La reazione del centrodestra alla vittoria di Macron

La sconfitta di Marine Le Pen e la contemporanea vittoria di Macron hanno comportato, inevitabilmente, reazioni da parte di molti esponenti del centrodestra italiano, abbastanza diviso nella scelta tra i due candidati.

Per quanto riguarda la Lega Nord, che aveva convintamente appoggiato Marine Le Pen e il Front National, con il quale è anche alleato in Europa nel gruppo ENF, solo il segretario federale uscente (che verrà molto probabilmente riconfermato) Matteo Salvini si è espresso, con un messaggio laconico: “Grazie Marine Le Pen, chi lotta non perde mai“.

Più “festanti” sono gli esponenti di Forza Italia: nonostante Berlusconi abbia mantenuto in parte un atteggiamento distaccato, dicendo di non apprezzare del tutto né Macron (“è un brillante tecnocrate, ma non un liberale“) né la Le Pen, la quale non condivide i valori del centrodestra italiano secondo il Cavaliere, l’indirizzo del partito era rivolto a una sconfitta della Le Pen, anche per indebolire il fronte leghista all’interno del centrodestra.

Dal fronte “lealista” il commento più lucido e in molte parti condivisibile è di Maurizio Gasparri, il quale afferma che “La vittoria di Macron è frutto dell’errore gollista di non sostituire l’azzoppato Fillon con un altro candidato“, assegnando dunque la palma di “vicitori morali” ai Les Républicains. Ma, sempre secondo Gasparri, non bisogna ignorare quel terzo di francesi che hanno scelto Marine Le Pen: “L’Europa o cambia strada e regole, o non va da nessuna parte“. Non manca, però, una tiratina d’orecchi ai sovranisti italiani, in quanto “La vicenda Le Pen dimostra che un centrodestra troppo sbilanciato su posizioni estreme non vince nemmeno quando le condizioni generali possono favorirlo“. E non gli si può dare torto: anche i due più grandi successi populisti (Brexit e Trump) derivano dalla partecipazione attiva del centrodestra moderato, con il Partito Conservatore nel Regno Unito e con il Partito Repubblicano negli States.

Giorgia Meloni ha invece puntato il dito contro i francesi, vinti dalla paura. “La paura di ribellarsi allo status quo, la paura di tornare padroni delle proprie scelte. I francesi hanno scelto il volto rassicurante del candidato del sistema“. La Meloni guarda, inoltre, al futuro confidando sul “nuovo movimento sovranista francese” che nascerà sulla base dei consensi raccolti da Marine in questa occasione.

Idea, quella del movimento sovranista “di governo” appoggiata anche da Carlo Fidanza, anche lui esponente di Fratelli d’Italia, il quale ritiene che vi sia bisogno anche in Italia di tale formazione politica. Fatto interessante, Fidanza afferma che “noi lo costruiremo“. Bisogna ora vedere con chi si costruirà.

Semplice e schietto, come il suo stile impone, è stato Maurizio Bianconi, esponente di punta di Direzione Italia, il movimento fondato da Raffaele Fitto. L’onorevole Bianconi afferma che Macron, simpaticamente definito “cocco di nonna” sarà un “disastro per l’Italia e gioia per Merkel e gli altri sopraffattori“. Anche lui non risparmia una frecciatina a Lega e FdI, affermando che la sconfitta della Le Pen è una lezione amara per i sovranisti italiani “con troppa pancia e poco cervello“.

Gianni Alemanno, leader del Movimento Nazionale, riparte dal messaggio di una nuova formazione politica lanciato dalla Le Pen, affermando che “il risultato è un monito per il centro destra italiano a ritrovare l’unità partendo dalle idee sovraniste“. Sempre meglio, però, della sinistra, “che deve attaccarsi ai tecnocrati che servono la burocrazia europea” per sperare di vincere.

Fedele alla linea lepenista, e per questo forse un po’ deluso dai progetti unitari di Marine, è Simone di Stefano (Casapound Italia) il quale non vuol sentir parlare di “alleanze con i proEurop e con i servi di Bruxelles“. “Noi restiamo a fianco del nostro popolo, con l’obiettivo di superare ampiamente il 3% ed entrare in Parlamento“, facendo intendere dunque che in caso di grandi raggruppamenti Casapound correrà da sola.

Ad eccezione di Casapound, quindi, il centrodestra (e soprattutto la destra) ha compreso che una singola forza sovranista e antieuropea non ha la possibilità di governare da sola: il gioco di alleanze è necessario e per certi versi anche fruttuoso. Sta agli esponenti del centrodestra stabilire un programma condiviso che parta dal sovranismo, certo, ma che non sfoci nel populismo antieuropeista, ormai perdente su tutti i fronti.

Riccardo Ficara