L’altra faccia del massacro di Srebrenica

23 anni dal massacro di SrebrenicaIbran Mustafić, ex deputato del Partito dell’Azione Democratica e veterano di guerraha deciso di dare la sua versione dei fatti riguardo quella strage: ad organizzare l’uccisione di oltre mille civili bosniaci musulmani sarebbero stati il Presidente della Bosnia-Erzegovina Alija Izetbegović e quello statunitense Bill Clinton, per far ricadere la colpa sui Serbi.

Tale affermazione da parte di Mustafić è contenuta nel suo libro, Caos Pianificato, la cui uscita, anche se avvenuta ormai nel 2008, risulta interessante non soltanto per il peso delle affermazioni ivi contenute, ma anche per come è stato trattato dai media mainstream.

La copertura è stata nulla, a fronte di un evento che nel 1995 sconvolse l’intera Europa e che ogni luglio richiama al memoriale di Srebrenica non soltanto i politici serbi o bosniaci, ma anche quelle persone che in questo villaggio hanno perso un proprio caro.

Izetbegovic (seduto a destra con gli occhiali) e Clinton (in piedi dietro al centro) al momento della firma degli Accordi di Dayton – Foto tratta da “www.aljazeera.com”

La posizione di Mustafić è netta: se sullo scacchiere politico internazionale le colpe sono da addebitare a Clinton, Izetbegović e alle Nazioni Unite, a livello locale la distruzione e i massacri perpetrati a Srebrenica come nei villaggi circostanti sono da additare principalmente anche a Naser Orić Ratko Mladićcomandante del secondo corpo e generale dell’esercito della Bosnia-Erzegovina.

Secondo Mustafić, Srebrenica è stata una “false flag“, un termine che sta diventando sempre più ricorrente a seguito dei numerosi attentati dell’ISIS in Europa e che indica un’azione cruentaconcertata a tavolino per ottenere determinati vantaggi.

Nel 1995 la Jugoslavia aveva visto la scissione di Slovenia e Croazia tramite dei referendum molto discussi e il pronto appoggio (interessato), nella Comunità Europea, specie di Austria e Germania, cosa che indispettì non poco gli Stati Uniti.

Ibran Mustafic – Foto tratta da “www.kliker.info”

Questo riconoscimento mise con le spalle al muro il governo centrale jugoslavo, rappresentato da Slobodan Milošević, che volle adottare il pugno di ferro contro i movimenti secessionisti che s’erano sviluppati in Bosnia-Erzegovina.

All’interno di questi, “falchi” e “colombe” dibattevano ferocemente su come rendere la Bosnia-Erzegovina grande e autonoma. La posizione più forte era espressa da Izetbegović, che voleva la netta preminenza, nei confini bosniaci, dell’elemento musulmano contro ortodossi e cattolici, specie della vicina Serbia.

La Serbia desiderava cambiare la struttura della Jugoslavia, non più collegiale come Milošević implorava di ottenere da NatoComunità Europea e ONU, ma con la sua guida preminente. Srebrenica non è stato il punto finale di questo scontro armato, ma il più forte che convinse l’opinione pubblica europea della necessità di accordi per giungere ad una soluzione.

Radovan Karadzic (a destra) e Ratko Mladic (a sinistra), presidente nel 1995 della Repubblica serba di Bosnia e generale dell’esercito bosniaco – Foto tratta da “www.20minutos.es”

Secondo Mustafić si tentarono due approccimilitare e politico, da scindersi ulteriormente in “politica locale” e “internazionale“. Il massacro di Srebrenica diede la “scusa” al presidente Clinton di far approvare l’Operazione Deliberate Force, in cui le forze della Nato distrussero con bombe all’uranio impoverito molto del territorio serbo e bosniaco.

L’elemento armato locale a soffrirne, la popolazione serbo-bosniaca e i contingenti militari degli altri Paesi ne soffrirono molto. L’Italia, ad esempio, dovette agire con cautela sin da quando dei missili serbi distrussero un elicottero CEE, con italiani a bordo, nel gennaio 1992 e molti soldati s’ammalarono nell’opera di “bonifica” dei territori ex-jugoslavi da tutti gli ordigni lì seminati.

Localmente Mustafić asserisce che una “mafia” composta da Serbi, guidata da Orić, gestisse Srebrenica e i territori circostanti, facendo in modo che cibomedicine e armi fluissero a caro prezzo, nonostante la zona fosse stata “demilitarizzata” dalla Nato.

La Bosnia-Erzegovina come si presentava dopo l’Operazione Deliberate Force e gli Accordi di Dayton del 1995 – Foto tratta da “www.aereimilitari.org”

Tale era il terrore verso questi “eroi della Patria“, che il comandante francese del contingente Nato doveva chiedere ai suoi uomini di non interferire con l’elemento serbo. Come poter spiegare tutto ciò all’opinione pubblica europea? Per Mustafić solo i crimini serbi furono posti all’attenzione di tutti (e in una certa maniera questo fu giusto), ma tacere degli abomini commessi dai musulmani bosniaci è ridicolo e ipocrita.

Secondo Mustafić a realizzare concretamente il massacro degli oltre mille civili (ancora non c’è certezza dell’effettivo numero e identità delle vittime) a Srebrenica furono quei musulmani bosniaciche, guidati da Orić, avrebbero dovuti proteggerli.

Secondo il professor Cees Wiebes dell’Amsterdam University, a rifornirli e ad armali sono stati Stati UnitiTurchia e Iran, desiderosi, per motivi diversi, di “ringraziare” i gruppi fondamentalisti islamicitanto utili nell’operazione Desert Storm del 1990-91.

Naser Oric – Foto tratta da “www.eastjournal.net”

Mustafić, pur presentandosi come ammiratore degli Ustascia tagliagole dei Nazisti, ha avuto il coraggio, anche a rischio della propria vita, di farsi voce critica contro un politico, Izetbegović, traditore della Patria perché, con gli Accordi di Dayton, permise il riconoscimento dell’autoproclamata Repubblica Srpska (dei serbi di Bosnia).

Inutile anche per l’ex militare cercare conforto nel tribunale dell’Aja. Se Milosevic è morto misteriosamente in cella, se Orić ha scontato solo due anni di carcere nonostante sia reo confesso di oltre 200 omicidi, che risposte possono mai dare tutti gli attori in gioco a quei genitori che piangono da oltre 20 anni i propri figli – anche ignoti – su quelle tombe?

Pasquale Narciso

Informazioni su Pasquale Narciso 49 Articoli
Nato ad Aversa il 26 agosto 1994, s'è laureato in Lettere Moderne alla Federico II di Napoli nel febbraio 2017. Collaboratore del Secolo Trentino dal maggio 2014, è un accanito lettore e aspirante giornalista, che sogna un giorno di trasformare la sua passione per la scrittura in un lavoro. Attualmente studia alla facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università Sapienza di Roma.