LA RABBIA E L’ORGOGLIO DI GIANNI ALEMANNO

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Ha un solo errore da rimproverare a se stesso: “Ho sottovalutato la componente umana, dovevo fare più attenzione nella scelta della squadra, mi sono invece concentrato sulle priorità della città”. Gianni Alemanno nella serata di ieri reagisce con coraggio e umiltà alle accuse con una partecipazione a “Porta a Porta”. La linea dell’ex sindaco è chiara: “Sono estraneo, se ho sbagliato è stato nella scelta dei miei collaboratori. Anche i contributi ricevuti, tutti certificati, mi servivano per finanziare la campagna elettorale, nella quale ho perso tanti soldi miei e mi sono ritrovato più povero di quando avevo iniziato a fare il sindaco…”.

Finito sotto inchiesta per associazione a delinquere di stampo mafioso, Alemanno, da Bruno Vespa, non ci sta a passare per criminale, nega di aver mai conosciuto Massimo Carminati e rivendica la sua “storia di lotta alla mafia, che ho sempre odiato”, ma umilmente ammette: “Forse dovevo fare più attenzione nella scelta della squadra: se le accuse sono vere, i miei collaboratori hanno tradito la mia fiducia”. Per l’ex sindaco è la giornata del contrattacco mediatico. Si presenta alla Rai, accompagnato dalla moglie Isabella Rauti, per raccontare la sua versione alle telecamere di “Porta a porta” e del Tg1.

Dopo il terremoto provocato dall’operazione “Mondo di Mezzo” dei carabinieri del Ros, l’ex sindaco propone “un commissario per il comune di Roma, lo pensavo anche prima di questa vicenda”. Ma precisa: “Non uno scioglimento per infiltrazioni mafiose. C’era già una situazione di debolezza e dopo tutta questa storia credo che convenga a tutti uno scioglimento, o meglio un “auto scioglimento” come atto politico”.

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