L’Assemblea nazionale di Fratelli d’Italia che non c’è

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L’Assemblea nazionale di Fratelli d’Italia che si è svolta il 27 settembre a margine della diciottesima edizione di Atreju era partita con importanti ed interessanti premesse, ma ha alla fine suscitato dubbimalumori.

Le premesse riguardavano la sicurezza e la tutela dei cittadini, il rafforzamento dell’Italia tramite la valorizzazione del Sud, una nuova politica contro l’oppressione fiscale, la tutela della famiglia tramite la battaglia all’ideologia gender, ma soprattutto la mozione che che prevedeva un’Assemblea della Fondazione Alleanza Nazionale questo 3 e 4 ottobre, alla quale avrebbero dovuto partecipare tutti i dirigenti rappresentanti di Fratelli d’Italia e una successiva assemblea da tenersi a gennaio 2016con lo scopo di preparare e costruire una destra aggregante e rappresentativa.

Tale mozione è stata poi approvata all’unanimità dall’Assemblea con due soli voti contrari. Qui incominciano i primi malumori, portati da chi in quel momento era lì presente.

Viene infatti fatto notare che l’Assemblea nazionale non era composta dai soli dirigenti che dovevano essere presenti: vi erano anche esterni non accreditati a votare, ma che sono stati lo stesso conteggiati per alzata di mano. Chi ha potuto, è uscito prima della votazione in segno di protesta contro un metodo quantomeno caotico e confusionario, ma soprattutto che ha l’aria di un’imposizione decisa già da tempo. I contrari, quindi, sono stati più di una decina, non due.

Il tutto si è svolto in poco più di mezz’ora: prima della votazione, è stato letto velocemente un documento del quale molti erano ignari e infine è stato condotto un dibattito alquanto frettoloso. Sembra incredibile che una questione di tale importanza venga trattata con sbrigativa superficialità.

L’Assemblea, quindi, è servita a ben poco, se non a far vedere ai più attenti osservatori che agendo così si preclude l’ingresso ad esterni che vorrebbero collaborare fattivamente. I più critici pongono l’attenzione su quanto questa mozione sia limitante sia nei confronti di chi è già presente in Fratelli d’Italia sia di chi non lo è. Costoro hanno visto tale Assemblea come un’indebita invasione in quella ventura di ottobre e priva di un reale dibattito fra le parti. Così non si va da nessuna parte: è inutile riproporre un progetto di apertura, un modello di aggregazione già proposto un anno e mezzo fa a Fiuggi.

L’ordine del giorno presentato nell’Assemblea del 27 settembre viene quindi considerato privo di alcun valore legale. A che è servito aprire l’Assemblea a tutti se non è stata data la possibilità di discutere, quasi a dire che il dado era tratto e la decisione abbisognava di una ratificazione puramente formale, ricalcata addirittura da chi ormai si era allontanato da Fdi?

Se le premesse sono queste, c’è poco da stare allegri. In un momento in cui, al di là di tutto, si dovrebbe evitare soprattutto che ognuno guardi al proprio orticello e ai propri interessi, si dovrebbe pensare a ricompattarsi per raggiungere e perseguire in maniera coerente i propri obiettivi, si dovrebbe usare lo spazio di un’assemblea per tessere un dialogo costruttivo, tutto questo viene a mancare, costringendo a guardarsi intorno disorientati alla ricerca di una soluzione che sembra più un miraggio.

di Pasquale Narciso