LA VERA SFIDA DELLA DESTRA E’ VINCERE SULLE “TRUPPE CAMMELLATE”

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Sabato 14 Dicembre 2013 l’assemblea degli iscritti alla Fondazione Alleanza Nazionale ha votato ad ampia maggioranza lo scongelamento del simbolo di AN. Tra i principali fautori Gianni Alemanno e Giorgia Meloni. L’operazione, secondo l’ex Sindaco di Roma, ha lo scopo di restituire una casa agli elettori di destra attraverso la formazione di un partito nazionale e popolare; la destra si rimette in cammino per riunire la sua comunità umana e politica.

La genesi di AN risale al Gennaio del 1995, diciannove anni più tardi il cammino del partito identitario riparte da una novità che in Italia è stata introdotta dalla sinistra: Le primarie. Sono ormai lontani gli anni in cui le gerarchie, i programmi e i leader venivano scelti attraverso i Congressi, gli anni in cui per pesare sulle decisioni del proprio partito era necessario essere tesserati ed aver sposato la causa, magari appartenendo ad una corrente piuttosto che ad un’altra. Gli italiani nel secolo della rivoluzione informatica, nell’era di internet non capiscono più l’esigenza di rinchiudersi in grandi assemblee per far emergere i pregi e i difetti di un movimento o per scegliere i vertici di partito. I Congressi ad oggi conservano generalmente una sola competenza ovvero la modifica dello Statuto del partito, mentre l’elezione del comitato centrale o segreteria, del leader e la definizione della linea politica avviene attraverso modi diversi. Negli ultimi anni sappiamo che le funzioni non riguardanti lo Statuto sono state svolte in maniera diametralmente opposta nei due principali partiti italiani PDL e PD. Se il centrodestra si affidava al carisma e alle leadership incontrastabile di Berlusconi, il PD invece procedeva mediante la consumazione delle elezioni primarie.
La destra risorta celebrerà le primarie, è la volontà della base a pesare su tale decisione oltre all’innegabile fascino che tale formula ha su Giorgia Meloni.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia afferma:”vogliamo vincere le battaglie del presente e del futuro sotto la guida di coloro che saranno scelti da un congresso aperto e celebrato con il metodo delle primarie, accettando la sfida del ricambio e del merito”.
Le primarie della destra italiana avranno luogo a fine Gennaio quando dovranno essere scelti il simbolo per le Europee di Maggio ed il presidente del Movimento, un mese più tardi si procederà all’elezione dei dirigenti regionali e provinciali. Giorgia Meloni ci tiene a precisare che ha in mente delle primarie “più aperte possibile perchè è il nostro popolo che ce lo chiede. Bisogna avere l’umiltà di tornare per le strade”.
Le elezioni primarie appaiono la soluzione migliore per un movimento che vuole radicarsi sul territorio, che non ha la sindrome da partito leggero e che deve effettuare un importante ricambio generazionale per poter essere credibile. Bisogna considerare che l’epopea di Silvio sembra essere al tramonto e quindi il centrodestra tutto potrebbe essere costretto ad affidarsi alle primarie non potendo più contare unicamente sul carisma, la forza economica e la grande mediaticità del Cavaliere. Per valutare la formula delle elezioni primarie bisogna mettere sul piatto della bilancia due aspetti fondamentali, uno negativo ed uno positivo, quello negativo sta nel rischio di veder celebrato un rito fatto da truppe cammellate, ovvero da piccoli capibastone locali, che per la sete di potere potrebbero sacrificare un atto di grande democrazia, quello positivo risiede invece nell’incredbile vicinanza e fiducia che la politica riesce a dimostrare verso i cittadini ed i propri elettori chiedendogli di partecipare attivamente alle sorti del nuovo partito nazionale. Se gli attuali vertici della destra italiana riusciranno ad essere inclusivi e a garantire una partecipazione massiccia alle primarie sarà certamente scongiurato il pericolo delle “truppe cammellate” e assisteremo ad un momento di grande legittimazione della classe politica.

Raffaele Freda

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