamento dialettico: Roma non ha avuto alcuna oggettiva funzione di guida né ha aiutato la regione a fiorire, ha solo chiesto continuamente denari al fiero popolo veneto. Partendo da questi presupposti sono scontate le conseguenze:  la cultura patriottica e nazionalista è una mera sovrastruttura creata per giustificare il centralismo  opprimente di Roma. La base  culturale con la quale si giustifica il distacco da Roma è  anche l’ esaltazione della Repubblica di Venezia. Questa diviene il simbolo dell’ autodeterminazione del popolo veneto il quale, però, dimentica il fatto che molti veneti combatterono per l’ unità d’ Italia durante il risorgimento e molte persone provenienti dal resto d’Italia combatterono a loro volta per la difesa di Venezia, Padova e Verona durante la prima guerra mondiale.

Ma, in un momento di crisi quale questo, rievocare vecchi miti ha una funzione esorcizzante. Vengono in mente i Greci che , per  alleviare il peso  dei pessimi momenti storici, rievocavano un periodo antichissimo che definivano  età dell’ oro. Purtroppo , però , rifugiarsi dietro queste utopie non porterà alla risoluzione dei problemi  poiché bisogna affrontare direttamente gli ostacoli verso un futuro migliore senza nascondersi dietro falsi miti.

Vi è da ricordare il fatto che , per quanto dal punto di vista sia psicologico che politico, il referendum ha un grande valore; dal punto di vista giuridico, esso però non ha alcun valenza in quanto la legge non reputa tale referendum legittimo ai fini dell’ ottenimento dell’ indipendenza, il che rende poco plausibile una effettiva scissione con Roma.

Maurizio Clemente

 

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